Bacino di carenaggio, l'Ente portuale contro Palumbo Spa: causa da 643mila euro ancora senza sentenza

Bacino di carenaggio, l’Ente portuale contro Palumbo Spa: causa da 643mila euro ancora senza sentenza

Pippo Trimarchi

Bacino di carenaggio, l’Ente portuale contro Palumbo Spa: causa da 643mila euro ancora senza sentenza

lunedì 20 Luglio 2026 - 07:29

La fotografia del contenzioso tra l'Ente autonomo portuale di Messina e la società armatrice Palumbo

MESSINA – Un debito conteso di oltre 643mila euro, un ente pubblico in liquidazione che fatica a pagare
persino lo stipendio dell’unico dipendente rimasto, e una causa civile che, tra rinvii e riunioni
di procedimenti, arriverà davanti al giudice non prima di febbraio 2027. È la fotografia, allo stato attuale, del contenzioso tra l’Ente Autonomo Portuale di Messina e la società armatrice Palumbo S.p.A., che dal 2006 gestisce il bacino di carenaggio dell’ex cantiere Smeb, nella zona Falcata del porto di Messina.

L’antefatto

L’Ente Autonomo Portuale di Messina è stato istituito con decreto della Regione siciliana n. 270 del 10 novembre 1953, con capitale sociale di 50 milioni di lire sottoscritto e versato dai soci in fase di costituzione con la seguente partecipazione: Comune di Messina 40%, Provincia (oggi Città Metropolitana) 40%, Camera di Commercio di Messina 20%.
E’ il caso di precisare che l’Ente Autonomo Portuale è stato soppresso e posto in liquidazione ai sensi della Legge n. 9 del 2015, con una procedura che è ancora in corso. L’attuale commissario liquidatore è l’avvocato Ernesto Fiorillo.

Il bacino di carenaggio

Pochi anni dopo la sua nascita l’Ente Autonomo Portuale di Messina costruisce nella zona falcata un bacino di carenaggio da 70.000 tonnellate nel quale è possibile effettuare costruzioni navali, riparazioni, trasformazioni e manutenzioni di qualsiasi tipologia. La struttura, finanziata dalla Regione siciliana, venne realizzata in forza di una convenzione stipulata con la S.M.E.B. (Società Messinese Esercizi Bacini) S.p.A. che ottenne la concessione del bacino di carenaggio e del cantiere navale ex Cassaro per svolgervi la sua
attività di impresa.
Il fallimento della S.M.E.B. nei primi anni 2000 e l’impellente necessità di difendere l’occupazione delle maestranze determinarono un corale impegno istituzionale volto a promuovere la realizzazione di un distretto della cantieristica navale in quella stessa parte della zona falcata nella quale tale attività si era svolta ad opera della S.M.E.B.

La concessione del 2006

E’ così che nasce la convenzione firmata il 1° marzo 2006 davanti al notaio Lillo Fleres. Con quell’atto, l’Ente Autonomo Portuale di Messina — all’epoca rappresentato dal commissario straordinario Carlo Mastroeni — concede alla Palumbo S.p.A., società armatrice con sede a Napoli, l’uso esclusivo di tutte le strutture che costituivano il bacino di carenaggio ex Smeb, al fine di mantenere ed esercitare un cantiere navale, che è a tutt’oggi operativo.

Il contratto aveva una durata di 20 anni e sarebbe, dunque, scaduto già lo scorso 1° marzo. Tuttavia, la Palumbo ha potuto beneficiare della proroga di 12 mesi per la durata delle concessioni demaniali marittime e portuali, stabilita dall’articolo 199, comma 3, lettera b) del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (noto come decreto Rilancio).
L’area sulla quale l’Ente Porto aveva realizzato il suo bacino di carenaggio era di proprietà demaniale e dunque di competenza dell’Autorità Portuale (ora Autorità di Sistema Portuale).
Quest’ultima, sempre con la prospettiva di rilanciare la cantieristica navale nella zona falcata, con atto del 18 febbraio 2006 ha conferito in concessione alla Palumbo S.p.A. l’area in cui sorge il bacino di carenaggio, terreni limitrofi e altri terreni su cui sorgeva il cantiere ex Cassaro. Per questa concessione è stato stabilito un canone iniziale annuo di 146.953,40 Euro.

