Memoria e futuro, ad Altolia nasce Artalia: "Le radici la base per un futuro diverso"

Memoria e futuro, ad Altolia nasce Artalia: “Le radici la base per un futuro diverso”

Giuseppe Fontana

Memoria e futuro, ad Altolia nasce Artalia: “Le radici la base per un futuro diverso”

sabato 22 Agosto 2026 - 11:30

L'associazione punta a riqualificare il borgo con attività e iniziative culturali (e non solo). La presidente Bonfiglio: "Una risposta a spopolamento e degrado"

MESSINA – Le radici come base solida per crescere e guardare con un nuovo ottimismo al futuro. L’arte, la cultura e la rete tra giovani e meno giovani e con altre realtà dei dintorni come mezzo per riportare la bellezza, ma anche i servizi e la gente, nel cuore del bordo. Riassumere l’attività della neonata Artalia Aps, associazione fondata ad Altolia con lo scopo di valorizzare il villaggio e renderlo più “vivibile”, è tutt’altro che semplice.

Perché il nome Artalia

L’associazione ha voluto riprendere il nome dell’antica denominazione di Altolia, proprio per partire da quella memoria che non va mai dimenticata. E che anzi deve essere un punto di forza per rialzarsi e risorgere. L’obiettivo dei soci, giovani e meno giovani, è riqualificare il villaggio della zona sud di Messina. E come? Con un calendario di attività che va via via rinnovato, tra cultura e arte, inclusione e sviluppo, tradizioni e innovazione. Un po’ come già sta accadendo in altri villaggio dell’area, come a Giampilieri e Pezzolo con Giampilieri 2.0 e il Trinacria Festival.

Le attività

Nelle intenzioni di Artalia, le attività sono tantissime: laboratori e corsi per bambini e adulti, spettacoli teatrali, seminari, lezioni, letture animate, attività ricreative, doposcuola, visite guidate storico-artistiche, mostre, concerti, cineforum, conferenze e altre iniziative culturali. Tra queste, ad esempio, la recente estemporanea di pittura, che ha visto tra i giurati anche il pittore Togo.

Bonfiglio: “Artalia nasce in maniera spontanea”

Martina Bonfiglio è la presidente dell’associazione. A Tempostretto ha spiegato com’è nato tutto e qual è la strada da seguire: “L’associazione è nata in maniera spontanea e naturale. In tanti abbiamo iniziato a sentire l’esigenza di metterci insieme e lavorare a qualcosa, un progetto comune da portare avanti. Mi piace dire che Artalia esisteva già, noi abbiamo soltanto dato la forma all’associazione. Tutti noi avevamo questo bisogno come risposta allo spopolamento, al degrado che a volte c’è in questi villaggio, all’abbandono che sentiamo”.

Dalla pulizia alla nuova vita dei palazzi abbandonati

“Uno degli obiettivi principali – ha proseguito – è quello di rendere più vivile il nostro paese. Abbiamo organizzato giornate di pulizia e con scope e palette abbiamo ripulito tutti gli angoli per troppo tempo abbandonati a loro stessi. Un altro degli obiettivi è rendere più bella Altolia. Lo abbiamo fatto con diverse installazioni, fatte con materiale di recupero e lavorando per dare un altro aspetto. Volevamo dare un aspetto diverso anche alle case abbandonate, spesso in condizioni fatiscenti. Oggi con un po’ di colore abbiamo voluto restituire a queste strutture un po’ di vita”.

Un’Altolia “più bella per chi ci sta sempre”

Un modo per attirare gente da fuori? Anche, secondo la presidente: “Noi vogliamo che Altolia sia più bella per chi ci sta sempre, ma anche riuscire ad aprire il borgo all’esterno, alle persone dei paesi vicini o a chi può restare colpito. Magari qualcuno sarà invogliato a investire e comprare casa. Una cosa che sta succedendo negli ultimi tempi: abbiamo visto che in tanti, ad esempio, hanno voglia di ristrutturare e sistemare le vecchie case dei nonni, ad esempio”.

I servizi e le attività commerciali

Il sogno di Artalia? La presidente ha affermato: “Il nostro obiettivo non è quello di diventare una meta turistica, magari fine a se stessa e che punti al lato economico. Noi vogliamo riportare la vita ad Altolia. Dai racconti degli abitanti storici emerge un villaggio in cui c’era tutto, mentre oggi non è così. Il sogno è questo: riportare le attività, i servizi. Questa è la grande carenza che viviamo quotidianamente. Bar, panifici, il medico, la posta: piano piano tutto è scomparso, perfino la scuola perché non c’erano abbastanza bambini (la più vicina è a Giampilieri, ndr). L’idea è di riportare in qualche modo questi servizi che ridarebbero vita al paese. E magari creare opportunità di lavoro per ragazze e ragazzi di Altolia. Siamo consapevoli che sembra un’utopia, ma parliamo di sogni e sogniamo in grande”.

Dalle Olimpiadi della Vallata al Natale

“Ma non c’è soltanto il sogno – ha proseguito Martina Bonfiglio -. Stiamo lavorando da quando siamo nati, passi dopo passi, con diverse attività. Per Natale faremo qualcosa, ma non abbiamo ancora definito un calendario. Vogliamo essere una presenza costante nel paese e come fatto in estate vogliamo fare in inverno. A breve, il 24 e il 25 agosto, ci saranno le ultime due serate delle Olimpiadi della Vallata, curata insieme a Giampilieri 2.0. È bello fare squadra e portare avanti questi progetti con altre realtà. Queste due serate si svolgeranno a Giampilieri, dopo le due che ci sono già state ad Altolia. Ma non escludiamo altre collaborazioni con altre realtà”.

Ad esempio con Pezzolo? “Sì, ho conosciuto Mariagrazia La Fauci (la fondatrice di Trinacria Arts Festival, giunto alla decima edizione) e ci siamo dette che proveremo a collaborare, unire le forze per fare qualcosa insieme. Ho visto cosa lei è riuscita a fare a Pezzolo ed è qualcosa di meraviglioso. Un sogno che si realizza, affatto scontato quando ha iniziato. Ma ha dimostrato che con l’impegno e il lavoro si può riuscire. Noi vogliamo fare così”.

Bonfiglio: “Le radici servono per crescere”

Tra gli eventi recenti, Altolia ha vissuto l’estemporanea d’arte in giro per le sue vie. Bonfiglio ha raccontato: “Abbiamo voluto riprendere una sorta di tradizione che c’era ad Altolia diversi decenni fa. Si organizzava la sagra dell’Uva. E in quest’occasione venivano invitati tanti artisti che realizzavano le loro opere e le mostravano per le vie del paese. Abbiamo voluto riprendere l’idea e riproporla in una chiave nuova. La nostra base è il concetto di memoria, che però non deve essere statica. Non un attaccamento limitante la passato, ma un punto di partenza. Partiamo da ciò che abbiamo come trampolino di lancio per guardare alle novità e al futuro. Le radici devono servirci per crescere e adattarci al nostro tempo di oggi”.

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