Cronaca

Caso Manca, parla Angelina dopo la ritrattazione della Moleti: nessuno ha più alibi

Vogliono la riapertura del caso i familiari di Attilio Manca, l’urologo di Barcellona trovato morto 17 anni fa nella sua abitazione di Viterbo. Lo chiede a gran voce Angelina, la mamma di Attilio, dopo l’intervista rilasciata all’Agi del difensore di Monica Mileti, l’amica infermiera condannata per aver ceduto la dose di eroina fatale all’urologo. L’avvocato Cesare Placanica ha infatti raccontato, alla vigila dell’udienza in Corte d’Appello di Roma a carico dell’infermiera, che la Mileti fu indotta a confessare la cessione di droga.

La prossima udienza è fissata al 16 febbraio e i Manca sperano in una decisione della Corte che li ammetta come parti civili in un nuovo processo. Mamma Angelina, portavoce di una battaglia lunga quasi un ventennio condotta nell’assoluta convinzione che Attilio non è morto di overdose ma che si tratta di un delitto e dietro ci sono altre verità, chiede a gran voce di riaprire il caso, e lancia un preciso j’accuse: “Oggi nessuno ha più alibi: ci sono stati organismi istituzionali che hanno voluto nascondere i fatti e per questo hanno fatto la guerra contro di noi, che non volevamo permettere che la memoria di Attilio fosse infangata in modo così indecente. Mi auguro che la Corte di appello di Roma (…)decida finalmente di sentire i pentiti che hanno parlato dell’omicidio di Attilio. E mi auguro che la Procura di Roma capisca che, da questo momento ha l’obbligo giuridico e morale di interrompere il colpevole negazionismo mantenuto fino a poco tempo fa e dedicarsi, come è suo dovere, a individuare e perseguire gli assassini di mio figlio Attilio.”

“Infine, mi auguro che la Commissione antimafia decida di riscattarsi rispetto alle abbiette conclusioni raggiunte nella precedente legislatura con la relazione di maggioranza prodotta dalla presidente Bindi con l’avallo vergognoso del senatore Luigi Gaetti, che in pieno conflitto d’interessi arrivò perfino a redigere una incredibile consulenza ancora oggi nascosta – per convalidare i depistaggi della Procura di Viterbo”, conclude Angelina.

“La procura di Viterbo mi aveva detto “ma falla confessare perché noi lo qualifichiamo quinto comma ed il quinto comma si prescrive a breve”. Sennonché io l’ho spiegato alla mia assistita e lei mi ha detto ‘ma io posso confessare una cosa che non ho fatto?”. Ancora: “Le dico: ‘in teoria la può confessare, perché ottiene un’utilità’. Ma si può portare una a confessare una cosa che non ha fatto? La Mileti ha pagato di non avere detto una fesseria che metteva una pietra tombale sopra a questa storia, perché nell’attimo in cui lei confessava, la storia finiva. Ora io questo lo posso dire, ma non posso rivelare discorsi più approfonditi che si fanno fra le parti”. Queste le dichiarazioni choc dell’avvocato Placanica, rilasciate all’apertura del processo di secondo grado alla Mileti, condannata nel marzo del 2017 a 5 anni e 4 mesi