Il mancato pagamento e il decreto ingiuntivo


Come corrispettivo per l’utilizzo del bacino di carenaggio ex Smeb, la convenzione prevedeva che Palumbo versasse all’Ente Porto un importo annuo calcolato in percentuale sugli introiti risultanti dal bilancio consuntivo d’impresa: lo 0,50% per i primi cinque anni, l’1% per i cinque successivi e l’1,5% per gli ultimi dieci anni di esercizio.
Secondo quanto esposto dall’Ente Autonomo Portuale nel ricorso presentato nel luglio 2022, Palumbo avrebbe onorato regolarmente gli impegni assunti nei primi anni, per poi sospendere i pagamenti relativi alle annualità 2015, 2017, 2018, 2019 e 2020. Il credito complessivo rivendicato dall’Ente, calcolato dal consulente incaricato sulla base dei bilanci depositati da Palumbo, ammonterebbe a € 643.427,81.
Sulla base di questo conteggio, il Tribunale di Messina ha emesso il decreto ingiuntivo n. 1134/2022 del 30 agosto 2022, con cui ha ordinato a Palumbo S.p.A. di pagare la somma richiesta, oltre interessi e spese legali.

L’opposizione di Palumbo: chi ha diritto a incassare?

Palumbo non ci sta e, nell’ottobre 2022, propone opposizione al decreto, affidandosi agli avvocati Pietro e Carlo Carrozza. La linea difensiva della società si sviluppa su più fronti.
Il primo, e più corposo, riguarda la legittimazione a richiedere il pagamento. Secondo Palumbo, a seguito di un Accordo Negoziale Interistituzionale sottoscritto nel 2014 tra l’Ente Autonomo Portuale e l’Autorità Portuale di Messina — e alla luce di una sentenza del Tribunale di Messina del 2013, passata in giudicato, che avrebbe riconosciuto all’Autorità Portuale la competenza esclusiva sulla gestione delle aree della zona Falcata — sarebbe quest’ultima, e non più l’Ente Autonomo Portuale, il soggetto legittimato a incassare i canoni.

Su queste basi, la società chiede in via riconvenzionale anche la restituzione di quanto già versato per il 2016 (circa 38.600 euro). C’è da dire che l’avvocato Fiorillo, attuale commissario liquidatore dell’Ente Porto, ci ha dichiarato nell’ambito di una nostra intervista che l’Autorità di Sistema Portuale non gli risulta che abbia richiesto somme alla Palumbo S.p.A. per l’utilizzo del Bacino di carenaggio.

Il vincolo della Sovrintendenza

Il secondo fronte riguarda un vincolo storico-architettonico imposto dalla Soprintendenza sull’area “ex Cassaro”, che secondo Palumbo le avrebbe impedito, sin dall’origine, di realizzare pienamente il proprio progetto industriale in quella porzione di area.

In considerazione di questo aspetto, “la Palumbo S.p.A. – si legge nell’atto di opposizione al Decreto Ingiuntivo dell’Ente Porto- ha manifestato, sin nell’anno 2012, all’Autorità Portuale di Messina ed all’Ente Autonomo Porto di Messina, la propria indisponibilità a versare interamente gli importi dovuti a titolo di canone concessorio e di corrispettivo per l’uso delle strutture ed installazioni destinate alla propria attività di impresa, richiedendo, altresì, il rimborso di quelli in eccedenza corrisposti a far data dall’anno 2006.”

Su questo tema pende, dal 2020, un separato giudizio (R.G. 379/2020) davanti allo stesso Tribunale di Messina, e Palumbo chiede che il procedimento sul decreto ingiuntivo venga sospeso — o quantomeno riunito — in attesa di quella decisione.

Infine, Palumbo contesta anche il metodo di calcolo del debito, sostenendo che l’Ente Porto avrebbe erroneamente incluso nella base di calcolo anche i ricavi prodotti da lavorazioni svolte fuori dal cantiere di Messina: applicando il criterio corretto, secondo la società, l’importo dovuto scenderebbe a circa 605mila euro anziché 643mila.

