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A Felice Costabile le chiavi dell’Università “Mediterranea”?

REGGIO CALABRIA – Operazione Magnifica, l’Università “Mediterranea” tenta di riorganizzarsi e di sciogliere alcuni nodi. Tra questi, come abbiamo già avuto modo di scrivere, c’è la questione – tutt’altro che banale .- della governance.

Fervono i contatti quotidiani col Ministero

Il ministro Maria Cristina Messa

Alcuni importanti adempimenti all’orizzonte si distinguono infatti per urgenza. E tra questi, ce ne sono alcuni in relazione ai quali l’Ateneo reggino deve fornire significative risposte al Mur, il Ministero per l’Università e la Ricerca retto dal ministro Maria Cristina Messa.
Ecco perché sin dal 21 aprile scorso, giorno del blitz della Guardia di finanza reggina che ha visto notificare otto misure cautelari d’interdizione temporanea dai pubblici uffici, il cuore pulsante della “Mediterranea” è costantemente in contatto col ministro Messa, cosa proseguita ancora fino a ieri pomeriggio.

A quanto pare, infatti, non era mai accaduto prima che sia il Rettore sia il prorettore vicario di un’Università italiana fossero simultaneamente impediti a esercitare il proprio mandato: in questo caso, per via dell’interdizione (per un periodo di 10 mesi nel caso del rettore Santo Marcello Zimbone, di 12 mesi per il suo predecessore e prorettore vicario in carica Pasquale Catanoso).

Stallo all’italiana: nessuna norma sancirebbe espressi rimedi

Sì, ma quali sono i rimedi previsti dallo Statuto universitario? Nessuno. E i dettami dell’ordinamento giuridico italiano, più in genere? A quanto pare, non c’è una leggina, un decreto, un regolamento che disciplini casi come questo (singolarissimo).

Per questo motivo, il fitto dialogo tra la “Mediterranea” e il Mur si sta dipanando da giorni attraverso un ragionamento sui criteri per individuare un reggente, che quantomeno per la durata del periodo interdittivo più breve (i 10 mesi di sospensione del rettore Zimbone) possa prendere le redini dell’Ateneo di Reggio Calabria agendo da rappresentante legale con pieni poteri, sebbene pro-tempore.
Visto che non c’è nulla di codificato, però, il criterio valido e la stessa scelta personale debbono essere condivisi in accordo tra Università “Mediterranea” e Ministero.

Il reggente dovrebbe essere il decano, figura “di garanzia”

Feliciantonio Costabile è il decano dell’Università “Mediterranea”

Una delle ‘piste’ su cui si sta lavorando fin dall’inizio riguarda la possibile designazione quale commissario/Rettore facente funzioni di una figura considerata “di garanzia”: il decano d’Ateneo, che nello specifico sarebbe poi il romanista e archeologo del Digies (il Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienze umane) Feliciantonio Costabile, 70 anni il 12 febbraio scorso.

«Questa è un’ipotesi concreta – ammette il direttore generale Giuseppe Zimbalatti – in considerazione del  ruolo di garanzia che tale figura riveste».

Difficile offrire certezze, tanto più sulla cronologia degli step che accompagneranno i prossimi giorni.
Ma la necessità che l’Ateneo reggino torni ex abrupto alla capacità piena di gestirsi e autodeterminarsi, nell’interesse suo e dello stesso Mur, fa prendere corpo a un mormorio importante: la scelta del reggente – e dunque, presumibilmente, l’indicazione del professor Costabile – potrebbe essere formalizzata già lunedì prossimo.

Autonomia “a singhiozzo”

C’è anche un altro peculiare aspetto della vicenda. Se la decisione – pur concertata – in concreto la adotta il Ministero, se la “Mediterranea” viene commissariata – al di là del fatto che l’indicazione cada su una risorsa interna -, che fine fa l’autonomia universitaria?
Quella universitaria, si fa osservare negli ambienti della “Mediterranea”, è una strana autonomia. E vede comunque gli Atenei pubblici inquadrati nei ranghi statali, con tutto quello che ne consegue, specialmente a fronte di criticità gravi.

Versante processuale

Sul versante squisitamente processuale, invece, prosegue la vicenda dell’operazione Magnifica.
Dopo la scelta di Santo Marcello Zimbone e Pasquale Catanoso prima e di Ottavio Amaro, Massimiliano Ferrara, Antonino Mazza Laboccetta e Rosario Russo dopo d’avvalersi della facoltà di non rispondere, da un lato i collegi difensivi attendono gli avvisi di conclusione indagini. Dall’altro, però, si sta ragionando; e si riflette, fra l’altro, sulla possibile impugnazione – che nel caso di specie non è un riesame, ma l’appello – della misura cautelare personale dell’interdizione temporanea dai pubblici uffici.
Un’ipotesi che «è al vaglio» di più di un difensore.

C’è anche chi vocifera di qualcuno tra gli indagati che avrebbe rassegnato il proprio mandato (da prorettore? da direttore di Dipartimento? da delegato del Rettore?).
Sul tema però non arriva alcuna conferma, e c’è un motivo che va oltre il comprensibile riserbo in una delicata fase della vita dell’Ateneo: a quanto si apprende informalmente, la strada scelta dalla “Mediterranea” è di lasciare che sia il commissario-reggente a “fare il punto” anche su questo fronte con gli organi di stampa, una volta insediatosi.