A giorni l'arrivo della seconda boa utilizzata per tracciare la direzione di sicurezza delle navi in manovra d’entrata nelle ore notturne. L’ing Di Sarcina, Autorità Portuale: «In settimana forse la completa operatività. Il problema potrebbe riverificarsi ma in attesa della riparazione della diga e soprattutto dei nuovi lavori di ampliamento c’è ben poco da fare. La manutenzione? Non è una soluzione»
I riscontri effettuati nel fine settimane sui fondali dell’approdo di Tremestieri per verificare la qualità degli interventi realizzati dal motopontone “San Luca I” per la rimozione della sabbia accumulatasi, soprattutto nella seconda invasatura, hanno dato esito positivo. Che le operazioni di dragaggio stessero procedendo per il verso giusto lo si era già intuito a seguito della riapertura del primo scivolo, meno colpito dalla sciroccata, ma dove comunque nella scorsa settimana sono stati effettuati lavori di pulizia. Oggi arriva dall’ing. Di Sarcina dell’Autorità Portuale, la conferma che anche nel secondo imbocco i livelli di sicurezza nella profondità dei fondali per non creare disagi alle navi in fase di attracco è assolutamente rispettata. E tuttavia per la totale operatività del molo, sarà necessario attendere ancora qualche giorno. Come spiegatoci da Di Sarcina, infatti, di concerto con la Capitaneria di Porto si è decisa la collocazione di un’ulteriore boa di sicurezza luminosa (una già presente) che in fase di entrata in molo delle imbarcazioni, soprattutto nelle manovre notturne, permette alle navi di rispettare una direzione di sicurezza.
Superata dunque la fase della grande emergenza, giunta al culmine con la
chiusura totale degli imbarcaderi nella scorsa settimana, il problema come più volte ribadito non può certo considerarsi superato. Lo hanno ben chiaro tutti, addetti ai lavori, tecnici, amministratori, cittadini. Altrettanto chiara però in merito è la spiegazione fornitaci dallo stesso rappresentante dell’Autorità Portuale: «In questi giorni di caos si è detto e scritto tanto, mi è capitato di leggere che una soluzione tampone potrebbe essere quella di effettuare periodicamente degli interventi di manutenzione per pulire il bacino da eventuali nuovi accumuli di sabbia. Ebbene, ricordiamoci che non stiamo parlando di un’impianto di illuminazione. E’ possibile che per mesi nel bacino non si versi neanche una minima quantità di sabbia e che invece alla prima sciroccata se ne depositino enormi quantità. Purtroppo l’unica cosa da fare è affrontare l’emergenza passo passo, non può esistere alcun intervento di manutenzione che prevenga o scongiuri il problema».
Uno step importante rimane scuramente quello della riparazione della testata
del molo danneggiata durante una mareggiata dello scorso anno: «Stiamo continuando a lavorare con molto insistenza su questo fronte ma ormai i lavori potranno essere avviati solo in primavera, in mare in questo periodo non è più possibile lavorare. Per quest’inverno dobbiamo affrontare il problema nelle condizioni in cui ci troviamo attulamente, e di volta in volta». E tuttavia i lavori sulla diga, non potranno certo essere la soluzione per il molo di Tremestieri: «Possiamo migliorare ma non possiamo risolvere totalmente il problema dell’insabbiamento». Paradossalmente, infatti, l’accumulo del materiale è causato dalla stessa conformazione degli approdi: essi rappresentano una sorta di barriera alla sabbia che per oltrepassare l’ostacolo ha formato una spiaggione circostante gli stessi approdi, che costituisce poi il problema durante le sciroccate. «La cosa da fare è eliminare tale distesa di sabbia ed effettivamente questo nel progetto di ampliamento da 80 milioni di euro, concepito con maggior sapienza, è previsto».
Il progetto preliminare è stato approvato dal sindaco l’11 gennaio scorso, e prevede le seguenti opere: la piattaforma logistica per merci ro-ro da realizzarsi attraverso il completamento dell’omonimo porto ro-ro esistente, compreso il riutilizzo dei materiali di dragaggio per finalità in tutto o in parte di recupero ambientale (ripascimento delle aree costiere a nord in maniera essenziale); tutte le opere di banchinamento, di protezione foranea, di realizzazione dei piazzali dedicati alla area logistica e non, compresi gli impianti tecnologici, di ripascimento dell’arenile a nord della foce del torrente Larderia (almeno fino alla foce del torrente Zafferia), e le altre opere indicate negli allegati progettuali.
Ecco come si è arrivati alla disponibilità di 80 milioni di euro: 54 milioni provengono dai fondi della legge 166/02 (Disposizioni in materia di infrastrutture e trasporti), dai quali viene detratta la quota relativa agli interessi dovuti al mutuo contratto dall’Autorità portuale; 20 milioni dalla delibera Cipe del marzo 2006 (rimodulazione dell’Accordo di programma quadro su Merci e Logistica della Regione Siciliana), utilizzabili esclusivamente per la realizzazione della piattaforma logistica (piazzali di imbarco, sbarco, gestione delle merci a sud della nuova darsena); ulteriori 10 milioni dalla delibera Cipe del 6 novembre scorso; e infine 15 milioni resi disponibili dall’Autorità portuale, ovviamente utilizzabili solo per opere comprese nella attuale circoscrizione territoriale di competenza dell’Authority. Delle somme previste dal bando, nel progetto preliminare di primo stralcio 74,8 milioni vengono riservati ai lavori a base d’appalto (56 milioni per infrastrutture portuali, la restante parte per opere marittime di difesa, impianti e opere di sistemazione dei torrenti), ai quali vanno aggiunti gli oneri per la sicurezza e le spese di progettazione definitiva, giungendo ad un totale di 75,5 milioni. Gli oltre 4 milioni rimanenti sono previsti per le cosiddette “somme a disposizione dell’Amministrazione”: serviranno a pagare le spese tecniche (Rup, progettazione, direzione lavori, attività di supporto), le attività di consulenza, le commissioni giudicatrici, le spese per l’Autorità d vigilanza ed altri oneri d’appalto, oltre agli oneri di esproprio (1,5 milioni).
