Avviso di conclusione indagini bis per gli indagati dell’operazione antimafia “Pozzo”. I sostituti della DDA Giuseppe Verzera e Fabio D’Anna e della Procura di Barcellona, Francesco Massara hanno dovuto inviare per la seconda volta l’avviso ai padrini delle cosche di Barcellona arrestati l’anno scorso nell’inchiesta della Squadra Mobile. Una replica di quanto già avvenuto alcuni mesi fa. Tutto nasce dall’applicazione della legge ex Cirielli che a gennaio aveva dirottato alle Corti d’Assise la competenza per i processi per associazione mafiosa. Poche settimane dopo però il governo ha varato un decreto legge che ha restituito ai Tribunali questa competenza ma in alcuni casi il danno era già stato fatto. E’ il caso dell’operazione “Pozzo”. Il 30 marzo scorso il presidente della Corte d’Assise, Salvatore Mastroeni aveva dichiarato la propria incompetenza a giudicare gli imputati (per via dell’intervenuto decreto legge del Governo)ed ha rinviato gli atti ai PM per dirottare poi il procedimento al Tribunale di Barcellona. Così adesso i sostituti procuratori dovranno ricominciare l’intero iter e dopo la chiusura delle indagini dovranno effettuare nuovi interrogatori degli indagati che chiederanno di essere sentiti ed avanzare le richieste di rinvio a giudizio.
Per cominciare i PM Verzera, D’Anna e Massara hanno siglato l’avviso di conclusione delle indagini a Carmelo D’Amico, padrino della cosca mafiosa di Barcellona, a Tindaro Calabrese boss dell’ala scissionisti dei -Mazzarroti-, ai i barcellonesi Antonino Bellinvia, Antonino Calderone e Mariano Foti, ed al milazzese Gaetano Chiofalo.
Del gruppo facevano parte anche Santo Gullo e Salvatore Micale che però sono stati già condannati in abbreviato a 5 anni di reclusione.
I sei indagati, secondo l’accusa, farebbero parte delle famiglie mafiose barcellonesi legate a Cosa Nostra siciliana.
