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Monforte, i disturbi specifici dell’apprendimento: conoscere per intervenire

Antonella Trifiro

Monforte, i disturbi specifici dell’apprendimento: conoscere per intervenire

domenica 02 Luglio 2017 - 08:58

Un tema che fino a qualche anno fa era sconosciuto a molti e che oggi più che mai necessita di essere analizzato e divulgato: i disturbi specifici dell'apprendimento. Conoscerli aiuta a individuarli e a sapersi rapportare con essi, per il bene di quelli che saranno gli uomini del domani

Si è svolto venerdì 30 giugno il seminario informativo sul tema “I disturbi specifici dell’apprendimento” voluto dall’assessorato alla cultura di Monforte San Giorgio, nella persona del vicesindaco Maria Rosa Maimone. Presente il primo cittadino, Giuseppe Cannistrà, il quale, sposando pienamente la causa, nei saluti iniziali, ha sottolineato come sia fondamentale informare su certe problematiche.

Nei locali del Disco Club Manila di Monforte Marina, al tavolo dei relatori si sono avvicendati gli interventi di Francesca Maiorana, pedagogista; Elisa Ruggeri, psicologa e di Pina Giorgianni, docente e vicepreside dell’I.P.S.I.A. “G. Ferraris” di Pace del Mela.

La dottoressa Maiorana ha focalizzato l’attenzione sull’importanza di distinguere tra “difficoltà” e “disturbo”, quest’ultimo ha un’origine neurobiologica. La pedagogista ha illustrato i diversi livelli di gravità della dislessia e quali sono i campanelli d’allarme che possono condurre a una diagnosi: la familiarità, il pregresso disturbo specifico del linguaggio, difficoltà nella lettura, nella scrittura, nel calcolo, nella memoria breve termine, impaccio motorio, sono alcuni dei segnali da non sottovalutare. La diagnosi va fatta al termine del secondo anno di scuola elementare per la lettura (dislessia) e al termine del terzo per la discalculia, il disturbo relativo all'apprendimento del sistema dei numeri e dei calcoli. Individuare precocemente la diagnosi di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento), infatti, può evitare l’insorgenza di problematiche psicologiche. Se, invece, l’intervento sul soggetto è tardivo, i risultati saranno meno efficaci. E’ altresì fondamentale trovarsi in una famiglia supportante e in un ambiente scolastico tollerante.

Anche la dottoressa Elisa Ruggeri ha posto l’accento sulla differenza tra disturbo e difficoltà. E’ importante capire come nei soggetti con DSA “il funzionamento intellettivo generale non è intaccato. Anzi, se ci fosse ritardo, non si potrebbe diagnosticare il disturbo”. Dal DSA non si guarisce, ma si può lavorare sulla zona di sviluppo prossimale, vista come la distanza tra ciò che il bambino sa fare da solo e ciò che invece è in grado di fare con l’aiuto degli altri. La dottoressa Ruggeri ha inoltre evidenziato come emozioni e cognizioni non si possano separare. Anzi, le emozioni sono utili e sono nostre alleate, per esempio quando il senso di colpa aiuta a limitare l’ego e determina la responsabilità o la paura ci fa percepire il pericolo. Al contrario, le emozioni non sono nostre alleate se, quando siamo impauriti, ci blocchiamo e non reagiamo più: è il caso di un bambino che ha memoria della propria incapacità e dopo un fallimento rifiuta di apprendere e, nei casi più critici, si rischia anche l’abbandono scolastico. In questo gioca un ruolo fondamentale la famiglia e, dopo di essa, la scuola. Poiché “è la certezza di essere protetti che ci rende liberi di esplorare e improvvisare”. La giusta dose di cura ma anche di controllo nel rapporto genitori figli, in un’ottica di chiarezza della comunicazione, insieme a insegnanti che mirino a sviluppare le abilità dei ragazzi, possono concorrere a ridurre gli insuccessi scolastici, favorendo situazioni di benessere.

Infine, la professoressa Pina Giorgianni ha concluso i lavori illustrando una griglia osservativa per la rilevazione di prestazioni atipiche, finalizzata al riconoscimento di allievi con disturbi specifici dell’apprendimento. Si tratta di uno strumento indispensabile per la stesura di un piano didattico personalizzato. Ha inoltre descritto le misure dispensative, gli strumenti compensativi, i criteri e le modalità di verifica valutative che la scuola adotta nei confronti degli alunni con DSA. La professoressa ha concluso il suo intervento descrivendo una ricerca qualitativa su “Lo sguardo degli altri” di Valentina Biondi, basata sulla percezione soggettiva di studenti con DSA riguardo l’uso di strumenti didattici compensativi.

Tematiche di grande attualità che hanno incontrato la sensibilità del sindaco Cannistrà e di Maria Rosa Maimone, sia nel ruolo di insegnante che in quello di assessore alla cultura: “La conoscenza di un problema e la collaborazione tra istituzioni, scuola e famiglia può facilitare il percorso scolastico di un alunno con disturbi specifici dell’apprendimento, in un’ottica che pone al centro il benessere dei bambini: sono loro il futuro del nostro paese”.

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