Lo avevamo denunciato lo scorso anno attraverso vari articoli. I rischi per i cittadini aumentano ma si pensa ad intervenire solo in risposta alle emergenze. Programmazione, Organizzazione, Sicurezza? Nulla. Oggi è il consigliere del Pippo Rao a tornare per l'ennesima volta sull'argomento, chiedendo l'intervento del Prefetto
L’impegno non può bastare se in gioco c’è la sicurezza dei cittadini e la salvaguardia di vite umane. E non possono bastare neppure cerotti piazzati qua e là per rimarginare provvisoriamente ferite che hanno matrice lontana e profonda. Le stesse che provocano terrore in molti cittadini ogni qualvolta inizia a piovere in maniera decisa sulla nostra provincia. Ogni ente dovrebbe fare la sua parte. Dunque sarebbe bene accantonare ogni polemica e concentrarsi su un obiettivo che è comune, così come di tutti sono le colpe quando accade qualcosa di grave. Ci auguriamo mai più.
La Provincia regionale di Messina ad esempio non è esente da tali responsabilità. Si può apprezzare lo sforzo per gli interventi sulle strade, anche se spesso concordati in -sede d’emergenza- e non attraverso una programmazione complessiva, ma non si può non sottolineare una della mancanze più importanti di palazzo dei Leoni in materia di tutela territoriale e della collettivià: la mancata -applicazione- del Piano di Protezione Civile Provinciale, del quale non si hanno più notizie da mesi. Lo avevamo denunciato lo scorso anno attraverso diversi articoli (TUTTI I DETTAGLI NEI CORRELATI IN BASSO), nei quali vi abbiamo raccontato il travagliato iter che ha però portato ad un assoluto nulla di fatto. Oggi è il consigliere provinciale del Pd Pippo Rao a tornare sulla vicenda, sottoponendo per la quarta volta all’amministrazione richieste di chiarimento sul -piano fantasma-.
Per capire lo stato delle cose partiamo dal presupposto tecnico-amministrativo che non vi è palazzo dei Leoni un assessorato che si occupa esclusivamente di Protezione Civile, ma solo un’Unità Operativa accorpata al VI° Dipartimento. Ciò in attesa dell’approvazione di un -Regolamento Provinciale di Protezione Civile- (IN BASSO CORRELATO), in stand-by da tempo immemorabile e che tra le altre cose istituirebbe un apposito Dipartimento.
La “storia” ha inizio il 5 novembre 2004, quando l’allora presidente della Provincia Salvatore Leonardi, con propria determina, individua la Società AST Sistemi S.p.a. per l’affidamento di compiti di collaborazione e consulenza tecnica scientifica per la redazione del “Piano Provinciale Generale di Protezione Civile” e la gestione delle attività connesse. Il tutto per un importo complessivo annuo di centomila euro, trovante capienza nel Peg 2004. La determina presidenziale trova riscontro in una successiva determina dirigenziale datata 10 novembre dello stesso anno, attraverso la quale viene approvato lo “schema del Foglio Patti e Condizioni” che determina l’affidamento all’AST Sistemi e al contempo impegna la somma di centoventimila euro (compresa di iva) proveniente da due voci del Bilancio 2004. Ma a chi fa riferimento l’Ast Sistemi S.p.a.? Si tratta, di una società di servizi a prevalente partecipazione pubblica, costituita dall’Azienda Siciliana Trasporti (Ente Pubbico Economico della Regione Siciliana) che ne detiene il controllo in qualità di socio di maggioranza con il 55% circa, insieme al Cas (Consorzio Autostrade Siciliane), al Crs (Centro Ricerca Stradale, società a prevalente capitale pubblico), al Consorzio Ferconsult, al Comune di Messina, alla Provincia di Reggio Calabria e all’Associazione Industriali di Reggio Calabria. Società che si è anche occupata, in collaborazione con l’Ufficio regionale di Protezione Civile, di sviluppare programmi coordinati di interventi in Sicilia e di definire il sistema informatico “Horus”, destinato alla informatizzazione dei dati relativi alla conoscenza della struttura territoriale e delle risorse economiche e non della regione. Ma che ha alla sue spalle tutta una serie di attività nella raccolta e nell’elaborazione di dati.
