Fuga dei giovani, Messina al bivio tra le (eterne) priorità di lavoro e sviluppo

Fuga dei giovani, Messina al bivio tra le (eterne) priorità di lavoro e sviluppo

Marco Olivieri

Fuga dei giovani, Messina al bivio tra le (eterne) priorità di lavoro e sviluppo

lunedì 14 Settembre 2026 - 07:00

La città dello Stretto deve scommettere su una nuova progettualità con al centro le nuove generazioni. Ma preoccupano i venti di crisi

di Marco Olivieri, foto di Rosario Lucà

MESSINA – La fibrillazione elettorale non deve farci perdere di vista l’obiettivo. Il “vero” tema che investe Messina è quello del futuro. Un avvenire da costruire in un presente difficile ma da impiegare al meglio per invertire la rotta. Lavoro e sviluppo, giustizia sociale, risanamento e lotta al dissesto idrogeologico sono costanti priorità per un territorio da rivitalizzare. La progettualità della città dello Stretto deve essere concentrata sul frenare la perenne fuga dei giovani.

Duomo   foto di Rosario Lucà

I duemila messinesi in meno all’anno e i quasi ventimila in meno rispetto al 2013, secondo i dati del 2025, non possono essere una condanna a vita. Ma l’attuale contesto è ancora più difficile, post Pnrrr, e non solo per Messina, Il clima mondiale preannuncia nuovi venti di crisi destinati a pesare ancora di più su un Meridione mai davvero rilanciato nell’agenda nazionale. Ma che fare, dunque? Al pessimismo della ragione va affiancato, nonostante tutto, l’ottimismo della volontà. Ma partendo dai dati critici. Guardiamoli.

Viale San Martino foto di Rosario Lucà

Lo scorso gennaio la Cgil ha ricordato che il territorio metropolitano messinese “si colloca nelle ultime posizioni della classifica nazionale, con una crescita del Pil stimata appena allo +0,26% nel 2026. Un dato che segnala una grave fragilità strutturale, distante dalla media nazionale e dalle province più dinamiche del Paese”.

“Per il territorio metropolitano messinese serve un cambio di rotta dei governi nazionale e regionale”

“Non si tratta di una semplice flessione congiunturale – ha evidenziato il segretario generale della Cgil di Messina – ma del risultato di anni di ritardi su infrastrutture, servizi pubblici, politiche industriali e lavoro di qualità. La fine della spinta del Pnrr rischia di aggravare ulteriormente una situazione già critica. Senza un cambio di rotta deciso da parte del governo nazionale e regionale, Messina rischia di restare ai margini dello sviluppo, pagando un prezzo altissimo in termini di lavoro, diritti e coesione sociale”.

“Un’economia stagnante e con rischio desertificazione”

A sua volta, Carlo Migliardo, economista dell’università di Messina, ha parlato di un territorio con “un’economia stagnante“, andando verso una “desertificazione” in città e provincia. La soluzione, per l’economista, è “fare sistema con le istituzioni. Serve qualità anche nelle istituzioni in termini di servizi, infrastrutture, accessibilità alle pratiche. Non bisogna scoraggiare gli imprenditori. Chiediamoci: cosa offriamo a chi investe dall’esterno? Che attrattività ha Messina? La domanda da porci è questa. Dobbiamo far funzionare tutto l’ecosistema, dalla burocrazia al sistema educativo”. E non va dimenticato il peso delle mafie “tra il 13 e il 16% nelle varie aree”.

Per il sud e per Messina serve un piano straordinario di rinascita economica e sociale. Lo abbiamo scritto spesso. Servono tanti elementi per valorizzare una città che da tempo non crede in sé stessa: la vocazione internazionale di Messina come città universitaria nel cuore del Mediterraneo; le aree artigianali dismesse; il polo tecnologico innovativo I-hub (da riempire di contenuti); l’apertura al turismo internazionale; la formazione per il lavoro a ogni livello; l’economia del mare; le Zes, Zone economiche speciali, e i servizi e le infrastrutture all’altezza della sfida (o rinascita, o morte).

Serve tutto. E le classi dirigenti politiche, imprenditoriali e sindacali devono parlarsi e interagire con l’obiettivo dell’innovazione.

Madonnina foto di Rosario Lucà

La deburocratizzazione e gli incentivi per le imprese a Messina

“Le imprese chiedono deburocratizzazione, incentivi, se è possibile, ma soprattutto un coordinamento e una spinta a livello istituzionale”, ha osservato, durante un convegno promosso dal Movimento Cinquestelle, l’informatico Francesco Pagano. In più, dal commercio di prossimità alla rigenerazione urbana, l’amministrazione comunale deve porre le condizioni perché Messina non venga considerata solo un luogo di passaggio. Non creare lavoro ma favorire la nascita di un terreno fertile perché la città possa ripartire.

