La riflessione - Vendola: da Obama italiano a Berlusconi pugliese

La riflessione – Vendola: da Obama italiano a Berlusconi pugliese

La riflessione – Vendola: da Obama italiano a Berlusconi pugliese

venerdì 04 Febbraio 2011 - 17:45

Dalle parole di cambiamento all’inciucio stile Pd. Ma per la sinistra c’è la speranza del nuovo che avanza: Maurizio Landini della Fiom

Spiace dirlo, ma a mio avviso il più deludente politico del 2010 è stato senza ombra di dubbio Nichi Vendola. Ma partiamo dal principio…

Ricordo una canzone dei 99 Posse intitolata “Rafaniello”, dedicata ai politici “rossi fuori, bianchi dentro”. Ovvero, nascenti comunisti per poi arrivare a una poltrona e morire politicamente democristiani (o berluscones nei giorni nostri).

Facendo un parallelo, è triste notare come in 19 anni (quando uscì “Rafaniello”) non sia cambiato quasi nulla. In particolare, dopo la morte di Enrico Berlinguer (colui che per primo parlò di “questione morale”), la sinistra è stata in grado solo di proporre inciuci e accordi che hanno favorito la scalata di Silvio Berlusconi. Basti pensare alla Legge Mammì-Craxi (complice il Pci di Walter Veltroni che barattò le tv di Berlusconi con Raitre), alla bicamerale offerta da D’Alema, all’indulto mastelliano (di cui beneficiò, tra gli altri, Previti), ai silenzi sullo scandalo Sanjust, cene ad Arcore, spot pro-nucleare e a una lunga serie di complicità che non elenco per questioni di spazio.

La conseguenza? Gli elettori di sinistra abbandonano le urne, in quanto tale centrosinistra tende ad annullare le differenze con il principale avversario (ma lo considerano tale?), esponente del peggior centrodestra europeo: quello del capitalismo sfrenato causa della crisi attuale (ben peggio di Mussolini, considerando che la sua era destra sociale, non destra capitalista), della conservazione delle leggi ad personam e dell’impunità spacciata per garantismo, delle offese alla Costituzione, del massimalismo e dell’assassinio della cultura.

Al contrario, Berlusconi – fedele alla tecnica della narrazione emotiva – tende ad aumentare le differenze tra sé e gli avversari (anche quando non ci sono), tacciandoli di giustizialismo, comunismo, mancanza di libertà e altre esagerazioni demagogiche a go-go. In pratica è come dare dell’animale feroce a un chiwawa. Chi lo spiegherà ai suoi elettori che se non fosse per la sinistra, non avrebbe tanto potere politico (e forse economico)? Chi spiegherà loro che negli anni ‘80 Berlusconi finanziava l’allora Pci (rimando alla lettura del libro “Il baratto” di Michele De Lucia, Kaos ed.) e addirittura Publitalia stipulò un contratto in esclusiva di pubblicità in Unione Sovietica? Ovviamente nessuno. Ed è questa la sua fortuna.

Purtroppo, noto con dispiacere che neppure la sinistra radicale sembra esente da tali colpe. Per dimostrarlo basterebbe dare un giudizio obiettivo all’operato di Nichi Vendola (altro fedelissimo alla tecnica della narrazione emotiva), evitando qualunquismi dell’ultima ora (“sono tutti uguali”) e superficialismi di sinistra (es. “non lo voto perché cattolico”) o di destra (“non lo voto perché gay”).

Più che il nuovo che avanza, sembra il vecchio che ritenta. Più che ricordare i vari Berlinguer, Obama e Martin Luther King, ricorda semmai i vari Berlusconi e Cuffaro. Per carità, fatte le dovute eccezioni per quel che concerne la fedina penale (almeno per ora)! Tanto che l’appellativo ideato da Marco Travaglio riservato al presidente pugliese, “Berlusconi Rosso”, se inizialmente poteva sembrare esagerato e provocatorio, adesso risulta persino generoso!

Si dice che Vendola piaccia tanto in quanto, a differenza del Pd, dice cose di sinistra. Sarà. Peccato che poi le faccia di destra. Anzi, peggio ancora, berlusconiane.