Ma torniamo al Piano. La convenzione di cui sopra con l’Ast ha scadenza il 31 dicembre 2005, ma appena un giorno prima, con determina presidenziale sempre di Leonardi, alla stessa società viene conferito un altro incarico: nell’ambito della piano provinciale vengono individuate nel territorio quattro aree idonee ad ospitare “Zone d’Ammassamento”, e proprio all’Ast Sistemi viene affidata, per poter proseguire il lavoro iniziato, la meta-progettazione per l’organizzazione e l’allestimento delle aree polivalenti attrezzate, che d’intesa con le amministrazioni locali interessate, in via ordinaria, possono anche essere utilizzate per scopi diversi. Le risorse finanziarie per la copertura dell’incarico vengono “addirittura” prelevate dal fondo di riserva ordinario, secondo delibera di Giunta: settantamila euro. La decisione di affidare l’incarico nuovamente ad un soggetto esterno e non alle professionalità dell’Ente, viene giustificato spiegando che i dipendenti sono “impegnati in altri gravosi importanti incarichi e non possono assicurare in tempi brevi la definizione di tutte le problematiche connesse all’attuazione di un sistema complessivo di Protezione Civile adeguato alla quantità dei rischi che possono interessare il territorio”. Sforzandosi potrebbe anche essere un passaggio semi-ragionevole, se non fosse che nel Peg 2008, dunque tre anni dopo, tra le risorse finanziarie assegnate allo stesso Dipartimento, risultano ancora centomila euro proprio per “interventi per acquisizioni finalizzate ad attrezzare le aree polivalenti di Protezione Civile”, sempre in vista dell’attivazione. E si parlava di tempi brevi… Tra le altre voci presenti, spiccano le spese per la vigilanza delle spiagge, circa cinquantamila euro, le spese per la riparazione e manutenzione centro radio, altre quarantamila euro e le spese per l’attivazione del numero verde provinciale (centomila euro circa), il cui capitolo è stato inserito nelle risorse destinate al VI° Dipartimento, ma che in realtà serve tutto l’Ente.
Nessuna notizia invece del regolamento attuativo che parrebbe essere stato trasmesso alla Presidenza della Provincia nel dicembre 2008. Nessun passaggio in Giunta per il via libera e conseguentemente nessuna proposta di approvazione da “girare” al Consiglio. Girando invece la moneta, secondo voci “ufficiose”, sembrerebbe che le motivazioni per cui se ne ritarda l’attuazione sono legate alla parziale rimodulazione della pianta organica che scaturirebbe dall’approvazione del regolamento stesso, che prevede anche, come spiegato in precedenza, l’istituzione di un apposito Dipartimento a sua volta diviso in due servizi tecnici: “Emergenze” e “Pianificazione e Prevenzione”.
Emblematica la fine del nostro articolo del 15 maggio 2009, quando ancora l’1ottobre non aveva colpito Messina e negli occhi avevamo tutti il dramma vissuto dagli abruzzesi per il terremoto: «Perché non si è deciso di convocare una seduta di Consiglio straordinaria neanche dopo la catastrofe abruzzese? Sarebbe anche stata un’occasione utile per discutere e fare il punto sullo stato dell’arte nella provincia di Messina. Cosa si sta aspettando? Vogliamo ricordare ai nostri politici che gli eventi naturali, soprattutto quelli catastrofici, non avvertono». Quasi un presagio, che ad alcuni potrebbe anche risultare -scontato- considerate la preoccupante situazione del nostro territorio. Oggi, a distanza di più di un anno, cosa è cambiato?.
«Nulla – afferma Pippo Rao – E questo nonostante le costanti vicende emergenziali di dissesto del territorio e le drammatiche conseguenze che hanno colpito varie realtà del territorio provinciale. Centinaia di migliaia di euro buttati via oppure una seria pianificazione in termini di protezione civile? E’ quello che si chiede con forza di conoscere. Oltre al fatto di stigmatizzare energicamente il comportamento di una amministrazione che si rende colpevolmente omissiva rispetto alle esigenze delle proprie comunità. Può un territorio essere preparato ad eventi calamitosi con le chiacchiere e gli annunci, o con le beghe politiche tra l’asse Buzzanca-Ricevuto e Lombardo? Proprio lunedì, durante il vertice in Prefettura per “l’emergenza alluvione”, tra i responsabili delle istituzioni locali messinesi ed il responsabile della Protezione Civile Regionale ing. Pietro Lo Monaco, il Presidente della Provincia era in prima fila per rivendicare probabilmente attenzione nei confronti della provincia messinese che sta letteralmente franando. Ma non è paradossale chiedere agli altri “di fare” quando poi proprio l’ente provinciale è incredibilmente inadempiente ed omissiva rispetto agli aspetti elementari in termini di protezione civile?».
«Sono passati anni da quando ci era stato assicurato che in tempi brevi sarebbe stato pronto e realizzato il Piano di Protezione Civile Provinciale, ma dello stesso ancora oggi non si sa niente – conclude Rao -. Il territorio della Provincia di Messina frana e gli scenari che quotidianamente le comunità del messinese sono costretti ad affrontare sono inquietanti, e la Provincia di Messina che è tra le realtà più colpite da eventi disastrosi, e che già ha pagato un prezzo altissimo, oltre ad essere ad altissimo rischio idrogeologico e sismico, continua a non avere un piano di protezione civile. Ma perché bisogna aspettare nuovi e tragici eventi e lutti per capire che la Protezione Civile non può e non deve essere materia da improvvisare in occasione di situazioni contingenti, ma che richiede una adeguata pianificazione organizzativa e gestionale. A questo punto mi riservo di chiedere al Prefetto d’intervenire, visto che a quanto pare sia l’unico a cui non interessano le beghe politiche ed ha a cuore gli interessi dei cittadini messinesi».
