Il pianeta scuola in crisi: la riforma Gelmini va rivista, D’Alia ne chiederà il ritiro

Il pianeta scuola in crisi: la riforma Gelmini va rivista, D’Alia ne chiederà il ritiro

Il pianeta scuola in crisi: la riforma Gelmini va rivista, D’Alia ne chiederà il ritiro

lunedì 13 Settembre 2010 - 11:53

Tavolo aperto a Palazzo Zanca organizzato dall’assessore alle politiche scolastiche Magazzù. Buzzanca: «Serve una proposta concreta, il difetto di questa riforma è la mancanza di territorialità»

In molte scuole italiane e cittadine la campanella ha iniziato a suonare stamani, ma il ritorno tra i banchi e soprattutto dietro le cattedre non è mai stato più “rumoroso”. Delle migliaia di voci di protesta che si sono levate ieri sullo Stretto, però, a Palazzo Zanca è arrivata solo l’eco. Tante, infatti, le sedie vuote nel salone delle Bandiere, dove stamani si è tenuto un tavolo aperto sulla crisi del pianeta scuola, organizzato dall’assessore alle Politiche scolastiche Salvatore Magazzù. Sul banco degli imputati, inevitabilmente, c’è finita la riforma Gelmini, la famosa legge 133 del 2008, della quale si sono visti, finora, solo gli effetti “cesoia” dei tagli: ben 1560 posti di lavoro in meno. Una legge che secondo molti va «rivista», e questo verrà chiesto domani dalla commissione Scuola dell’Ars, e secondo altri dovrà invece essere ritirata, come chiederà senza mezzi termini Gianpiero D’Alia dell’Udc nel question time previsto in Senato.

Ad annunciarlo, il deputato regionale ed ex vicesindaco Giovanni Ardizzone, che ha partecipato all’incontro insieme ai colleghi dell’Ars Filippo Panarello e Franco Rinaldi del Pd, l’assessore provinciale alla pubblica istruzione, Giuseppe Di Bartolo, assessori al ramo di comuni della provincia messinese, dirigenti scolastici delle scuole cittadine, Grazia Maria Pistorino della Flc Cgil, Laura Fleres della Cisl, Calogero Lama della Uil Scuola, Santi Marchetta della Gilda insegnanti e Sandra Crisafulli del Comitato insegnanti precari (Cip).

Al quasi unanime coro che ha chiesto la rivisitazione della riforma non si è sottratto nemmeno il sindaco Giuseppe Buzzanca: «Questa è una situazione che ci trasciniamo dal passato – ha detto – per i tanti errori commessi. Serve però una proposta concreta e ragionevole, è evidente che ci sono delle anomalie, in questa legge, che non tengono conto delle proporzioni territoriali. Perché è ovvio che Caltanissetta non è uguale a Pordenone e viceversa. Non so se è possibile ritirare la legge, so che è necessario differenziarne gli effetti. Dobbiamo avere un obiettivo: spingere il governo regionale ad avere un confronto diretto non solo con il sottosegretario Pizza, ma anche con il ministro Gelmini ed il premier Berlusconi.

Anche l’assessore Magazzù ha sottolineato «la necessità di rimodulare la riforma Gelmini, rivedendo i parametri della legge. Bisogna fare fronte comune e incontri di questo tipo servono al governo regionale per sollecitare un intervento al ministero della Pubblica Istruzione». Secondo Ardizzone «è una questione politica: mentre sullo Stretto si protestava, Berlusconi diceva che la disoccupazione diminuisce. Siamo alla macchietta. Il senatore D’Alia farà la proposta di ritirare la riforma, ma credo che questo movimento debba partire già dai consigli comunali». Panarello punta il dito contro il centrodestra locale, che «dovrebbe farsi sentire presso la maggioranza di governo, è evidente che gli effetti della riforma non sono stati calcolati in modo sufficiente». Lo sostiene anche Rinaldi, che sottolinea un altro aspetto: «Catania e Palermo sono più “sfortunati” di noi, nell’avere il doppio o il triplo di disabili gravi rispetto a Messina? Si faccia chiarezza su questo punto, perché la città ha diritto a tanti insegnanti di sostegno quanti sono realmente i disabili nelle scuole».

I sindacati hanno di fatto ribadito che gli effetti della riforma sulla Sicilia ed in particolare nella provincia messinese sono disastrosi e che a questo dramma sociale bisogna mettere un freno. Ma proprio nei confronti dei sindacati arriva l’affondo diretto, direttissimo, di un’insegnante presente in platea: «Questo è il risultato di quello che avete fatto 30 anni fa, quando bastava suonare un piattino per diventare docente di musica. Adesso ci venite a dare numeri ma quando si faceva entrare chiunque nella scuola cosa dicevate?». Uno degli aspetti di una crisi dalle radici palesemente antiche.

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