Niente demagogia né qualunquismo: la nostra domanda provocatoria è rivolta a chi ha avallato l’elemosina del decreto Milleproroghe (10 milioni in due anni), un anno dopo la “promessa” mai mantenuta di 400 milioni di euro
«Il Governo aveva un’ultima occasione per riparare a una parte dei torti commessi, ma ha detto no». Così Carmelo Lo Monte, deputato nazionale dell’Mpa, ha commentato di recente in Parlamento la decisione del governo “amico” di stanziare appena 10 milioni di euro in due anni per Messina e i territori colpiti dall’alluvione del 1. ottobre 2009, a fronte di uno stanziamento totale di 200 milioni. Un’elemosina, né più né meno, che suscita rabbia e indignazione all’indomani dell’ennesimo nubifragio che ha messo in ginocchio l’intera città, da nord a sud. Un’elemosina avallata dal voto favorevole di ben sei parlamentari messinesi: Rocco Crimi, Enzo Garofalo, Nino Germanà, Francesco Stagno D’Alcontres, Domenico Scilipoti e Antonio Martino. Tutti deputati alla Camera. Non ha votato il vicepresidente del Senato Domenico Nania, che però con le sue parole, poche settimane fa, ha fatto molto di più: «Esprimo piena soddisfazione in merito all’emendamento al decreto “Milleproroghe” che stanzia risorse a favore della provincia di Messina gravemente colpita dall’evento alluvionale dell’ottobre 2009. Mi auspico che ci siano le condizioni perché il Governo lo accolga». Piena soddisfazione? Cinque milioni l’anno su 200 disponibili? Diventa difficile capire quale sia la ratio di questa soddisfazione. Forse il governo “amico” (basta con questa definizione, divenuta una barzelletta) ci aveva abituato talmente “bene”, stanziando nulla, che l’elemosina del “Milleproroghe” giustifica salti di gioia.
Occorre allora ricordare quanto proprio Nania e Garofalo dissero nel novembre 2009, all’indomani della bocciatura in Senato dell’emandamento presentato da Gianpiero D’Alia e Anna Finocchiaro per lo stanziamento di 100 milioni in favore delle zone alluvionate di Messina (il disastro era avvenuto appena un mese prima): «La presenza del presidente del Consiglio a Messina (già due volte) e di alcuni ministri, oltre alla costante guida del sottosegretario Bertolaso, sono testimonianze concrete della ‘politica del fare’ del Governo. Lo stanziamento è nella disponibilità del Ministero dell’Ambiente, Messina avrà i soldi necessari, e non saranno un’elemosina, ma come documentato dalle relazioni e dalle perizie delle strutture competenti, un congruo finanziamento che dovrebbe essere quantificato in circa 400 milioni di euro. I cittadini colpiti dall’alluvione avranno quello che devono ottenere da uno Stato vicino ai deboli». Pare quasi superfluo ricordare in questa sede che quei 400 milioni non sono mai arrivati. Anzi, se proprio bisogna fare una conta, da Roma sono giunti 20 milioni dal ministero dell’Ambiente, 30 milioni dal fondo di Protezione civile, 24 milioni frutto dell’Accordo di programma quadro Stato-Regione. E sempre alla Regione, provenienza fondi Fas, appartengono gli ulteriori 65 milioni. Tutto qui. Altro che 400 milioni.
Da qui la nostra domanda “forte”, certamente provocatoria, ma ci teniamo a precisarlo, tutt’altro che qualunquistica, rivolta ai parlamentari che hanno detto sì a questa elemosina: non vi vergognate? Non lo chiediamo con disprezzo o con demagogia, ma riferendoci ad un dato: una volta i parlamentari messinesi battevano i pugni sui tavoli che contavano dei governi “amici” perché, forti dei propri voti in quanto eletti nella propria città, avevano potere “contrattuale” immenso e riuscivano a far valere le proprie ragioni. Oggi non è più così. Non è più così perché i parlamentari sono nominati e non eletti; perché i voti sono quelli di Berlusconi e non più i loro. E dunque se votare quel decreto significa dare la fiducia a Berlusconi, così come è avvenuto, la “ragion di Stato” (la permanenza in Parlamento e la riconoscenza verso chi in Parlamento ti ha portato, non più il popolo ma i vertici di partito) finisce per prevalere. Non avremmo mai preteso che i parlamentari messinesi del Pdl non votassero la fiducia a Berlusconi: non siamo sciocchi né siamo nati ieri. Ma un’azione di lobbying nelle stanze che contano, questa sì. Solo che per fare certe cose bisogna essere ascoltati. E probabilmente così non è. Con buona pace del popolo messinese che da costoro dovrebbe essere rappresentato. (foto Sturiale)