Il punto di partenza è un’idea di sviluppo che deve permeare ogni aspetto di un’economia da rianimare. A Messina e nel terirtorio metropolitano. Ma bisogna fare in fretta.

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9 commenti

  1. Non ci giriamo attorno. Sono tutte ipotesi che necessitano di tempi lunghi, troppo lunghi per un ammalato gravissimo. L’unico percorso più veloce possibile e da velocizzare ulteriormente è quello dell’industria turistica pianificata e organizzata sul modello riviera romagnola. Il resto può essere parallelo e successivo. C’è la volontà vera di sfruttare al meglio la risorsa migliore del territorio? Al di là dei contrapposti interessi degli schieramenti? Questo dovremmo tenere presente quando entriamo nella cabina elettorale.

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  2. E chi c’è la le idee di sviluppo questi politicanti poltronari messinesi Messina e una città senza speranza buona solo per foraggiati dello stato e cumakki di cumpari che dovrebbe fare un imprenditore a Messina che ancora prima di iniziare viene osteggiato da ogni parte delle cosette istituzioni locali Messina non ha futuro un consiglio ai giovani e imprenditori scappate via da qui non c’è nenti pa iatta………

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  3. Da anni mi sembra che la città si sia spaccata in due .
    Una parte è finita in mano a chi vuole “galleggiare” nel disimpegno e la sottocultura, l’altra che spera ancora nel cambiamento e nella rinascita .
    Purtroppo mi sembra che il disimpegno e la sottocultura siano diventati maggioranza e abbiano preso il controllo della città. Lo si vede girando per la città, le continue discariche che spuntano, gli ingorghi alla punta dove tutti vogliono parcheggiare la loro auto e le moto e gli scooter che sono lungo tutti i marciapiedi di tutta la città.
    Il mio rammarico è che la politica fa propaganda “acchiappavoti”, organizza tagli del nastro ma poi non da seguito a delle vere azioni di cambiamento .
    Il problema per chi governa è sempre lo stesso, per cambiare le cose devi fare azioni anche impopolari ma sappiamo che perdere popolarità fa perdere voti e quindi la poltrona .

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  4. sergio indelicato 14 Settembre 2026 09:29

    La domanda vera da porsi , superando le inutili ipocrisie, e perchè sul territorio messinese non vuole investire nessuno mentre a pochi km dalla citta dello stretto , mi riferisco a Catania, le imprese sono radicate e ben lontane da un accenno di crisi?
    Bisogna ammettere , con un bagno di umiltà, che la prima cosa sbagliata, sbagliatissima , in questa città è una mentalità lontana mille miglia da quella dinamica imprenditoriale a cui Catania è abituata da decenni. A questo si aggiunga una burocrazia contorta e arrogante che pone muri a volte insormontabili scoraggiando ogni e qualsiasi tentativo di inversione di rotta . Le amministrazioni, di qualunque colore siano, possono offrire alcuni strumenti , ma se le condizioni non mutano , e la mentalità non si muta in pochi anni, le cose sono destinate solo a peggiorare.

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  5. In molte partecipate messinesi vengono inserite senza concorso persone dalle zone di risanamento … Vorrei capire con quale criterio

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  6. Articolo che periodicamente compare con gli stessi contenuti e considerazioni senza che all’atto pratico la politica non faccia nulla. dall’altro lato i messinese si lamentano delle opportunità di crescita che ci sono vedi crocierismo! Biglietti per i figli per il nord Italia nel caso migliore se non direttamente all’estero!

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  7. A Torre Faro c’è una piccola piazzetta che si affaccia sul mare lungo la strada che dalla piazza della chiesa va verso la punta .
    In quella piazzetta da decenni ci sono delle sedie di plastica un pò malconce su cui siedono dei residenti che sono anziani ma credo che siano invecchiati su quelle sedie.
    Se ti avvicini a quella piccola piazzetta con il fare di chi vuole in qualche modo occuparla, se chiedi come mai quelle sedie sono sempre lì sia destate che d’inverno ti guardano male e ti invitano ad andartene.
    Ecco quella piazzetta mi sembra una buona rappresentazione di Messina, immobile , occupa spazi solo per rivendicarne la proprietà senza un obiettivo o un progetto, , incurante del degrado che quelle vecchie sedie rappresentano . Messina aspetta, celebra i ricordi del passato ma non parte , aspetta …

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  8. Ogni anno sempre gli stessi articoli….
    Segno che non cambia nulla….

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  9. Il problema è meridionale, Nn si devono fare magie ma porti per nautica di lusso con aree di manutenzione.. Aree per la manifattura oggi impossibili da reperire… E una modifica al piano regolatore per consentire investimenti nel turismo…

    Ma lor signori al comando preferiscono creare carrozzoni… Quelli all opposizione preferiscono dire NO a tutto….

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