La replica dell’Ente Autonomo Portuale

Nella comparsa di risposta depositata nel gennaio 2023, l’Ente — rappresentato dall’avvocato
Francesco La Valle — respinge punto per punto le tesi di Palumbo. Sostiene in particolare che l’accordo interistituzionale del 2014, non essendo mai stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana come previsto dallo stesso accordo, produrrebbe effetti solo tra le parti che lo hanno sottoscritto e non sarebbe opponibile a terzi come Palumbo, che dunque continuerebbe a dover versare il canone all’Ente in base alla convenzione del 2006, mai formalmente sciolta.

“Il vincolo della Sovrintendenza riguarda le aree concesse dall’Autorità Portuale”

Quanto al vincolo della Soprintendenza, l’Ente osserva che esso riguarderebbe le aree demaniali oggetto della diversa concessione rilasciata il 18 febbraio 2006 dall’Autorità Portuale, e non le strutture del bacino di carenaggio oggetto della propria convenzione: due atti distinti, con oggetti distinti, che a suo avviso non potrebbero essere confusi.

Peraltro, secondo l’avvocato La Valle, era stata la stessa Palumbo S.p.A. a riconoscere questo aspetto in un proprio atto di appello alla Commissione Tributaria Regionale. Nel documento – sostiene La Valle – la Palumbo S.p.A. conferma che i due atti erano, appunto, “distinti, stipulati con due enti differenti, ai quali vengono pagati due canoni diversi: un canone di concessione all’Autorità Portuale (per l’uso della superficie demaniale marittima e per il mantenimento su di essa del bacino di carenaggio) e un Canone di Convenzione all’Ente Autonomo Portuale (per l’uso di tutte le strutture, capannoni ed attrezzature, costituenti il bacino di carenaggio).

L’avvocato La Valle: “La Palumbo era a conoscenza del vincolo della Sovrintendenza”

Inoltre, sempre con riferimento al vincolo della Sovrintendenza, l’avvocato La Valle precisa che all’art. 2 della concessione intervenuta con l’Autorità Portuale è espressamente previsto che: ”Il concessionario è a conoscenza dei bastioni della Real Cittadella, ricadenti nell’ambito delle aree in concessione e si obbliga a rispettare i vincoli imposti dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali ed Ambientali.”

Secondo il legale dell’Ente Porto, dunque, “la Palumbo S.p.A. era a conoscenza del vincolo e, nel predisporre il proprio progetto industriale, non poteva non tenerne conto.”
L’Ente chiede quindi la conferma integrale del decreto ingiuntivo e, vista l’entità del credito, anche la sua provvisoria esecutività.

Il rigetto dell’esecuzione provvisoria e i rinvii

Nel febbraio 2023 il Tribunale di Messina rigetta la richiesta di provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo, ritenendo che la questione richieda approfondimenti istruttori data la complessità delle eccezioni sollevate, e fissa i termini di legge per il deposito delle memorie.

Da qui in avanti, la vicenda processuale prosegue con una serie di rinvii. Il Tribunale dispone la riunione del giudizio sul decreto ingiuntivo (iscritto al n. 4549/2022 R.G.) con il procedimento parallelo n. 379/2020 R.G., quello relativo proprio al vincolo della Soprintendenza e alla rideterminazione dei canoni, ravvisando evidenti ragioni di connessione tra le due cause. Il fascicolo riunito viene affidato al giudice che già tratta il procedimento più risalente.
L’ultimo provvedimento agli atti, datato 23 maggio 2026, rinvia la causa, per gli stessi incombenti istruttori, all’udienza del 9 febbraio 2027.

Il contesto: un Ente in liquidazione

Sullo sfondo di questo braccio di ferro giudiziario resta la difficile condizione economica dell’Ente Autonomo Portuale di Messina, posto in liquidazione da circa 11 anni. In una relazione del commissario liquidatore, l’avvocato Ernesto Fiorillo, l’Ente descrive una situazione di totale illiquidità, che da mesi impedirebbe il pagamento dello stipendio dell’unico dipendente rimasto e dei compensi per la tenuta della contabilità e per il collegio sindacale. Nello stesso documento, l’Ente ribadisce di ritenersi ancora proprietario del complesso del bacino di carenaggio, in base alle risultanze dei registri immobiliari e della
Capitaneria di Porto.

