La donna è stata difesa dall'avvocato Santi Delia. Ecco le motivazioni dell'ordinanza a Messina
MESSINA – L’Inps pretende la restituzione di un “un indebito pensionistico di 58.913,07 euro” a una cittadina con disabilità. Quasi 59mila euro da restituire poiché aveva ricevuto per nove anni di “un pagamento non dovuto, essendo stata revocata l’indennità di accompagnamento a seguito di visita di revisione”. L’avvocato Santi Delia però la difende davanti al Tribunale di Messina – sezione lavoro e la giudice Roberta Rando dà ragione alla cittadina: non deve restituire la somma richiesta dall’Inps nell’agosto 2023. Prevale la “buona fede” e il particolare che le somme sono state utilizzate per reali necessità della persona fragile.
Si legge nell’ordinanza della magistrata, in seguito alla richiesta d’annullamento della nota, che “l’Inps a seguito di tale comunicazione, non aveva contestato nulla, provvedendo a dare seguito all’erogazione mensile degli importi a titolo di indennità di accompagnamento”. La diretta interessata rivendicava la propria “condizione di buona fede e l’applicazione del principio di legittimo affidamento e che le somme sono comunque irripetibili anche in ragione della loro concreta consumazione. Chiedeva, pertanto, la sospensione dei provvedimenti impugnati, evidenziando che un’eventuale trattenuta avrebbe inciso in maniera significativa sulla propria condizione economica”.
“Le somme sono state spese per acquistare farmaci e usufruire di una badante”
In sostanza, la signora ha percepito le somme, dal 2014 al 2023, “in buona fede”. Si legge nell’ordinanza: “La sua condizione di buona fede, determinata dalla sostanziale inerzia dell’Inps e dal notevole tempo trascorso, hanno generato un legittimo affidamento, realizzato quando l’Istituto non è intervenuto in modo tempestivo, secondo i termini previsti dalla legge, con la revoca dell’indennità e la concreta cessazione della sua erogazione.
E ancora: “È stato infatti documentato che la ricorrente ha utilizzato anche le somme erogate per farsi
assistere da una badante regolarmente assunta e che sono state affrontate ingenti spese per
l’acquisto di farmaci e a fini terapeutici. Va poi considerato che la somma di cui l’Inps richiede la restituzione è una cifra certamente rilevante, per cui è indubbio che l’immediata restituzione della stessa, o un’eventuale trattenuta di somme sulla pensione percepita, inciderebbe pesantemente sulla condizione economica della persona, che ha speso le somme percepite al fine della propria sussistenza. Sussistono quindi i presupposti, nelle more della trattazione di merito, per la sospensione del provvedimento impugnato”.

…oh, finalmente un Giudice che sentenzia in base a dati di fatto e non con il codice alla mano !!!