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Taormina. Centauro o minotauro? Svelato l’enigma sul simbolo della città

Gianluca Santisi

Taormina. Centauro o minotauro? Svelato l’enigma sul simbolo della città

martedì 17 Dicembre 2019 - 18:07
Taormina. Centauro o minotauro? Svelato l’enigma sul simbolo della città

Lo studio di Cettina Rizzo, raccolto in un volume che sarà presentato sabato, ha risolto un interrogativo che si trascinava da sempre

TAORMINA – Città del Centauro o del Minotauro? È l’enigma che da sempre ruota attorno alla denominazione di Taormina. Cettina Rizzo, ispettrice onoraria dei siti archeologici di Naxos e Taormina che per anni ha collaborato con le Soprintendenze di Siracusa e Messina, lo ha finalmente risolto conducendo un accurato studio.

L’esito delle indagini è contenuto nel libro “Centauro o Minotauro? Genesi ed interpretazioni storiche dello Stemma di Taormina” (Maurfix Editore) che verrà presentato sabato 21 dicembre, alle 17, nella sala delle conferenze di Palazzo Duchi di Santo Stefano.

Cettina Rizzo

«In questo lavoro – racconta l’autrice – ho cercato di rispondere ad uno dei tanti interrogativi che riguardano la città di Taormina: quello legato alla sua denominazione. In mancanza di notizie certe e documenti ufficiali, ho iniziato la mia ricerca partendo da tutti quegli elementi iconografici sparsi sul territorio che riportavano lo stemma di Taormina. Una lunga e travagliata ricostruzione che mi ha permesso di constatare che esistono tre rappresentazioni diverse del simbolo civico e, alla fine, di dare una risposta alla controversia interpretativa sull’appellativo della città».

Cettina Rizzo ha analizzato tutte le trasformazioni che lo stemma di Taormina ha subito nei secoli: dalla testimonianza, che si trova nel Duomo, raffigurante una figura femminile con corpo di toro a quattro zampe che tiene in mano i simboli dell’egemonia del territorio (il castello di Mola e il castello Regio) a quello più conosciuto della centauressa bipede che regge i simboli del potere, lo scettro e il globo, che trova l’esempio più notevole e rappresentativo nella fontana abbeveratoio di Piazza Duomo. Il volume è corredato dalle fotografie degli elementi iconografici analizzati nel testo, realizzate dal fotografo taorminese Fulvio Lo Giudice. Presenta inoltre una veste bilingue con la traduzione inglese curata dal Emily Felis del gruppo guide turistiche di Taormina.

La centauressa della fontana di Piazza Duomo

Durante la presentazione, dopo i saluti istituzionali del sindaco di Taormina, Mario Bolognari, e dell’assessore alla Cultura, Francesca Gullotta, dialogheranno con l’autrice Maria Concetta Calabrese, docente di Storia Moderna presso l’Università degli Studi di Catania, e Filippo Grasso, docente di Analisi di mercato nel corso di laurea in Scienze del Turismo dell’Ateneo messinese. Interverrà anche l’editore Maurizio Andreanò. L’evento sarà moderato da Giusy Bottari della testata giornalistica Pickline.

L’assessore Gullotta: “Lo stemma strumento di identità collettiva”

«La conoscenza della genesi e del significato dello stemma cittadino – dichiara l’assessore alla Cultura, Francesca Gullotta – fa parte della nostra storia, dal momento che il simbolo civico, condiviso e accettato da tutti, dovrebbe essere strumento di comunicazione e di coesione sociale, oltre che di identità collettiva e di appartenenza culturale».

Nel libro storia ed iconografia si intrecciano svelando dettagli poco conosciuti sull’eredità culturale di Taormina. «Quello che ho maggiormente apprezzato in questo volume – spiega Maria Concetta Calabrese – è la capacità dell’autrice di fare affiorare la verità storica dall’analisi iconografica senza avere la presunzione di inventare nulla. Le pietre parlano, ci raccontano la loro storia e ci aiutano a comprendere la nostra».

Il volume si presta a diversi livelli di lettura: è possibile scorgervi un ipotetico itinerario turistico alla scoperta del simbolo identitario della città. «Il racconto del territorio attraverso la lettura e il significato dei simboli “nascosti” o “non osservati” – sottolinea Filippo Grasso – consente ai viaggiatori e alla comunità locale di immedesimarsi con passo lento e sicuro nella storia del luogo che visitano o che abitano. È la metafora della passeggiata letteraria del “flaneur” dove lo stupore e la meraviglia dominano sulla curiosità».

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