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Il Natale più pazzo del mondo: Ikea pedonale, zampognamania, il dipinto-gate

Rosaria Brancato

Il Natale più pazzo del mondo: Ikea pedonale, zampognamania, il dipinto-gate

domenica 23 Dicembre 2018 - 08:47
Accadde a Messina
Il Natale più pazzo del mondo: Ikea pedonale, zampognamania, il dipinto-gate

Caro diario nel Natale del 2018 accaddero a Messina cose mai viste. Un friccicorìo pervase i messinesi e da un giorno all’altro si risvegliarono tutti cultori dell’arte, fini intenditori di musica, pittura, scultura, filosofia. Le strade diventarono teatri per duelli all’ultima dotta esercitazione verbale e schermaglie intellettuali. Persino la cara, vecchia, affezionata guerra sull’isola pedonale in via dei Mille, passò in secondo piano, con grande cruccio di Millevetrine e dei cultori del pensiero unico stradale.

Tutto cominciò per colpa di Babbo Natale che consegnò ad amministrazione e consiglio comunale 50 confezioni di “Ikea dell’isola pedonale”, il fai da te delle strade chiuse: ognuno si crea da solo l’isola pedonale che più gli aggrada. L’assessore Scattareggia fu felicissimo e pensò di donarle a 240 mila messinesi per risolvere la querelle. Nel frattempo era nato il movimento “Io non ci sarò in via dei Mille”, uno sciopero bianco pedonale organizzato da un gruppo facebook. Il movimento si gemellò con uno ancora più numeroso, quello chiamato “io non ci potrò essere in via dei Mille perché sono rimasto bloccato”, formato da migliaia di automobilisti residenti nella zona sud usciti di casa il 20 dicembre e mai più rientrati perché rimasti imbottigliati. Per loro fu organizzato un sobrio Natale ai bordi del corso Garibaldi e nelle vie limitrofe alla via dei Mille e mandarono whatsapp ai parenti “sto bene, ci rivediamo a Santo Stefano, lasciatemi una fetta di Pandoro”.

Donna Sarina aderì all’appello promosso da Giuseppe Saitta e Lillo Sciobbavigna “Via Grattoni isola pedonale permanente” (primi firmatari Davide Mangiapane, Giovanni Pizzo e Giuseppe Pavone riuniti nell’associazione Milleserrande)

Nel frattempo spopolò tra i messinesi il “reinterpreta l’opera artistica tour” attraverso una singolar tenzone tra due fronti politico-culturali. Da un lato il club “Principato uno di noi” e dall’altro i “Sorbello meglio di Vittorio Sgarbi”. Tutto nacque con la querelle sulla gigantografia collocata nell’Aula consiliare “Messina restituita alla Spagna”. Con lo storico Nino Principato si schierò il fronte della consigliera Serena Giannetto e dei colleghi che la pensano come lei, dall’altro lo storico Alessandro Fumia e il consigliere comunale Salvatore Sorbello. Le granitiche certezze accumulate negli scorsi decenni iniziarono a crollare una ad una. Se facevi il tour con un gruppo ti portava alla Tomba di Antonello in un luogo, se andavi con il gruppo rivale scoprivi che era sotto le casette di Ritiro. Scoppiò una rissa sul Leone del Duomo perché alcuni turisti non vollero accettare il fatto che non è un leone ma una rarissima lepre antica dei Nebrodi. Dopo giorni di scompiglio si fissò la data del duello finale alle 15 del 26 dicembre sotto la stele della Madonnina per decidere la corretta interpretazione della frase scritta ad imperitura memoria.

Mentre gli archivi e le biblioteche venivano saccheggiati i familiari di Franco De Domenico lanciarono l’allarme. Il deputato regionale era sparito da giorni. L’ultima volta era stato visto all’Ars mentre contestava all’assessore Tusa lo “scippo” del quadro dell’Antonello trasferito dal Museo di Messina a Palermo. Dopo vane ricerche fu ritrovato domenica 6 gennaio dentro il Museo incatenato al quadro “Adorazione dei pastori”, con un cartello: “Assessore Tusa go home, toglietemi tutto ma non il Caravaggio”. Fu ritrovato il 6 gennaio solo perchè la prima domenica di ogni mese si entra gratis altrimenti, vista la passione dei messinesi per la cultura l’avrebbero trovato a febbraio per la Notte della Cultura. Era disidratato ed in stato confusionale e quando gli dissero che era un deputato del Pd ripiombò in uno stato di prostrazione “ma siete sicuri?? Io??? Ma proprio del Pd Pd, quello di Renzi e Faraone?” e cadde in una depressione cronica dal quale nessuno riuscì a farlo uscire fino alle Europee.

Frattanto era scoppiata la grana del concerto neo melodico di Daniele Di Martino con tanto di panino e bevanda a 15 euro al Palacultura. Folle oceaniche sui social gridarono all’indignazione, un po' per il genere, un po' per il panino, al grido di “Mai violare il sacro tempio dell’arte”. Si scordavano i critici social, quante volte questo tempio è stato violato negli anni. Ma quel che è peggio è che gli stessi critici d’arte da tastiera non hanno mai messo piede né al Palacultura né alla Laudamo né al Vittorio Emanuele, quando si suona Mozart. Se ognuno di questi angeli custodi social della musica avesse comprato almeno una volta il biglietto per uno dei pregevoli spettacoli proposti dalle associazioni musicali o dal Teatro Vittorio Emanuele, a quest’ora non sarebbero nelle condizioni economiche di crisi in cui sono.

A proposito di musica la ciliegina sulla torta fu lo zampogna-gate.

Puntuale come le stelle di Natale il sindaco De Luca uscì dal ripostiglio la zampogna ed iniziò a imperversare ovunque, dimenticandosi riunioni di giunta, blitz, fannulloni e quant’altro. Ovunque c’era un presepe, una luminaria, un piccolo alberello di Natale, un’assemblea di condominio con panettone, lui si materializzava con la zampogna e non c’era verso di farlo zittire. Nelle scuole, nelle case, nei villaggi, nelle parrocchie, a qualsiasi ora del giorno e della notte, spuntava il sindaco.

Incurante delle critiche degli stessi “cultori della tradizione” che vanno in brodo di giuggiole quando vanno in Scozia ed Inghilterra e plaudono alle cornamuse, e arricciano il naso quando la tradizione è la nostra, il sindaco tirava dritto per la sua strada. Scoppiò così la zampogna-mania. Nel Natale 2018 se non sai suonare la zampogna non sei “cool”. Il primo cittadino fu sfidato dai consiglieri comunali Benedetto Vaccarino (che fu il primo a suonarla in pubblico nel Natale 2015 alla convention genovesiana di FI) e Salvatore Sorbello e da quel momento fu zampogna-mania con conseguenze inimmaginabili per la comunità.

I messinesi dopo 3 giorni di zampogna-live H24 in ogni dove furono costretti a barricarsi in casa ed a fare i presepi in clandestinità per timore di essere scoperti e di doversi sorbire concerti nel salotto. Centinaia di alberi di Natale, persino quelli finti, appassirono a causa di stonatissimi concerti d’improvvisati zampognari.

Fu così che l’unica soluzione fu la raccolta firme per l’abolizione del Natale almeno fin quando De Luca resta sindaco.

Rosaria Brancato

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