Un'edizione convicente e due spettacoli di valore
TINDARI – Potere e destino, Presso l’Agorà tindaritana si è realizzata il 19 agosto alle ore 20:00 “L’ultima notte di Federico II in Sicilia”, nel solco del Progetto con ideazione e direzione artistica di Anna Ricciardi in seno al Parco Archeologico di Tindari diretto da Giuseppe Natoli. La messa in scena si è attestata ancora una volta ad Elio Crifò, che ha vestito i panni più che dignitosi del grande Imperatore della dinastia Sveva.
Tyndaris Augustea Imperatores Mundi
Gli altri personaggi La Sorte, portata in scena da Luna Marongiu, Ottaviano Augusto da Alessandro Romano, Costanza d’Altavilla da Gabriella Casali e Adelasia, resa da Cinzia Maccagnano; Edoardo Siravo ha incarnato l’anima di Pier delle Vigne, segretario di Federico II, al quale Dante Alighieri ha dato posto nel Canto XIII dell’ Inferno della Commedia nel II girone del settimo cerchio, relegandolo nella Selva dei Suicidi. Una esemplare performance, ben drammatizzata e consegnata da attori sempre in arte ai numerosissimo pubblico che ha affollato il sito archeologico. Musiche d’atmosfera hanno scandito i momenti di incipit, come i suadenti Carmina Burana.
“Lo Stupor Mundi et immutatur mirabilis”
Il parallelismo fra il primo Imperatore dell’Impero romano e Federico II, incoronato anche per regnare sulla enorme territorio è di certo di felice significanza, attesa la comunanza di ideali e i principi che ne hanno sorretto i rispettivi Regni, creando condizioni di Pace, Concordia e Armonia fra le popolazioni, con il rispetto dei diritti fondamentali per una vera giustizia. Importanti le figure femminili, che hanno costituito l’Anima dell ‘Impero e incarnato una femminilità non di mera facciata, ma in grado di orientare anche idealmente il Sovrano al bene Comune ,ciascuno per propria parte, e la madre e la mitica ascendente Adelasia.
Federico II, la cui madre fu Costanza d’Altavilla e il padre Enrico VI, della dinastia Hohenstaufen, è stato Re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, di ingegno fecondo in svariati campi e molto amato dai sudduti. Ancora, appunto Adelasia, ascendente illustre, figlia di Ottone Aleramo, sposa di Ruggero I e madre, fra gli altri, di Ruggero II.
Il mito dei miti della Grecia classica in scena
La seconda parte dello spettacolo si è tenuta, invece, presso il Teatro Antico: si è messa a punto l’Orestea tratta da Eschilo, con eccellente rivisitazione della drammaturgia e magistrale direzione di Carlo Emilio Lerici. Anche per tale fattispecie mi ritrovo a lodare per l’ottima resa dei ruoli rispettivamente ricoperti: nella specie abbiamo ritrovato il grande Edoardo Siravo, sempre impeccabile nelle doppie vesti di Agamennone e Apollo, una esemplare Francesca Bianco, alias Clitennestra, insolitamente struggente, ancora ,Elettra, figura in verità mantenuta un po’ in ombra, comunque abilmente incarnata da Laura Spicuzza e, per Oreste, è ritornato in scena Alessandro Romano. Anche Gabriella Casali, già nella piece precedente, è stata parte del parterre attoriale, impersonando in modo eccellente la dea Atena, personaggio chiave per la risoluzione della contesa ove Oreste si ritrova a fronteggiare le Erinni/Eumenidi, capeggiate in primis da Luna Marongiu, affiancata da altre tre competenti attrici. Prima dell’inizio dell’ Orestea l’intervento di Anna Ricciardi è valso, oltreché a porgere i Saluti di rito, a dare conto della rappresentazione a seguire e ad introdurre la presenza sul palco della Prof.ssa Elisa Chiara Portale del Dipartimento Cultura e Società UniPA , che ha illustrato a grandi linee le solenni e imponenti sculture, le Statue del ciclo imperiale della Basilica, splendide, già allocate nell’antico sito e per l’occasione ora riprodotte in alcuni esemplari in 3D, a cura di Zs informatica ,di Francesco Mancuso. E poi la riscrittura dell’Orestea, con Clitennestra protagonista delle rimembranze sofferte a partire dal sacrificio da parte del Re Agamennone della loro giovane figlia Ifigenia per propiziarsi il dio dei venti e favorire la partenza dell’esercito acheo per Troia, la terribile vendetta ordita con l’aiuto di Egisto, con il quale la Regina condivideva non sentimenti amorosi,ma l’odio verso il Sovrano di Argo, la sua trucida uccisione al ritorno alla reggia vittorioso in compagnia di Cassandra ridotta in schiavitù, che ne seguiva la ferale sorte, la ritorsione di Oreste tornato a casa, che con ausilio della sorella Elettra, uccideva la madre ed il suo amante.
E poi la messa in stato d’accusa del matricida da parte delle implacabili Erinni, poi tacitate e trasformate in divinità benevole, le Eumenidi, da Atena, attraverso l’istituzione di Tribunali per impartire la giustizia, parte questa molto fedele alla drammaturgia eschilea. I costumi davvero ben concepiti si sono riferiti a Francesca Pipi, il perfetto Light Design a Antonio Barone, il Project Grafic a Massimo Scaffidi, le toccanti musiche dal vivo con flauti sono state eseguite da Antonio Potzu, La imponente Produzione si è attestata a Nino Milone
Applausi fragorosi dai fruitori che hanno affollato la platea e la cavea.
La presenza sul palco del Direttore del Parco archeologico per il commiato ha suggellato la conclusione della performance, che anche per questa ulteriore edizione di Tyndaris Augustea ha saputo raggiungere gli astanti con impeccabile rigore e innata riconoscibile passione.