Il credito conteso con Palumbo S.p.A., dunque, non è soltanto una partita legale tra due soggetti privati: per l’Ente in liquidazione rappresenta una delle poche voci attive rimaste da recuperare. La partita è, dunque, decisiva e dovrebbe richiamare l’attenzione anche dei soggetti pubblici che in fase costitutiva hanno sottoscritto il capitale sociale dell’Ente Porto.

Precisazioni di Palumbo Spa

Ed è arrivata la replica di Palumbo Spa, che pubblichiamo.

Con riferimento agli articoli pubblicati da Tempostretto il 20 luglio 2026, dal titolo “Bacino di carenaggio, l’Ente portuale contro Palumbo Spa: causa da 643mila euro ancora senza sentenza” e “Contenzioso tra Ente Portuale e Palumbo Spa, parla il commissario liquidatore”, Palumbo S.p.A. desidera
fornire alcune precisazioni, con l’obiettivo di contribuire a una rappresentazione della vicenda che tenga conto delle diverse posizioni coinvolte.
La presente nota intende offrire alcuni elementi di approfondimento e documentazione che possano contribuire a una lettura della vicenda fondata sulle diverse prospettive coinvolte e a far emergere il ruolo svolto da Palumbo all’interno del sistema portuale ed economico della città di Messina.
Due atti distinti, due controparti distinte
Ai fini di una più ampia ricostruzione della vicenda, si ritiene utile richiamare un elemento di contesto da cui prendono origine i rapporti tra le parti. All’esito della gara ad evidenza pubblica indetta congiuntamente dai due enti in attuazione del protocollo d’intesa del 30 marzo 2005, Palumbo S.p.A. ha stipulato nel 2006 due atti distinti: la Concessione Demaniale Marittima n. 02/06 del 18 febbraio 2006 con l’allora Autorità Portuale di Messina (oggi Autorità di Sistema Portuale dello Stretto), per l’utilizzo dell’area demaniale marittima e il mantenimento su parte di essa del bacino di carenaggio; e la Convenzione del 1° marzo 2006 con l’Ente Autonomo Portuale, per l’uso delle strutture insistenti su quelle stesse aree.

