La città dello Stretto deve scommettere su una nuova progettualità con al centro le nuove generazioni. Ma preoccupano i venti di crisi
di Marco Olivieri, foto di Rosario Lucà
MESSINA – La fibrillazione elettorale non deve farci perdere di vista l’obiettivo. Il “vero” tema che investe Messina è quello del futuro. Un avvenire da costruire in un presente difficile ma da impiegare al meglio per invertire la rotta. Lavoro e sviluppo, giustizia sociale, risanamento e lotta al dissesto idrogeologico sono costanti priorità per un territorio da rivitalizzare. La progettualità della città dello Stretto deve essere concentrata sul frenare la perenne fuga dei giovani.

I duemila messinesi in meno all’anno e i quasi ventimila in meno rispetto al 2013, secondo i dati del 2025, non possono essere una condanna a vita. Ma l’attuale contesto è ancora più difficile, post Pnrrr, e non solo per Messina, Il clima mondiale preannuncia nuovi venti di crisi destinati a pesare ancora di più su un Meridione mai davvero rilanciato nell’agenda nazionale. Ma che fare, dunque? Al pessimismo della ragione va affiancato, nonostante tutto, l’ottimismo della volontà. Ma partendo dai dati critici. Guardiamoli.

Lo scorso gennaio la Cgil ha ricordato che il territorio metropolitano messinese “si colloca nelle ultime posizioni della classifica nazionale, con una crescita del Pil stimata appena allo +0,26% nel 2026. Un dato che segnala una grave fragilità strutturale, distante dalla media nazionale e dalle province più dinamiche del Paese”.
“Per il territorio metropolitano messinese serve un cambio di rotta dei governi nazionale e regionale”
“Non si tratta di una semplice flessione congiunturale – ha evidenziato il segretario generale della Cgil di Messina – ma del risultato di anni di ritardi su infrastrutture, servizi pubblici, politiche industriali e lavoro di qualità. La fine della spinta del Pnrr rischia di aggravare ulteriormente una situazione già critica. Senza un cambio di rotta deciso da parte del governo nazionale e regionale, Messina rischia di restare ai margini dello sviluppo, pagando un prezzo altissimo in termini di lavoro, diritti e coesione sociale”.
“Un’economia stagnante e con rischio desertificazione”
A sua volta, Carlo Migliardo, economista dell’università di Messina, ha parlato di un territorio con “un’economia stagnante“, andando verso una “desertificazione” in città e provincia. La soluzione, per l’economista, è “fare sistema con le istituzioni. Serve qualità anche nelle istituzioni in termini di servizi, infrastrutture, accessibilità alle pratiche. Non bisogna scoraggiare gli imprenditori. Chiediamoci: cosa offriamo a chi investe dall’esterno? Che attrattività ha Messina? La domanda da porci è questa. Dobbiamo far funzionare tutto l’ecosistema, dalla burocrazia al sistema educativo”. E non va dimenticato il peso delle mafie “tra il 13 e il 16% nelle varie aree”.
Per il sud e per Messina serve un piano straordinario di rinascita economica e sociale. Lo abbiamo scritto spesso. Servono tanti elementi per valorizzare una città che da tempo non crede in sé stessa: la vocazione internazionale di Messina come città universitaria nel cuore del Mediterraneo; le aree artigianali dismesse; il polo tecnologico innovativo I-hub (da riempire di contenuti); l’apertura al turismo internazionale; la formazione per il lavoro a ogni livello; l’economia del mare; le Zes, Zone economiche speciali, e i servizi e le infrastrutture all’altezza della sfida (o rinascita, o morte).
Serve tutto. E le classi dirigenti politiche, imprenditoriali e sindacali devono parlarsi e interagire con l’obiettivo dell’innovazione.

La deburocratizzazione e gli incentivi per le imprese a Messina
“Le imprese chiedono deburocratizzazione, incentivi, se è possibile, ma soprattutto un coordinamento e una spinta a livello istituzionale”, ha osservato, durante un convegno promosso dal Movimento Cinquestelle, l’informatico Francesco Pagano. In più, dal commercio di prossimità alla rigenerazione urbana, l’amministrazione comunale deve porre le condizioni perché Messina non venga considerata solo un luogo di passaggio. Non creare lavoro ma favorire la nascita di un terreno fertile perché la città possa ripartire.
Il punto di partenza è un’idea di sviluppo che deve permeare ogni aspetto di un’economia da rianimare. A Messina e nel terirtorio metropolitano. Ma bisogna fare in fretta.

