Trischitta, Pergolizzi e Canfora: «Il sindaco della tredicesima città d’Italia non avrebbe dovuto avere un attimo di titubanza. E’ chiaro che prevalgono interessi personali ed economici»
La questione del doppio incarico tiene banco a Palazzo Zanca. E mentre c’è già chi fantastica sulle possibili nuove elezioni (eventualmente, a scanso di equivoci, se ne parlerebbe l’anno prossimo, non prima), il gruppo dei “nemici” interni al Pdl di Giuseppe Buzzanca, i consiglieri comunali Pippo Trischitta, Nello Pergolizzi e Claudio Canfora, espressione dell’area che fa riferimento a Carmelo Briguglio, passano all’attacco. Ed in una conferenza stampa invitano senza neanche troppi giri di parole il sindaco a dimettersi da deputato regionale per non lasciare, per la seconda volta, la città in mano ad un commissario. E’ evidente che Trischitta e soci danno maggior credito alla linea secondo cui i passaggi siano ormai scanditi e inevitabili: giudizio del Tribunale a settembre, appello entro due mesi e dunque, prima di Natale, la decadenza da sindaco. Linea ben diversa da quella tracciata a Buzzanca dai propri legali.
Tutto questo verrebbe evitato se Buzzanca optasse, entro domenica, per l’una o l’altra delle cariche che oggi ricopre, e in particolare se decidesse di rinunciare alla poltrona che oggi occupa all’Ars, facendo di fatto cadere i motivi che stanno alla base del ricorso presentato dall’avvocato Antonio Catalioto. Ma il sindaco l’ha ribadito più volte: «Niente passi indietro, non c’è ragione per farli», parlando anche di presunti «poteri forti» che starebbero tramando per strappargli di dosso la fascia tricolore. «Ma quali poteri forti – affonda Trischitta davanti ai giornalisti – c’è una legge che parla chiaro, Buzzanca ha la possibilità di scegliere e di fatto lo sta facendo, preferendo la carica di deputato regionale che gli garantisce una maggiore retribuzione economica e, soprattutto, da ottobre anche una sostanziosa pensione».
Secondo Trischitta, dunque, sarebbero personali ed economici gli interessi alla base della decisione del sindaco di non dimettersi da deputato. «Ma qui – prosegue – al di là della questione giuridica, c’è una questione morale. Buzzanca è il sindaco della tredicesima città d’Italia, una città che sulle cronache nazionali è finita solo per il Ponte, il calcio e per la decadenza di due sindaci consecutivi. Questo sindaco ha fortemente voluto la sua candidatura sacrificando altre aspirazioni. Non avrebbe dovuto avere un solo attimo di titubanza una volta messo di fronte ad una scelta. Ma lo vediamo: non è possibile che stia lontano da Messina tre giorni a settimana. Siamo stanchi di stare dietro ai suoi procedimenti, in cui continua ad essere coinvolto da quando era presidente della Provincia. Non avevo dato credito a chi diceva che il suo problema fosse quello di non essere messinese ma di Barcellona: è evidente, però, che nelle sue vene non scorre sangue messinese. Se la questione si fosse posta da sindaco di Barcellona, conoscendo personalmente il gruppo Nania a cui fa riferimento, sono sicuro che non avrebbe avuto esitazioni nel dimettersi da parlamentare. Lo dovrebbe fare, ed è ancora in tempo per farlo, anche solo per risarcire Messina del commissariamento Sbordone. Ma niente. Abbiamo l’esempio eclatante di un ministro, non un deputato, come Brunetta, che se fosse stato eletto sindaco di Venezia, la sua città, avrebbe rinunciato alla carica».
Duro anche Pergolizzi: «Oggi il sindaco sa benissimo che ci avviamo ad un sicuro commissariamento, non è credibile e opportuna la linea dei suoi legali. E poi: è vero che Buzzanca è stato eletto deal popolo, ma è vero anche che la sua candidatura è stata concordata con i partiti che compongono la coalizione. Non mi risulta che il sindaco si sia sentito in dovere di concordare con gli alleati e i deputati la propria decisione. La politica lo ha voluto sindaco e con la politica dovrebbe confrontarsi. Mi aspetto che i deputati dicano qualcosa sull’argomento». Canfora ha poco da aggiungere, se non un’ultima apertura di credito nei confronti di Buzzanca: «C’è ancora tempo, speriamo che il sindaco si possa ricredere o che la deputazione lo convinca a farlo». L’impressione, però, è che i presupposti non ci siano affatto.