Palumbo ha dunque sempre corrisposto un canone concessorio all’Autorità per le aree e un corrispettivo all’Ente per le strutture. La circostanza che i due rapporti siano distinti non è, quindi, una tesi difensiva di Palumbo: è il presupposto stesso della gara e degli atti che ne sono seguiti.
Il quadro giuridico relativo alla legittimazione dell’Ente Autonomo Portuale
Sul punto sono intervenute pronunce giudiziarie passate in giudicato, che costituiscono il quadro di riferimento della vicenda.
Con sentenza n. 191 del 25 gennaio 2013 il Tribunale di Messina ha stabilito che le aree della Zona Falcata, compreso il bacino di carenaggio, appartengono al Demanio dello Stato e che il diritto di gestirle e amministrarle compete esclusivamente all’Autorità Portuale, e non all’Ente Autonomo Portuale. La sentenza è passata in giudicato per effetto dell’estinzione del giudizio di appello, come confermato dalla sentenza della Corte d’Appello di Messina n. 576 del 12 ottobre 2021.
A quel giudicato è seguito, il 23 aprile 2014, l’Accordo Negoziale Interistituzionale sottoscritto tra l’Ente Autonomo Portuale e l’Autorità Portuale con l’avallo della Regione Siciliana, con cui l’Ente si è impegnato
ad abbandonare l’appello, ha trasferito all’Autorità aree, opere e specchi d’acqua della Zona Falcata e ha ceduto la proprietà dei beni mobili necessari alla continuità gestionale. La consegna è stata formalizzata con verbale di ricognizione del 31 ottobre 2014, sottoscritto anche dalla Capitaneria di Porto, qualificato dalle parti come fase finale e conclusiva dell’accordo.
Non si tratta, quindi, di un accordo rimasto sulla carta né di un atto meramente interno: è l’attuazione di un giudicato. Va inoltre precisato che l’accordo è del 2014 e non del 2015, come riportato nell’intervista.
Sul punto vi è, tra l’altro, un’ammissione dello stesso Ente. Nella Relazione sull’attività svolta nell’anno 2019 e sino a febbraio 2020, redatta dall’allora Commissario Liquidatore, si legge testualmente che “si è acclarato che l’Ente Autonomo Portuale di Messina non è proprietario di alcuna area né di alcun bene immobile”.
Le prese di posizione dell’Autorità di Sistema Portuale
Per quanto riguarda la corresponsione dei canoni, la documentazione disponibile evidenzia come Palumbo non abbia arbitrariamente deciso di non pagare quanto dovuto. L’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, titolare del rapporto concessorio, ha formalmente attestato che i canoni di
propria competenza sono stati regolarmente richiesti e versati, escludendo qualsiasi danno erariale. La stessa Autorità ha ripetutamente dichiarato il difetto di legittimazione dell’Ente Autonomo Portuale e la non debenza in suo favore degli ulteriori canoni pretesi nei confronti di Palumbo.
Con nota del 6 agosto 2024, trasmessa via PEC direttamente al Commissario Liquidatore, l’Autorità ha confermato per quanto di competenza il difetto di legittimazione attiva dell’Ente in liquidazione e la
non debenza allo stesso di canoni locativi di beni strumentali da parte del Cantiere Palumbo, diffidandolo dal porre in essere ulteriori atti rivendicativi. Con successiva nota del 1° ottobre 2024 l’Autorità ha
ribadito che dal verbale del 31 ottobre 2014 si evince che nulla restava né resta da consegnare, essendo tutto già allora nella disponibilità di fatto e di diritto dell’Autorità, e ha diffidato l’Ente dall’assumere iniziative esorbitanti i poteri conferitigli, preannunciando la tutela degli interessi dello Stato in ogni sede giudiziaria.
Con delibera del Comitato di Gestione n. 183 del 22 aprile 2024 l’Autorità aveva peraltro già estinto l’integrale posizione debitoria dell’Ente nei propri confronti, sancendone l’uscita di scena da qualsiasi asserita titolarità gestoria sulle aree, sulle pertinenze, sui beni mobili accessori e sulla titolarità di eventuali canoni locativi.
Con successiva comunicazione del 3 marzo 2026 l’AdSP ha ribadito la propria piena ed esclusiva titolarità gestionale sul bacino di carenaggio, sulle relative pertinenze e sui beni accessori, invitando Palumbo a
proseguire regolarmente la gestione del compendio e a non riconsegnare alcunché all’Ente Autonomo Portuale.
La natura delle somme oggetto di giudizio
Le somme indicate negli articoli, complessivamente quantificate dall’intervistato in oltre 1,1 milioni di euro, sono oggetto di radicale contestazione sotto il profilo della titolarità, della debenza e dell’esigibilità
e non costituiscono, pertanto, un credito definitivamente accertato.
Va anzitutto ricordato che il Tribunale di Messina ha negato la provvisoria esecutività di entrambi i decreti ingiuntivi ottenuti dall’Ente: sia del decreto n. 1134/2022 per € 643.427,81, sia del precedente decreto n.
1048/2009 per € 93.174,78, quest’ultimo relativo a un conteggio che assumeva a base di calcolo il fatturato dell’intero Gruppo Palumbo anziché, come previsto dalla Convenzione, il solo fatturato prodotto dall’utilizzo delle strutture concesse in uso.

