L’avvocato che ha presentato ricorso: «Tutto è legato all’interpretazione dei giudici». Il segretario cittadino del Pd Grioli: «Le sue dichiarazioni lasciano sgomenta ogni persona dotata di buon senso. Mente sapendo di mentire»
Capitolo chiuso? Nient’affatto. Almeno secondo l’avvocato che ha presentato ricorso contro Buzzanca, Antonio Catalioto, per conto di colui che il sindaco ha definito “un Vincenzino qualunque”. Logico chiedere al legale: ma Buzzanca non aveva dieci giorni di tempo per decidere? «A questo punto è tutto legato all’interpretazione dei giudici», risponde Catalioto, secondo cui «il rischio che Buzzanca decada c’è ancora». Il motivo è, ancora una volta, prettamente giuridico. La sentenza oggi “sfoggiata” dal sindaco si basa interamente sulla famosa leggina “paracadute” dell’Ars. «Ma quella leggina – spiega Catalioto – è applicabile di fronte al rischio di decadenza da deputato. Qui, invece, chiediamo la decadenza da sindaco». Motivo per cui, ed è la tesi sostenuta fin dall’inizio da Catalioto e ritenuta infondata dai legali di Buzzanca, diverso sarebbe il tenore della sentenza se invece venisse applicata la legge regionale 31 del 1986, la legge che determina le norme in materia di ineleggibilità ed incompatibilità per i consiglieri comunali e dunque anche per il sindaco.
Secondo l’articolo 14 «quando successivamente all’elezione si verifichi qualcuna delle condizioni previste dalla presente legge come causa di ineleggibilità ovvero esista al momento dell’elezione o si verifichi successivamente qualcuna delle condizioni di incompatibilità previste dalla presente legge il consiglio (nel caso in cui l’eletto sia un consigliere) di cui l’interessato fa parte gliela contesta». In questo caso l’incompatibilità si è verificata per il sindaco e gli è stata contestata dal signor Vincenzino Salimbeni da Vibo. A quel punto, secondo questa legge, «il consigliere (in questo caso il sindaco) ha dieci giorni di tempo per formulare osservazioni o per eliminare le cause di ineleggibilità o di incompatibilità. Nel caso in cui venga proposta azione di accertamento in sede giurisdizionale, il termine di dieci giorni decorre dalla data di notificazione del ricorso». Da qui la storia dei dieci giorni, che ha tenuto banco dalla settimana scorsa e che, secondo Catalioto, sta ancora in piedi, mentre evidentemente non è così per Buzzanca e i suoi legali, per i quali a far fede è la “leggina”. Sarà il giudice a stabilirlo il 22 settembre, anche se va detto che il tribunale di Catania, come evidenziato oggi, ha scelto in modo piuttosto chiaro.
Intanto interviene duramente sull’argomento il segretario cittadino del Pd Giuseppe Grioli, secondo cui «le dichiarazioni del sindaco lasciano sgomenta ogni persona dotata di buon senso. Eppure in un Paese come l’Italia dove tutto ormai pare possibile anche questa presa di posizione appare inserita in questa cornice poco edificante. Il sindaco di Messina difende due poltrone, due ruoli politici che lo portano ad essere assente da Messina. Difende l’indifendibile, ciò che una persona dotata del minimo senso dell’etica pubblica dovrebbe evitare. Non si capisce con quali argomenti egli tenti ancora di apparire come un eroe che difende Messina da una trama ordita da chissà quali forze occulte. Il ricatto contro Messina e Buzzanca il difensore delle prerogative della città, un difensore part-time che non dialoga con nessuno e che si è chiuso tra le mura della sua stanza facendosi assistere dai suoi consiglieri personali».
«E’ una vicenda paradossale – aggiunge Grioli – che rassegna un degrado della delle istituzioni e delle regole che dovrebbero governarle. Il sindaco vittima del ricatto si difende evocando la leggina ad hoc del 2009 che è stata approvata all’As solo con effetto dilatorio per impedire che l’compatibilità accertata dal giudice potesse spiegarsi immediatamente. Il sindaco mente sapendo di mentire, egli vuole rimanere seduto sulle due poltrone prevedendo e accettando l’alta probabilità che la Corte Costituzionale si pronunci entro pochi mesi sulla leggina del 2009. Questo è lo spaccato dell’Italia delle furbizie che premia chi si aggiusta le leggi per il proprio torna conto, chi usa le istituzioni per i propri interessi e chi non fa il proprio dovere. Che non ci venga a dire il sindaco che da deputato riesce a difendere o meglio ad ottenere importanti risultati per Messina, perché questo vorrebbe dire che salta ogni regola politica. Mi verrebbe da pensare che il sindaco di Messina crede che nessuno dei parlamentari regionali del Pdl sia all’altezza di tale compito e che pertanto il suo partito e la sua coalizione non sono in grado di portare avanti il programma dell’Amministrazione comunale. Potremmo suggerire al sindaco di candidarsi anche al Parlamento nazionale per difendere le prerogative della città anche in quella sede, tanto sono pochi i ruoli che egli concentra nella sua persona che può dedicarsi anche ad altro. La verità è che il sindaco aspetta la sentenza della Corte Costituzionale che essendosi pronunciata sulla illegittimità della legge del 2007 presumibilmente applicherà la stessa linea interpretativa anche sulla leggina dilatoria del 2009, pertanto non sarà lui ad aver scelto per il parlamento regionale, saranno state le forze del male contro cui il sindaco si batte con eroico coraggio ogni giorno. Niente male come strategia, complimenti ai consiglieri personali, ma ormai i cittadini hanno avuto prova più volte del senso delle istituzioni che alberga nel dott. Buzzanca».
