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“Friday Night Lights”, un anno nella città del football

Pierluigi Siclari

“Friday Night Lights”, un anno nella città del football

martedì 12 Maggio 2020 - 08:00

Friday Night Lights non è solo un meraviglioso libro sullo sport, ma è anche un affresco sincero di uno spaccato di America, e un viaggio dentro un’esperienza irripetibile, per chi l’ha vissuta, per chi l’ha raccontata e per chi ne leggerà

Friday Night Lights, di H.G. Bissinger, pubblicato negli USA nel 1990, ha ottenuto un enorme successo di critica e vendite, ed è stato trasportato sia sul grande che sul piccolo schermo, eppure in Italia è giunto solo di recente, grazie all’editore 66thand2nd.

Il libro nasce da un’idea insolita e coraggiosa dell’autore. Appassionato di sport, Bissinger è consapevole della magia dello sport liceale, ma ha sempre vissuto in una città, Philadelphia, dove tale magia non può manifestarsi a pieno. Decide allora, nel 1988, di lasciare il giornale per cui lavora e trasferirsi, con moglie e figli, per un anno a Odessa, nel West Texas.

Friday Night Lights, copertina del libro
La copertina del libro

In mancanza di skyline scintillanti, le varie Odessa d’America hanno tutte trovato un’alternativa valida in cui riversare le proprie speranze. Nell’Indiana è il tunk-tunk-tunk di una palla su un pavimento di parquet. In Minnesota è lo stridio dei pattini sul ghiaccio. In Ohio e Pennsylvania, in Alabama e Georgia, in Texas e in decine di altri Stati, è l’evento settimanale conosciuto semplicemente come Venerdì Sera.

Liceali, ma quasi professionisti

Le luci del venerdì sera (le Friday night lights del titolo) sono quelle che si accendono sui campi di football per i campionati liceali da inizio settembre a fine dicembre (a patto di arrivare in fondo ai play-off e giocarsi il titolo di Stato). Il lettore italiano, a meno che non abbia pregresse conoscenze sul sistema sportivo americano, riceverà molte sorprese. Le squadre scolastiche non competono tutte insieme, i campionati statali sono suddivisi in classi, e i Panthers del liceo Permian, la squadra di cui Friday Night Lights ripercorre la stagione 1988, gareggiano nella classe più elevata, contraddistinta da 5 A. Ciò significa avere per avversarie squadre di scuole situate anche a più di cinquecento chilometri di distanza.

Friday Night Lights, il film del 2004
Un’immagine del film del 2004 tratto dal libro

Per una trasferta, quell’anno, la squadra userà un volo charter spendendo ventimila dollari. Una cifra sorprendente per il programma sportivo di una scuola. Di contro, bisogna anche considerare che lo stesso programma, per le partite casalinghe, raduna nel proprio stadio circa ventimila spettatori, che per non rischiare di restare senza biglietto accettano di buon grado di campeggiare un giorno e mezzo davanti al botteghino. Oltre ad acquistare i biglietti delle partite, molti abitanti di Odessa sostengono la squadra con donazioni e sponsorizzazioni; e preferiscono che il ricavato delle tasse locali sia destinato al football piuttosto che a ristrutturare le strade o il centro ricreativo.

Perché tanto amore?

Nel periodo trascorso a Odessa per realizzare Friday Night Lights, oltre a stare costantemente a contatto sulla squadra, grazie all’autorizzazione da parte dello staff tecnico, Bissinger parla con insegnanti, dirigenti, politici, e soprattutto con tantissimi tifosi. Un concetto che si ripete è che in West Texas non ci sia molto da fare. Di conseguenza, seguire gli allenamenti e le riunioni del fan club dei Panthers, oltre naturalmente alle partite del venerdì sera, è un modo per socializzare. Ma c’è anche di più.

Friday Night Lights, un'immagine della serie tv
Un’immagine della serie tv realizzata a partire dal 2006

I Panthers non solo partecipano al livello più elevato del campionato statale, ma hanno una grande tradizione vincente. Quando l’autore decide di trasferirsi a Odessa, i Panthers hanno vinto quattro volte il titolo texano, e disputato ben otto finali, record assoluto. Per capire però davvero lo spirito di squadra e tifosi bisogna considerare come questi straordinari risultati siano stati raggiunti.

Il football è lo sport fisico per antonomasia, in cui genetica e predisposizione naturale giocano un ruolo fondamentale. Nel corso della loro storia, i Panthers hanno avuto diversi giocatori naturalmente più dotati della media; eppure il vero simbolo delle loro vittorie risiede nelle decine di giocatori apparentemente normalissimi, ragazzi di un metro e settanta, pesanti meno di settanta chili, capaci di abbattere avversari molto più grossi grazie al durissimo allenamento, alla determinazione, alla cattiveria, alla “mentalità”.

Amati o sfruttati?

Friday Night Lights si concentra su tutto l’universo intorno alle “luci del venerdì sera”, ma non dimentica di mettere in primo piano coloro che sono protagonisti in campo. A sedici, diciassette, diciotto anni, i Panthers sono le vere celebrità locali. Un abitante di Odessa può non sapere il nome del sindaco, del capo della polizia o dei vigili del fuoco; ma chiunque conosce i membri della rosa della squadra (anche perché davanti alle loro case troneggia in bella vista un cartello con scritto In questa casa abita un Panther). I giocatori firmano autografi, vengono invitati a parlare ai bambini delle elementari, i media locali li intervistano spesso (può succedere che per mandare in diretta un incontro di football liceale ai playoff dei professionisti del baseball tocchi la differita). Ovviamente in classe ricevono un trattamento diverso rispetto agli altri studenti, perché se non ottenessero determinati voti non potrebbero giocare per sei settimane.

