I genitori del ragazzo: "Sciacallaggio mediatico". Intanto per la Polizia austriaca il caso è chiuso.
Vienna- Caso chiuso: non ci sono elementi che portano a ipotesi alternative a quella del suicidio e non c’è alcun giallo sulla morte di Aurora Maniscalco.
Il caso è chiuso?
La pensa così la Polizia di Vienna che, come al quotidiano Kronen Zeitung ha detto: “Dopo aver ascoltato i testimoni e interrogato l’amico della defunta è rimasta solo la versione di un incidente o di un possibile gesto disperato”. La magistratura austriaca venerdì deciderà se archiviare gli accertamenti o proseguire, come chiesto dalla famiglia di Aurora con il doppio esposto presentato a Vienna e Palermo.
La versione del fidanzato
Il fidanzato di Aurora intanto ribadisce la versione già resa agli investigatori: i due avevano litigato ed Aurora ha aperto la finestra e si è lanciata dal terzo piano. La famiglia del ventisettenne accusa la stampa di “sciacallaggio mediatico” per aver paventato dubbi sulla sua versione.
I dubbi e lo strazio della famiglia
Dubbi che sono quelli della famiglia della hostess 24enne palermitana, insospettiti da alcuni punti in particolare: le 7 ore passate tra l’orario dichiarato della morte di Aurora e la telefonata del giovane per avvisare i Maniscalco, i mancati accertamenti della Polizia austriaca (non è stato sequestrato l’appartamento né analizzati i dispositivi informatici e ad oggi non è ancora stata sequestrata la salma della giovane per una eventuale autopsia), poi le presunte anomalie sul suo profilo whatsapp. Ma soprattutto, secondo i parenti, Aurora era serena e non è possibile che pensasse al suicidio. “Ciao piccolo angelo, sei volata in cielo tra le braccia di dio”, scrive oggi il padre sul suo profilo social.
