Isola pedonale di viale San Martino, proseguire o no? È tempo di decidere

Isola pedonale di viale San Martino, proseguire o no? È tempo di decidere

Marco Ipsale

Isola pedonale di viale San Martino, proseguire o no? È tempo di decidere

venerdì 05 Giugno 2026 - 08:30

La nuova pavimentazione ha senso solo se si sceglie di pedonalizzare ancora. Se devono passarci ancora le auto tanto vale lasciare l'asfalto

MESSINA – La nuova giunta Basile deve ancora essere nominata ma c’è una decisione che andrebbe già presa: l’isola pedonale di viale San Martino deve proseguire oltre via Santa Cecilia oppure no? Il cantiere è arrivato proprio lì e, da programmi, dovrebbe proseguire a prescindere che si scelga di farci passare ancora le auto o dedicare anche questo tratto solo ai pedoni.

Il successo della parte centrale e l’incognita della parte sud

Il bilancio del primo tratto dell’isola pedonale è ormai sotto gli occhi di tutti. Nonostante le resistenze iniziali di una parte del mondo del commercio e della cittadinanza, l’abbellimento del viale ha prodotto risultati tangibili, trasformando una strada di passaggio in un luogo di aggregazione che oggi riscuote un consenso diffuso.

Ma estendere questo modello verso sud presenta alcune incognite. Se è vero che la riqualificazione ha funzionato nel cuore nevralgico del viale, non è scontato che lo stesso dinamismo possa replicarsi nel tratto più a sud, dove il flusso di persone è storicamente meno intenso. Il timore di molti è che, in assenza di un’adeguata vitalità commerciale e sociale, l’estensione rischi di trasformarsi in una distesa vuota, priva di quell’anima che ha decretato il successo del primo lotto.

Viabilità e flussi: i due volti della medaglia

Dal punto di vista puramente viabilistico, la trasformazione non appare come uno stravolgimento radicale. Trattandosi di una parte che non riveste un ruolo fondamentale per la circolazione cittadina e dove la sosta delle auto è già interdetta, l’impatto del cambiamento sarebbe contenuto. Il vero discrimine resta il fattore umano: se la pedonalizzazione è in grado di attrarre pedoni, allora il progetto ha senso; se rimane deserta, la pedonalizzazione perde la sua ragion d’essere. In questo senso, la prudenza conservativa e la voglia di osare rappresentano due visioni del futuro altrettanto legittime.

Pavimentazione: un investimento da pianificare

Il punto di rottura di questa discussione è rappresentato dall’attuale cantiere per la riqualificazione. È qui che la politica deve assumersi la responsabilità di una decisione chiara e tempestiva. Rifare la pavimentazione con materiali di pregio — coerenti con lo stile del primo tratto — è un investimento necessario se si conferma l’intento di pedonalizzare. Al contrario, se si scegliesse di far transitare ancora le auto su quel manto stradale, si rischierebbe di realizzare un intervento inutile, destinato a un logorio rapido e senza alcun vantaggio tangibile per la cittadinanza.

In sostanza, il cantiere non può attendere. Serve una rotta definita: se la meta è l’isola pedonale, la pavimentazione di alta qualità è il passo corretto; se invece si vuole mantenere il transito veicolare, occorre interrogarsi sull’opportunità di lavori che rischiano di apparire come uno spreco di fondi su un asfalto che rimarrebbe asservito al passaggio delle macchine.

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