A ciò si aggiunge un’ulteriore informazione che non emerge dall’attuale ricostruire della vicenda tramite i due articoli. Fino al 2013 è stato l’Ente a corrispondere al Comune di Messina l’IMU/ICI sui beni oggetto di
Convenzione. Dal 2014 il Comune ha invece rivolto la pretesa a Palumbo, per circa 180.000 euro relativi alle annualità 2014-2017, oggetto di impugnativa tuttora pendente, cui potrebbero aggiungersi ulteriori
200.000 euro circa per le annualità successive. Tale circostanza evidenzia un diverso trattamento della medesima vicenda sotto il profilo patrimoniale e tributario.
Va infine ricordato che l’area denominata “ex Cassaro”, pari a circa 25.000 mq dei 70.000 originari, non è mai stata utilizzabile per l’attività cantieristica a causa dell’effettiva portata del vincolo culturale e
paesaggistico gravante sull’intera area, e non sui soli Bastioni. Su tale profilo il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, con sentenza n. 1071 del 31 dicembre 2025, ha riformato la pronuncia di primo grado accogliendo l’appello di Palumbo e disponendo che la revoca
parziale della concessione retroagisca al 27 marzo 2008, data di adozione del piano regolatore portuale che destinava l’area a parco archeologico, anziché al 23 agosto 2019. Il giudice amministrativo ha cioè riconosciuto che, già dal 2008, l’area era oggettivamente inutilizzabile per le finalità previste dalla concessione: una circostanza che incide direttamente sulla misura dei corrispettivi pretesi.
La fideiussione e il provvedimento cautelare del Tribunale
Quanto alla polizza fideiussoria, l’articolo riferisce che il giudice avrebbe “paradossalmente” accolto la richiesta di Palumbo. È utile precisare su quali basi.
L’Ente ha richiesto l’escussione della garanzia nel settembre 2025 per un importo di € 121.877,85 riferito all’annualità 2018, ossia proprio a uno dei canoni oggetto del giudizio di opposizione ancora pendente. Palumbo ha proposto ricorso ex art. 700 c.p.c. eccependo l’abusività della richiesta.
Con ordinanza del 23 dicembre 2025, resa in sede cautelare, il Tribunale di Messina ha vietato alla compagnia assicurativa il pagamento della fideiussione richiesta dall’Ente Autonomo Portuale, ravvisando sulla base degli atti esaminati una prova particolarmente qualificata dell’abusività dell’escussione e riconoscendo il rischio di gravi conseguenze sull’affidabilità, sull’immagine e sulla reputazione professionale di Palumbo. Non si tratta dunque di un paradosso, ma dell’applicazione del
consolidato principio per cui, pur trattandosi di garanzia autonoma, il pagamento va inibito quando emerga la prova liquida dell’abuso del beneficiario.
I beni del bacino e la barca porta
Merita una precisazione anche il passaggio relativo alla possibilità che l’Ente Autonomo Portuale possa liberamente vendere le attrezzature del bacino o offrirle in prelazione all’Autorità di Sistema Portuale. L’AdSP aveva già formalmente diffidato l’Ente dal tentare di alienare tali beni, contestandone la proprietà. Palumbo, con propria nota del 4 maggio 2026, aveva a sua volta invitato il commissario liquidatore ad astenersi da ogni attività, anche preparatoria, suscettibile di turbare il regolare svolgimento
della concessione.
Per quanto riguarda la barca porta, l’AdSP ha espressamente qualificato come infondata la pretesa dell’Ente Autonomo Portuale di esserne proprietario e armatore. È inoltre Palumbo a curarne concretamente la manutenzione e a provvedere, su richiesta della Capitaneria di Porto e con
l’intervento di RINA, alle verifiche e alle certificazioni di navigabilità e sicurezza — attività che non risultano essere state svolte dall’Ente.
Una precisazione sul titolo del secondo articolo
Con riferimento al titolo dell’articolo “Contenzioso tra Ente Portuale e Palumbo Spa, parla il commissario liquidatore”, si ritiene opportuno evidenziare che la costruzione della frase potrebbe indurre il lettore ad
associare la qualifica di commissario liquidatore a Palumbo S.p.A., mentre essa si riferisce esclusivamente all’Ente Autonomo Portuale di Messina.
Il contributo di Palumbo al territorio e la disponibilità al dialogo
Nel triennio 2023-2025 il cantiere di Messina ha effettuato manutenzioni su oltre 100 navi, assunto 34 nuovi dipendenti con una crescita della forza lavoro diretta del 27% e coinvolto un articolato sistema di imprese e professionisti del territorio, generando significative ricadute economiche per il tessuto produttivo locale.
Questi dati non sono richiamati per alimentare una contrapposizione, ma per offrire un ulteriore elemento di valutazione sul ruolo che il cantiere svolge quotidianamente nel sistema economico e produttivo messinese.
Consapevole dell’importanza di un confronto aperto e trasparente sui temi che riguardano il porto e lo sviluppo della città, Palumbo ha avviato negli scorsi mesi un percorso volto a rafforzare il dialogo con il territorio, le istituzioni, gli stakeholder e gli organi di informazione, nella convinzione che una maggiore conoscenza reciproca rappresenti un valore per l’intera comunità.

Alessandra Latino
Palumbo S.p.a.

Articoli correlati

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED