Il procuratore Giuseppe Pignatone: «la confisca dei beni è l'arma migliore per combattere le 'ndrine»
Nuovo duro colpo alla ‘ndrangheta nel Reggino: la ‘Divisione Polizia Anticrimine’ della Questura di Reggio Calabria, in collaborazione con il Commissariato di Polizia di Gioia Tauro, ha confiscato beni immobili dal valore complessivo di circa 500 mila euro. Il provvedimento, disposto dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria, riguarda personaggi ritenuti appartenenti alla criminalità organizzata operante nella zona tirrenica della provincia reggina e in modo particolare Carmelo Bellocco, 54 anni, ex sorvegliato speciale, attualmente detenuto, considerato il capo storico dell’omonimo sodalizio mafioso, già condannato per associazione per delinquere di stampo mafioso e con precedenti per gravi reati quali estorsione ed associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. In qualità di terzi interessati figurano, tra gli altri, Maria Teresa D’Agostino, 51 anni, detenuta; Domenico Bellocco, 30 anni, detenuto; Francesco Bellocco, 21, irreperibile e Umberto Bellocco 19, detenuto.
Nel dettaglio, sono stati confiscati 5 appezzamenti di terreno, tutti nel comune di Nicotera (VV), per una superficie complessiva di circa 23.000 metri quadrati; la ditta individuale -Telephon World-, situata a San Ferdinando (RC), avente ad oggetto attività di consulenza informatica, nonchè diverse polizze assicurative intestate ai familiari. Con un altro decreto è stata disposta la confisca di 2 appezzamenti di terreno, nel comune di Gioia Tauro (RC), aventi una superficie complessiva di 3.000 mq, nei confronti di Luigi Emilio Sorridente, 44 anni, in detenuto, indicato come esponente di primo piano del clan Piromalli di Gioia Tauro.
Intanto, quasi contemporaneamente, i Carabinieri della compagnia di Locri hanno arrestato il trentenne Giuseppe Filippone, nativo di Siderno ma residente a Gerace, già noto alle forze dell’ordine, ritenuto affiliato al clan della ‘ndrangheta D’Agostino operante a Sant’Ilario dello Ionio (RC). L’arresto è stato eseguito in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla corte d’assise d’appello di Reggio Calabria, su richiesta della locale procura generale, in base alle risultanze investigative dell’arma. Secondo la corte d’assise d’appello era altamente probabile che Filippone potesse darsi alla fuga, in quanto a breve diventerà esecutiva la condanna a 30 anni di reclusione, già emessa, con rito abbreviato, nei suoi confronti. L’arrestato è ritenuto partecipe di un’organizzazione di tipo mafioso che per anni ha avuto una sanguinosa faida a Sant’Ilario con il rivale clan Belcastro e sarebbe l’esecutore materiale dell’omicidio di Francesco Managò e del tentato omicidio di Francesco Zirilli e Giuseppe Belcastro, avvenuti il 2 giugno 2000 proprio a Sant’Ilario dello Ionio. Per Filippone si sono aperte le porte del carcere di Locri.
Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, ha tenuto all’Università ‘Magna Graecia’ di Catanzaro un seminario sul tema -La confisca antimafia: sequestri e provvedimenti definitivi- e ha commentato anche il provvedimento delle scorse ore, spiegando che i clan hanno molta paura di sequestri e confische riprendendo le parole intercettate tra alcuni mafiosi in carcere che dicevano «peggio della confisca dei beni non c’è niente».
«L’aggressione patrimoniale – ha detto Pignatone – è strategica nella lotta alla ‘ndrangheta. Le organizzazioni mafiose esistono per arricchirsi. Quando si confiscano i beni di un mafioso lo si colpisce nel suo prestigio. La confisca rappresenta uno strumento importantissimo quando è rivolta all’impresa o attività produttiva procacciatrice dell’arricchimento illecito del mafioso». Citando Giovanni Falcone, il Procuratore della Repubblica di Reggio ha spiegato come il vero tallone di Achille delle organizzazioni malavitose sia costituito dal denaro e dalle tracce che questo flusso di denaro lascia dietro di sè, permettendo di risalire a quella cosiddetta -zona grigia-, o -borghesia mafiosa- che consente all’organizzazione criminale di crescere e radicarsi.
«Oggi – ha concluso Pignatone – dobbiamo combattere i patrimoni della mafia, così come quelli della ‘ndrangheta, che viaggiano velocissimi, attraverso i canali finanziari telematici, sulle rotte dei più grossi traffici internazionali. Chi può dare una umano sono i collaboratori di giustizia, le intercettazioni, le indagini di polizia, un’azione di contrasto coordinata a più livelli. Non esistono risposte semplici ma è chiaro che centrale in questa lotta sono le aggressioni ai patrimoni, principalmente alle attività imprenditoriali della criminalità organizzata».