Per tutti questi privilegi, come si può immaginare, i giovani atleti pagano un prezzo. Per almeno sei anni, cioè da ben prima di entrare in squadra, si allenano duramente. Un ex Panther entrato poi nei marines, dirà che la preparazione svolta alla Permian era più dura dell’addestramento ricevuto sotto le armi. La stagione del football dura circa tre mesi, ma ci si prepara tutto l’anno, ad agosto anche con due allenamenti al giorno. I giocatori vomitano spesso durante gli allenamenti, per la fatica, e a volte anche prima delle gare, per la tensione. Se serve, giocano infortunati, rischiando danni permanenti. Oppure assumono medicinali che, pur non essendo proibiti, sarebbero sconsigliati in condizioni “normali”.

Quando le luci si spengono

Il prezzo, inoltre, non viene pagato solo al presente, ma soprattutto nel futuro. Essere ottimi giocatori liceali non significa necessariamente poter giocare a football per lavoro. I numeri sono impietosi: su centinaia di migliaia di atleti liceali, ogni anno solo duecento diventeranno professionisti. Anche strappare una borsa di studio per una buona università non è scontato. Come già scritto, i successi dei Panthers derivano principalmente dalla forza del collettivo, dall’organizzazione e della fame di vittorie. Tutto questo però non impressiona gli osservatori dei college, che cercano talenti individuali, super atleti di un metro e novanta per novanta chili di muscoli capaci di correre le 40 yard in poco più di quattro secondi.

Per proseguire il percorso verso una buona istruzione, la stragrande maggioranza dei Panthers, indipendente dal numero di partite vinte, dovrebbe contare sui propri voti. Difficile, considerando che alcuni hanno anche difficoltà a leggere e nei tre anni di liceo non sono stati spronati a migliorarsi se non sul campo. Tra la squadra dell’88, protagonista di Friday Night Lights, c’è anche qualcuno che eccelle nello studio, ma sono poche eccezioni. Del resto, si domanda l’autore, è giusto condannare un adolescente per non essersi impegnato nello studio quando i suoi stessi insegnanti, al momento di consegnargli un test, gli passavano anche un foglio con le risposte?

Un brutto posto dove vivere

Se i giovani atleti sono i veri protagonisti di Friday Night Lights, Odessa è molto più di un semplice sfondo. Bissinger dedica molte pagine all’analisi della vita nel West Texas e nella città. Anche qui i numeri sono tristi. Nel 1988, il rapporto tra omicidi commessi e numero degli abitanti rende Odessa la città più pericolosa degli Stati Uniti. I risultati dei test degli studenti per l’ammissione al college sono ben al di sotto della media nazionale. Tanti servizi pubblici, come il trasporto, sono scadenti. La disoccupazione è in aumento, il settore petrolifero in crisi.

Tale settore è un altro argomento su cui Bissinger si concentra a lungo, descrivendo i periodi di boom e di crisi (e le rispettive conseguenze) che si sono alternati costantemente nei trent’anni precedenti, e collegandolo alla visita di George Bush in piena campagna elettorale. Il futuro Presidente ha vissuto proprio a Odessa, e scalderà i cuori degli elettori non esponendo il proprio programma relativo alle politiche economiche e sociali, ma parlando delle luci del venerdì sera.

Dopo la pubblicazione

Le parole di Bissinger sul conservatorismo locale, sugli ancora presenti problemi di razzismo, sulle lacune del sistema scolastico (molto interessante la parte dedicata alla regola “no pass, no play” che in teoria dovrebbe garantire un reale impegno sui libri degli atleti liceali, ma che può essere aggirata facilmente, e una sua infrazione porterà a un’udienza che interesserà tutto il Texas) non saranno apprezzate in città, per usare un eufemismo. Trasferitosi nuovamente a Philadelphia, durante il tour di presentazione di Friday Night Lights dovrà evitare Odessa e le zone limitrofe. A distanza di anni, però, tornerà in Texas, e nella postfazione, ambientata venticinque anni dopo la stagione dell’88, racconterà che uomini sono diventati quei ragazzi, e come è cambiata la città, nel football e non solo.

Vero è che Bissinger non manca di criticare le dinamiche che non condivide perpetrate, a diversi livelli, nel mondo che lo ha ospitato, ma non appare mai come un giudice che guarda dall’alto. Si percepisce quanto, nel corso di quell’esperienza, si sia legato ai ragazzi, agli allenatori, e a tutte le persone che ha conosciuto. Persone a cui si è sentito vicino da subito, e di cui racconta le difficoltà, i sogni e le emozioni senza essere prevenuto e evitando stereotipi.

Friday Night Lights non è solo un meraviglioso libro sullo sport, ma è anche un affresco sincero di uno spaccato di America, e un viaggio dentro un’esperienza irripetibile, per chi l’ha vissuta, per chi l’ha raccontata e per chi ne leggerà.

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