Reggio. Resta in carcere il macellaio che ha ucciso Alfio Stancampiano

Reggio. Resta in carcere il macellaio che ha ucciso Alfio Stancampiano

Dario Rondinella

Reggio. Resta in carcere il macellaio che ha ucciso Alfio Stancampiano

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venerdì 31 Maggio 2024 - 16:19

La scoperta dei ladri e poi le coltellate. Il 48enne Francesco Putortì è accusato di omicidio volontario

REGGIO CALABRIA – Resta in carcere Francesco Putortì, il macellaio accusato di omicidio volontario di Alfio Stancampiano, ferito mortalmente sorpreso nel suo appartamento dove si era introdotto con altri complici e abbandonato nel giardino dell’Ospedale Morelli lo scorso lunedì, dov’è morto poco dopo, mentre un altro complice, Giovanni Bruno, si  trova ricoverato al Policlinico di Messina in gravi condizioni.  A deciderlo è stato il Gip del tribunale di Reggio Giovanna Sergi che ne ha convalidato il fermo di Putortì, stabilendo la custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio volontario come richiesto dal Pm Nunzio De Salvo.

“La circostanza che Putortì non abbia riportato alcuna lesione – è scritto nell’ordinanza –  il numero di colpi inferti ai due malcapitati in parti vitali e, quanto al Bruno, alla schiena, il fatto che i due non avessero brandito armi contro l’indagato, la stessa ricostruzione dei fatti fornita da quest’ultimo allorquando descriveva l’allontanamento immediato dei ladri da casa non appena si era aperta loro la via di fuga per le scale, lasciano ritenere come l’intento manifesto dei malviventi, allertati dalla presenza in casa del proprietario, fosse proprio quello di darsi alla fuga immediata da quei luoghi e non quello di nuocere alla sua incolumità. Prova ne sia che non si servivano delle armi che avevano trafugato da poco per aggredirlo”. 

In base alle testimonianze rese dall’indagato e dai suoi vicini di casa, gli inquirenti hanno ricostruito le dinamiche della vicenda, accaduta nell’abitazione del macellaio a Rosario Valanidi, periferia sud di Reggio. Putortì, ritorna dalla palestre e in casa non c’è nessuno, né la moglie e né il figlio. Putortì racconta agli investigatori durante l’interrogatorio che, una volta entrato in casa, una villetta a due piani, si accorge della presenza di Stancampiano e dei suoi complici, che in quel momento si trovavano al secondo piano. A quel punto prende un coltello e una volta giunto sopra, viene aggredito, da lì ne è nata una colluttazione. I ladri, subito dopo sono scappati e durante la fuga gli sono cadute due pistole. Sempre Putortì ha ribadito che ha preso il coltello per eventuale difesa non sapendo se queste persone fossero armate. Una ricostruzione rilasciata solo in un secondo momento, tant’è che nell’ordinanza di convalida del fermo viene ancora riportato che “l’utilizzo del coltello e i plurimi colpi che attingevano le due vittime in parti vitali, il decesso del primo e le condizioni in cui versava Bruno acclarano la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza per i reati di omicidio e tentato omicidio contestati”. 

Gli avvocati difensori del macellaio accusato di omicidio sono Maurizio Condipodero e Giulia Dieni, che hanno definito la convalida del fermo come un provvedimento abnorme, annunciando il ricorso al Tribunale della libertà

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Un commento

  1. E poi ci stupiamo che la gente va a votare Salvini….

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