L’ultima, in ordine di tempo, è la mancata promessa di ripubblicizzare l’Acquedotto Pugliese (decisiva per la sua rielezione). O meglio, allo stato attuale, si registra solo l’introduzione di emendamenti consistenti in un organismo di diritto pubblico, gestione partecipata con cittadini e lavoratori, servizio minimo garantito a tutti ed esclusione del profitto da parte dei privati in qualsiasi ambito di gestione. Risultato? L’Acquedotto Pugliese diventa sì un’azienda pubblica, ma senza i servizi di manutenzione, fognatura e di distribuzione (cioè il cuore economico e operativo), gestiti invece dai privati (leggi Caltagirone e la Sorgenia della Marcegaglia).

Altra anomalia: 60 milioni di euro pubblici elargiti alla fondazione privata di Don Verzè (socio e amico di Silvio Berlusconi), mentre alla fine dell’anno arriva la stangata dell’estensione del ticket sanitario a tutti i pazienti. In parole povere: soldi alle fondazioni private, tasse e variazioni dell’Isee ai cittadini per far quadrare i conti. Quanti ticket ed esenzioni si potevano ammortizzare con quei 60 milioni? In pratica, l’esatto opposto di ciò che ha cercato di fare Obama con la riforma sanitaria. O, più semplicemente, l’antitesi di una politica di sinistra. Il servizio sanitario non dovrebbe invece basarsi su prestazioni universali e gratuite? Chi glielo spiega a Vendola che nel Sud (Sicilia in particolare) la rovina della sanità è stata soprattutto la sproporzione tra privato e pubblico, causa della crisi nel settore, che ha portato ai tagli ai posti di lavoro e alla chiusura di diversi ospedali e guardie mediche? Si è forse dimenticato che questa è stata praticamente la politica sanitaria di Cuffaro in Sicilia?

Unito ai cinque inceneritori (leggi ancora Marcegaglia) che ha fatto costruire e alla politica scolastica, si ha l’impressione che l’idea dominante della politica di Vendola sia “gli onori ai privati, gli oneri al pubblico”. Per la felicità degli industriali, fonte di un non indifferente consenso elettorale per Vendola: ecco cosa intendeva quando da Lucia Annunziata disse “prendo voti anche a destra”.

Qualche mese fa, inoltre, la giunta regionale pugliese ha elargito ben 2.700.000 euro per i vitalizi dei non rieletti attingendo dai fondi destinati ai libri di testo per gli studenti: http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=386996&IDCategoria=1

A questo andrebbero aggiunte le frecciatine rivolte alla magistratura (degne di un Berlusconi qualsiasi, entrando di diritto nel club della “macchina del fango”) e la discutibilissima premiazione a Checco Zalone per il suo film trash, espressione di una comicità buonista e infantile (tra l’altro prodotto da Medusa, leggi Silvio Berlusconi Communications), ma mi limito a invitarvi a leggere il post di Gianluca Arcopinto: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/01/25/se-nichi-vendola-premia-checco-zalone/88241/

Da chiarire immediatamente, infine, la questione Ponte sullo Stretto: nonostante il leader di Sel si sia sempre dichiarato contrario (a parole), la sezione di Ravenna del suo partito ha pensato bene di censurare la presentazione del libro di Antonio Mazzeo, “I padrini del Ponte”. Motivo? Mazzeo si sarebbe permesso di denunciare gli interessi della Cmc, cooperativa rossa che ha una percentuale azionaria nella costruzione dell’opera: http://www.enricodigiacomo.org/2010/11/il-caso-la-polemica-il-libro-sul-ponte-di-antonio-mazzeo-e-quella-presentazione-annullata-a-ravenna-citta-della-legacoop-e-della-cmc-rossi-di-vergogna/

Tutto ciò delinea un quadro in cui un partito di sinistra rischia di diventare una mera imitazione di Berlusconi, portando a un quadro politico che vede da una parte il berlusconismo e dall’altra un “berlusconismo rosso”. Con due possibili scenari:

– Un Vendola vincente alle urne, ma con un governo tipo l’ultimo Prodi (cioè molto somigliante a un governo Berlusconi)

– Ancora Berlusconi vincente.

Tuttavia, è ancora possibile evitare entrambi gli spiacevoli scenari. Per fare ciò è necessario anzitutto vedere la politica sotto un’altra ottica: non quella della vittoria elettorale, ma della “vittoria della qualità”. In altre parole: non giudicare un qualsivoglia esponente per il risultato o per ciò che dice, bensì per ciò che fa. E, come spiegato prima, a prescindere dal risultato elettorale, Vendola ha miseramente fallito.

