Messa solenne e tradizione a Messina per la festa di San Giacomo

Messa solenne e tradizione a Messina per la festa di San Giacomo

Redazione

Messa solenne e tradizione a Messina per la festa di San Giacomo

lunedì 27 Luglio 2026 - 11:40

Monsignor Gangemi ha presieduto la celebrazione in Cattedrale dopo la storica processione da Camaro Superiore

La solennità di San Giacomo apostolo a Messina ha una particolare tradizione, che si rinnova ogni anno con la processione del Ferculum, che parte dalla parrocchia di Camaro Superiore e giunge alla Cattedrale dove ad attenderlo c’era mons. Santi Rocco Gangemi, Nunzio Apostolico in Serbia e vescovo onorario di Taormina. Alla processione ha partecipato una delegazione della comunità parrocchiale di San Giacomo Maggiore di via Buganza.

Come da tradizione, momento particolare prima della messa, è stato l’intronizzazione del sacro capello della Madonna della Lettera sulla varetta di San Giacomo, effettuato da mons. Roberto Romeo. Mons. Gangemi ha aperto la sua originale omelia con l’invito a tutti i fedeli di rivolgere lo sguardo al prezioso fercolo dell’Apostolo: San Giacomo vi è rappresentato in armi, spada in pugno, certamente a memoria del martirio subìto per la fede, ma anche sintesi della sua linea pastorale di “Vivere è combattere”. Concetto non nuovo nelle Sacre Scritture, centrale nel Libro di Giobbe: esempio di ‘patientia’, Giobbe è provato da tormenti fisici e spirituali immeritati, e perciò si appella a Dio tra i lamenti, chiedendogli conto e implorandolo della liberazione.  

Invece, del tutto innovativo è il punto di vista della Lettera di Giacomo, conformemente del resto a un chiaro principio evangelico: per seguire il Signore, è necessario che ciascuno prenda su di sé la croce. Dunque, per l’Apostolo la vita è sì combattimento, militia, tuttavia, se il miles è bene armato con la spada della fede, dominando le passioni, fuggendo le tentazioni, sopportando i dolori, pur quando il corpo soccomba, l’anima trionfa guadagnando la salvezza. Una meditazione fitta e piacevolmente concisa, quella del presule, che non manca di evidenziare la sostanziale affinità fra questa visione e quella di altri testi del Cristianesimo antico, quelli di San Paolo in particolare – la vita nella sequela di Cristo è una buona battaglia. E ancora, molto appropriatamente, richiama l’ideale convergenza tra il magistero apostolico e quello di Seneca: il filosofo stoico contemporaneo degli Apostoli, maestro di moralità agli uomini non solo del suo tempo, ma di ogni tempo a venire.

Prima della conclusione, il parroco mons. Francesco La Camera ha omaggiato a mons. Gangemi una originale riproduzione, mentre alla folta delegazione di presbiteri che hanno presenziato la cerimonia religiosa ha donato il classico medaglione della confraternita.

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