I residenti della zona sud a Messina ne chiedono il recupero
MESSINA – Recinzioni divelte, erbacce secche a perdita d’occhio e rifiuti. Bastano pochi passi lungo il marciapiede della villetta comunale nella zona sud di Messina – proprio nei pressi dell’incrocio per Zafferia – per toccare con mano i punti critici della manutenzione urbana. Quello che doveva essere un polmone verde per il quartiere, un punto di ritrovo per nonni e bambini, oggi sembra una savana dimenticata da tutti.

Il prato ingiallito racconta una storia di abbandono che dura da mesi. Ma a fare davvero paura è la sicurezza, o meglio, la sua totale assenza. I pali in legno della recinzione sono marciti e crollati, mentre la rete metallica, arrugginita e strappata, quindi pericolosa per i più piccoli.
L’immagine più dolorosa è però quella dell’area giochi. Un’altalena e una giostrina a molla spuntano quasi come un miraggio in mezzo a un mare di sterpaglie e plastica. Il tappeto antitrauma, pensato per proteggere i bambini dalle cadute, è sollevato e soffocato dalle erbacce. Nessun genitore sano di mente lascerebbe giocare i propri figli qui, tra spazzatura e insidie nascoste (tra l’erba spunta persino il telaio di una vecchia bicicletta). Con l’estate, inoltre, quella biomassa secca diventa una polveriera: basta una sigaretta accesa per scatenare un incendio a due passi dalle case, senza contare il rischio di invasioni di parassiti e roditori.

Mentre la politica parla continuamente di sostenibilità, transizione green e rilancio delle periferie, a pochi metri dal caos commerciale dell’incrocio di Zafferia la realtà è un’altra. Ed è un paradosso inaccettabile.
I residenti della zona sud non chiedono miracoli o grandi opere costose. Chiedono l’abc della civiltà: lo sfalcio regolare dell’erba, la rimozione dei rifiuti, la riparazione della staccionata e il controllo dei giochi. Interventi di ordinaria amministrazione. Chi vive qui paga le tasse come tutti gli altri messinesi e ha il diritto di riavere il proprio spazio pubblico. Le immagini del degrado parlano da sole: adesso la palla passa agli organi competenti, sperando che qualcuno decida finalmente di dare un segnale.
Tito Agazio Lanciano