Per tale motivo, la sinistra non può e non deve ridurre il proprio partito a una mera leadership “pigliatutto”, quasi monarchica.

È pertanto necessario un cambiamento, sia nel programma che nella stessa leadership.

Se Paolo Flores D’Arcais ha proposto un sindaco Fiom per Torino, a mio avviso è arrivato il momento di rilanciare anche a livello nazionale chiedendo le dimissioni di Vendola (se non dalla Regione, almeno dal partito) e proponendo Maurizio Landini a capo del partito. La Fiom è infatti l’unica forza che, pur abbandonata a sé stessa, è riuscita a compattare la classe operaia – che sembrava socialmente defunta – ritirando fuori le argomentazioni che la sinistra attuale pareva aver abbandonato: difesa di dignità, rispetto del lavoro, diritti, democrazia, giustizia, modello di società, beni comuni. E, se proprio vogliamo buttarla sui numeri, andatevi a rivedere i risultati del referendum di Mirafiori (dove Vendola invece è stato duramente contestato, in quanto memori delle azioni simil-Marchionne nei confronti della Natuzzi, dell’Adelchi e dell’Ilva).

Ovviamente, il tema “lavoro” è importante ma non è il solo. Landini dovrebbe poi confrontarsi con i potenziali elettori trattando altri importanti punti.

Su tutti la giustizia, il vero tallone di Achille della politica berlusconiana. E sicuramente Landini avrebbe il botto di consensi mettendo al primo punto del programma una legge sul conflitto d’interessi (che tanto ribrezzo fa al Pd) e promettere un posto di Ministro della Giustizia ad Antonio Di Pietro (altro che le critiche ai magistrati da parte di Vendola).

Altro punto fondamentale in cui Landini dovrebbe poi confrontarsi (e in cui Vendola ha ciccato) è l’ecologia. Necessarie, a questo proposito, l’obbligo della raccolta differenziata porta a porta, applicando il modello Vedelago, convertendo il 100% dei rifiuti (con tanto di contributi a cittadini che effettuano la raccolta). Inoltre, vietare gli inceneritori e introdurre il reato di strage per danni sensibili e diffusi che provocano malattie e decessi.

In alternativa, se Vendola non vuole proprio mollare la poltrona di leader del partito e continuare a comportarsi da monarca, ecco alcune proposte:

– Fare un passo indietro, chiedere scusa per i propri errori e chiarire le tante ambiguità (anche se dubito che sia tanto umile);

– Cambiare nome al partito: da SEL (Sinistra, Ecologia, Libertà) a DIL (Destra, Inquinamento, Libertà). Intendiamoci: per quanto moralmente scorretto, non è tuttavia illegale cambiare posizione (per informazioni chiedere ai vari Bondi, Scilipoti, Capezzone, Rutelli, Maiolo, ecc.). Ma almeno lo dica apertamente evitando di prendere in giro gli elettori.

-Berlusconi è un individuo geniale. È una persona che ha veramente dei tratti strabilianti, un self made man che riesce a costruire un’intera epopea della vita culturale nazionale- (Nichi Vendola @ “Faccia a faccia”, Radio3)

-Nella casta, la distanza che c’è con il più lontano degli avversari politici è comunque più breve rispetto a quella che c’è con il più vicino dei tuoi elettori.- (Marco Travaglio)

P.S.: per le fonti delle notizie ringrazio ilmegafonoquotidiano.it, la Gazzetta del Mezzogiorno, Il Fatto Quotidiano e il blog di Enrico Di Giacomo.

Tengo a precisare che non sono mai stato iscritto né a un partito né a un sindacato. Semplicemente sono un cittadino stufo di andare a votare “per il meno peggio”. Perché finora la rovina dell’Italia sono stati gli accontentabili.

Stufo di sentirmi chiedere “Da che parte stai?” invece di ascoltare proposte.

Stufo della sinistra degli inciuci, “rossa fuori, azzurra dentro”, che si chiede ancora perché il loro avversario (?) continua a vincere.

Stufo della destra dell’arroganza e dell’ignoranza che nasconde il fatto che il primo partito d’Italia è rappresentato non da loro, bensì dagli stufi come il sottoscritto.

Stufo di chi scende a compromessi per ottenere voti (come Vendola con Confindustria, appunto).

Stufo di chi antepone le ideologie ai fatti.

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