Per la conclusione del Cortile Teatro Festival, a Messina, in scena sono state rievocate le morti di Graziella Campagna, Alfano e Manca e il suicidio di Parmaliana
MESSINA – Il giorno 4 settembre in serale presso il Cortile del Complesso monumentale Torre degli Inglesi della Fondazione Horcynus Orca,Torre Faro, la messa in scena di “col sudore della fronte”, conclusiva della XV Rassegna estiva del Cortile Teatro Festival con pregiata direzione artistica di Roberto Zorn Bonaventura.
Ancora una volta una performance fortemente densa di tematiche etico – civili, che apertamente si fa coscienza critica, rievocando per bocca dell’unico attore protagonista Ivan Bertolami anche le vicende drammatiche dei morti ammazzati Graziella Campagna, Beppe Alfano e Attilio Manca e del suicidio di Adolfo Parmaliana, docente dell’Ateneo messinese, perseguitato e denunciato per diffamazione, con ferale connubio di certa politica e magistratura, per aver fatto sciogliere per infiltrazioni mafiose il Consiglio Comunale di Terme Vigliatore.
Canto del lavoro e della libertà: la confortante luce dopo le fitte tenebre
Nulla serve più allora, nessun fronzolo può valere e avere significanza al di là della voce, la corporeità, le sonorità della chitarra e della tammara dal vivo, la scena non richiede altro, al di fuori di un tavolo quadrato metallico, poi rivestito di un drappo bianco, quale punto d’appoggio e di neon rosso verdi laterali. L’esperienza travagliata di I. Bertolami si fonde allora con quella di quattro morti eccellenti a causa della mafia operante nello specifico nella zona tirrenica del messinese, e più in generale in Sicilia, i cui nomi risuonano quale triste sudario della nostra terra disagiata, umiliata, piegata a infime logiche mafiose, che hanno perso chi, per accidente, come la giovanissima lavoratrice presso una lavanderia di Villafranca, la diciassettenne venuta a contatto durante la prestazione di lavoro con informazioni scomode, quale l’identità vera del nipote di un boss, il medico urologo operante a Viterbo che, a seguito chiamata, aveva dovuto curare a Marsiglia Bernardo Provenzano, divenendo scomodo testimone e il giornalista e docente barcellonese, cronista per “La Sicilia”, curioso e fuori da comodi schemi e dunque da zittire ad opera del clan di Nitto Santapaola, poiché venuto a conoscenza di informazioni su mafia, massoneria e traffico d’armi: in ogni caso lavoratori ai quali è stata tolta la vita per aver portato avanti con onestà intellettuale ciò a cui attendevano, divenuti ostacoli inconsapevoli o senzienti di sistemi scellerati, ove essere omertosi salva la vita.
Dopo ripetuti depistaggi, sembra che il vero substrato dei delitti sia stato per lo piu sviscerato, restituendo un minimo di giustizia ai familiari.
La potente drammaturgia è riferibile a Mariangela Vacanti; la sapiente direzione a Filippa Ilardo. Bravo interprete di una narrazione di accadimenti anche autobiografici, ove il piccolo esercizio commerciale familiare ha opposto rifiuto di pagare il pizzo, con le connesse conseguenze, ne è stato lo stesso Ivan Bertolami. Le consone musiche originali dal vivo sono di Antonio Miriglia, le scene assai essenziali di Claudio Castagna e il disegno luci di Roberto Ragusa. Una produzione Compagnia dell’Arpa, molto gradita al folto pubblico presente, che pare avere tutte le carte in regola, oltreché per una auspicabile partecipazione a Festival, anche per essere circuitata negli Istituti scolastici, in uno ad una formativa riflessione sulle tematiche trattate, con quel confortante finale con i lenzuoli bianchi stesi da barcellonesi di buona volontà a supporto di chi non ha chinato la testa, denunciando il malaffare, perché dopo le pesanti tenebre si possa rivedere il calore del sole e si possa tornare a spezzare la pagnotta simbolo del lavoro dignitoso, posto a suggello della vita dall’art 1 della nostra Carta Costituzionale.

