Nel corso della conferenza stampa di questa mattina le organizzazioni sindacali annunciano l’attivazione delle procedure di raffreddamento ma condannano soprattutto l’atteggiamento di gelida indifferenza della politica, regionale e locale, che “assiste inerme alle strategia aziendale di Rfi”
Un documento siglato congiuntamente da tutte le sigle sindacali di categoria in cui vengono elencate, una dopo l’altra, le ragioni, o meglio le vertenze, che spingono le parti sociali all’attivazione delle procedure di raffreddamento e alla proclamazione, in caso di silenzio da parte dei vertici Rfi, di uno sciopero generale che coinvolgerà tutti i comparti del settore ferroviario. L’accordo di “solidarietà” è stato ufficialmente stretto questa mattina, alla presenza della stampa, presso la sede di Messina della Fit-Cisl, nei pressi della stazione marittima, a pochi metri di distanza dalle grandi “bocche” della navi dello ferrovie dello Stato che rischiano di rimanere all’asciutto o di restare definitivamente serrate.
Le segreterie provinciali di Filt Cgil – Fit Cisl- Uilt -Orsa – Fast – Ugl AF – Sasmant, in occasione dell’odierna conferenza sono tornate a puntare i riflettori sulla critica situazione vertenziale già denunciata da tempo, contro il ridimensionamento delle Ferrovie nel comprensorio della Provincia di Messina, e le ripercussioni occupazionali e sociali che la politica di abbandono del Gruppo FS stanno continuando a produrre sul territorio. Per i rappresentanti sindacali, le numerose vertenze occupazionali dell’indotto ferroviario che oggi balzano agli onori delle cronache sono solamente la punta dell’iceberg di un problema che viene denunciato da anni. Un problema che riguarda non solo il settore del trasporto in senso stretto, ma tutto ciò che gravita intorno ad esso, attività di pulizia, manutenzione , ristorazione ed accompagnamento notte, la cui esistenza è ovviamente legata al mantenimento stesso del servizio.
L’elenco delle emergenze è lungo: chiusura della struttura ferrotel e il licenziamento dei 23 lavoratori della ditta Multiservice, la dichiarata chiusura dell’Impianto Servirail Wagons Lits Messina e la problematica occupazionale degli 85 dipendenti, lo stato di perenne precarietà di molti lavoratori marittimi: tutti segni evidenti di un disagio sociale che ben presto rischia di esplodere e diffondersi a tutto l’indotto FS cittadino. I sindacati manifestano poi seria preoccupazione sul ridimensionamento delle attività di traghettamento e manovra ferroviaria RFI sullo stretto di Messina, sui tagli effettuati e su quelli già programmati ai servizi universali della Divisione Passeggeri N/I e la progressiva dismissione dei suoi impianti di riferimento ubicati nel nodo Messinese. Le intenzioni di Trenitalia volte ad una nuova ennesima e ancor più drastica riduzione dei Treni a lunga percorrenza rischiano di relegare la Sicilia fuori dal sistema paese e concentrare sulla provincia di Messina i maggiori risvolti occupazionali.
La dismissione della Cargo con la progressiva chiusura degli scali merci nel territorio, i continui cali produttivi e la desertificazione dei centri di comando del Trasporto Regionale amplificano un panorama critico di complessivo smantellamento del ferroviario che viene confermato dal totale abbandono in cui versano tutte le realtà manutentive ferroviarie dislocate in città una volta fiore all’occhiello del Gruppo FS.
Una battaglia che sindacati e lavoratori sentono però di affrontare in solitudine a causa dell’atteggiamento, molto verbale e poco concreto, assunto fino ad ora dai rappresentanti politici, che a detta delle parti sociali assistono inermi a quella che rischia di rivelarsi un’emorragia occupazionale difficile da rimarginare. Ecco perché, di fronte all’indifferenza da cui si sentono circondati, sindacati e lavoratori hanno deciso di avviare una protesta destinata con tutta probabilità a sfociare in una mobilitazione che, si spera, possa veramente far rumore e che verrà organizzata nella giornata del 150°anniversario dell’Unità d’Italia, il prossimo 17 marzo.
