Corvaja ribadisce: «Necessario un nuovo piano regolatore. Fisiologici gli “errori materiali”»

Corvaja ribadisce: «Necessario un nuovo piano regolatore. Fisiologici gli “errori materiali”»

Corvaja ribadisce: «Necessario un nuovo piano regolatore. Fisiologici gli “errori materiali”»

martedì 05 Maggio 2009 - 11:19

Precisazioni dell’assessore all’Urbanistica di Palazzo Zanca sulle vicende del Prg: «C’è l’esigenza di porre fine a un processo di pianificazione obsoleto e scoordinato. La variante sui Molini Gazzi non rende inedificabile l’area»

Una cosa è certa: il Comune di Messina dovrà dotarsi di un nuovo Piano regolatore generale. E nelle intenzioni dell’assessore all’Urbanistica Giuseppe Corvaja (nella foto) tutto ciò avverrà nel più breve tempo possibile, con un iter che potrebbe partire già nei prossimi giorni, con le linee guida che dovrebbero approdare in giunta. A ribadire il concetto è lo stesso Corvaja, il quale in una nota afferma che «rimane forte l’esigenza di dare corso ad un nuovo strumento urbanistico generale che ponga fine ad un processo di pianificazione obsoleto e scoordinato, da sempre frutto di sovrapposizioni, aggiunte e varianti, privo di una visione generale degli interessi attuali e futuri della città».

Ma proprio sul Prg vigente, viste anche le numerose questioni sollevate dalla stampa nelle ultime settimane, Corvaja intende dare alcune precisazioni. La prima è sui “confini” del cosiddetto Piano Borzì. Insieme al dirigente del dipartimento Urbanistica, Manlio Minutoli, l’assessore precisa che «sin dal 1911 il Piano Borzì si estendeva, a valle della circonvallazione, sino al Torrente Annunziata» e che quindi «oltre all’area relativa alla “Molini Gazzi”, sono soltanto quattro e non 118 – come invece indicato dalla stampa – le zone B1 esterne al perimetro del Borzì per le quali, comunque, era già stato avviato il relativo procedimento di rettifica».

Capitolo a parte merita proprio la vicenda Molini Gazzi, con la discussa variante proposta da Corvaja: «Tale area non viene resa “inedificabile”, ma viene destinata a zona “D1 – Esistenti e di completamento” a destinazione produttiva e commerciale, com’è di fatto l’immobile in argomento, con rapporto di copertura pari al 60% e altezza massima di m 12,00 (esclusi i volumi tecnici e gli impianti tecnologici)». L’indice fondiario, in definitiva, sarebbe superiore a quello attuale della zona B1. «La proposta di deliberazione inerente la variante in argomento – aggiunge Corvaja – verrà comunque esaminata e valutata dal Consiglio Comunale e successivamente dagli organi regionali».

Secondo l’assessore «non è superfluo ricordare inoltre che la stessa Ditta Pulejo aveva proposto Ricorso Straordinario al Presidente della Regione Siciliana per rivendicare la destinazione dell’area a zona “D1”». Il che può sembrare un paradosso, visto che oggi lo stesso Pulejo, assistito dall’avvocato Catalioto, diffida il Comune dal dare seguito alla variante. Vale la pena rammentare che sullo stabilimento sono stati apposti i sigilli per sospendere i lavori relativi alla realizzazione di un complesso edilizio, nell’ambito di un’inchiesta che vede iscritti nel registro degli indagati proprio Francesco Pulejo e il progettista Luciano Taranto.

Una ulteriore precisazione di Corvaja riguarda i cosiddetti “errori materiali”, il cui numero supererebbe la settantina. «Il Dipartimento – afferma l’assessore – ha predisposto un atto deliberativo da sottoporre al Consiglio Comunale per l’adeguamento delle previsioni urbanistiche al contenuto delle sentenze passate in giudicato, atto dovuto da parte della Pubblica Amministrazione. Gli “errori materiali” segnalati dai cittadini (n° 67) saranno invece oggetto, previa verifica e relativa selezione da parte dell’Ufficio, di deliberazioni ad hoc per consentire al Consiglio Comunale di vagliare ogni singola situazione con la dovuta attenzione. Va detto, infine, che la presenza di un limitato numero di imprecisioni su un PRG di così vaste proporzioni sia del tutto fisiologica, tant’è che anche il precedente strumento urbanistico della città di Messina, il così detto Piano Tekne, ne conteneva parecchie».

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