Crisi climatica, cosa fare a Messina

Crisi climatica, cosa fare a Messina

Alessandra Serio

Crisi climatica, cosa fare a Messina

domenica 20 Settembre 2026 - 07:30

Messina può diventare città resiliente e vivibile? Rispondono gli esperti in una nuova rubrica. Parola agli agronomi

Estati roventi, inverni piovosi. La crisi climatica spinge a governare i territori per metterli a riparo dai rischi incendi, alluvioni ed altri eventi estremi. Molte grandi città europee hanno già puntato sulla riforestazione, effettuando interventi anche radicali, e adottato altri accorgimenti utili nel segno di un nuovo governo del territorio. Qual è la situazione a Messina e qual è soprattutto lo stato dell’arte, o meglio del territorio sul quale si dovrebbe intervenire. Lo spiega l’Ordine dei dottori agronomi e forestali di Messina, presieduti da Stefano Salvo, che la scorsa estate ha chiamato a raccolta esperti dei vari settori coinvolti nello studio del cambiamento climatico, i suoi impatti, gli strumenti per mitigarlo. Con gli agronomi dell’Ordine affronteremo il tema per step, nel corso di una rubrica settimanale, cominciando in questa intervista da qual è il quadro attuale del territorio messinese e le principali problematiche.

Presidente, qual è lo stato del territorio messinese?

 I villaggi collinari del territorio di Messina da decenni si spopolano, i terreni agricoli e a ridosso della città sono abbandonati,  con effetti rilevanti sul piano paesaggistico, economico, sociale e ambientale. Senza più agricoltura tradizionale, senza manutenzione, i terreni sono più vulnerabili, instabili sotto il profilo idrogeologico, si impoveriscono ed erodono. Questo vuol dire che aumenta il rischio incendio, si impoverisce la biodiversità, si acidificano e desertificano, esponendosi sempre più al rischio incendi.

Sono terreni che è possibile recuperare, con l’agricoltura?

In un contesto climatico mediterraneo già esposto a ondate di calore, lunghi periodi siccitosi, precipitazioni brevi e intense, incendi ricorrenti e stress idrico crescente, il recupero dei terreni collinari non deve essere inteso come mera riattivazione agricola. Serve una strategia territoriale integrata di adattamento climatico e manutenzione attiva del paesaggio.

Quali sono i principali ostacoli al recupero?

I terreni marginali dei villaggi collinari messinesi sono frazionati in particelle di piccole dimensioni, spesso non limitrofe, abbandonati dai proprietari che molto spesso sono diversi per pochi metri quadri di terreno. Tutto ciò scoraggia investimenti ordinari e straordinari. Su questi terreni i terrazzamenti, i muretti a secco,, le canalette di scolo e i tracciati poderali sono ormai in rovina, riducendo ulteriormente la capacità del territorio di trattenere il suolo, regolare il deflusso idrico e limitare fenomeni erosivi. Senza contare il proliferare di arbusti infestanti e secchi, che propagano il fuoco, soprattutto nelle aree di contatto tra insediamenti, viabilità rurale e versanti abbandonati. Questo suolo degradato, sul quale piove sempre meno, porta a una perdita di fertilità biologica.

Quindi l’agricoltura, anche qualora fosse possibile ri incrementarla, non basta?

Le nostre aree collinari non sono competitive secondo modelli agricoli intensivi. Serve quindi un approccio diverso, basato su multifunzionalità, filiere corte, presidio ambientale, servizi ecosistemici e integrazione con turismo lento e attività sociali. Per il recupero dei terreni dei villaggi collinari di Messina conviene approfondire le analisi territoriali per singole zone e pensare a soluzioni diverse a seconda del problema che si presenta: abbandono agricolo, dissesto idrogeologico, accessibilità, incendi, frammentazione fondiaria.

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Un commento

  1. Cambiare classe politica ed amministrativa.
    Serve quello.

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