La Cgil solleva il caso dei limiti strutturali negli istituti, con il 95% senza climatizzatori. Ma è la spia di un problema costante: non si affrontano i nodi strutturali
di Marco Olivieri
SICILIA – Il tema è caldo, in tutti i sensi. In un quadro d’impazzimento climatico, tiene banco da giorni la questione dell’apertura delle scuole in Sicilia in questi giorni infuocati di settembre. Da parte sua, il governo regionale non ha ritenuto “opportuno adottare un provvedimento generalizzato valido per tutte le scuole dell’isola”. In sostanza, la normativa consente, nell’ambito dell’autonomia scolastica, ai Consigli di circolo e d’istituto di modulare l’avvio delle attività didattiche in base alle esigenze locali.
Tuttavia, il problema è difficilmente risolvibile nell’immediato: negli istituti scolastici siciliani, già inadeguati quando fa freddo, mancano i climatizzatori nel 95% dei casi. E l’assessore regionale Mimmo Turano ha dichiarato: “L’ipotesi di far slittare l’inizio delle lezioni non può essere accolta, per una serie di ragioni. Intanto, perché l’anno scolastico, per legge, deve avere una durata di 206 giorni e poi perché la scuola finisce il 9 giugno, il 16 giugno cominciano gli esami di Stato, dal 9 al 13 giugno i docenti saranno riuniti per gli scrutini e le ammissioni agli esami di maturità mentre dal 14 giugno si insedieranno come commissari. Se il caldo perdura per un altro mese cosa facciamo, teniamo le scuole chiuse?”.
L’assessore ha pure precisato che “le scuole sono di proprietà dei Comuni e delle ex Province”. Ma ha promosso un “piano straordinario della Regione per ammodernare anche con impianti di condizionamento gli edifici scolastici”. Di certo, e lui stesso lo ha specificato, ci vorranno delle risorse ad hoc.
Cgil: “Non solo l’emergenza climatica, 4 scuole su 5 in Sicilia senza le certificazioni basilari”
Nel frattempo, Cgil, Flc e Fillea Sicilia hanno sollevato il caso delle scuole in Sicilia e dell’inadeguatezza delle strutture: “Il 95% delle aule scolastiche non ha impianti di climatizzazione o sistemi di ventilazione meccanica controllata, trasformando le classi con il perdurare del caldo in ambienti insalubri. Al problema legato all’emergenza climatica si aggiunge una situazione strutturale difficile con 4 scuole su 5 senza certificazione completa di agibilità, 3 su 4 senza certificazione antincendio (censimento 2022). Sono 1.258 complessivamente in Sicilia le scuole che non hanno nessuna delle quattro certificazioni basilari -agibilità, omologazione centrale termica, prevenzione incendi e collaudo statico – facendo dell’isola uno dei fanalini di coda del Paese”.
“Gravi limiti di efficacia pure dai fondi Pnrr e collasso organizzativo nelle scuole per carenza di personale”
La segretaria confederale regionale Gabriella Messina e i segretari generali delle due categorie Adriano Rizza ( Flc) e Giovanni Pistorio (Fillea), contestano al governo regionale di “ignorare volutamente, nonostante le nostre ripetute denunce, quella che è una priorità: dotare la regione di scuole sicure, con condizioni strutturali e ambientali idonee che eliminino gli ulteriori ostacoli a un diritto allo studio non pienamente garantito nella nostra regione”. “Pure i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che avrebbero dovuto rappresentare la svolta per la messa in sicurezza e la transizione ecologica delle scuole meridionali – osservano Messina, Rizza e Pistorio – stanno mostrando gravi limiti di efficacia in Sicilia”. In particolare, “i criteri di allocazione delle risorse per la messa in sicurezza e l’adeguamento degli edifici non hanno considerato le condizioni climatiche del sud, escludendo finanziamenti specifici e strutturali per i sistemi di raffrescamento estivo”.
Cgil, Flc e Fillea osservano che “alla fragilità delle mura si somma il collasso organizzativo dovuto alla carenza di personale. Il taglio lineare delle risorse ha ridotto al minimo i collaboratori scolastici. E in assenza di organico sufficiente, risulta impossibile gestire l’ordinaria aerazione dei locali, i flussi logistici per mitigare il caldo o garantire condizioni igienico-sanitarie idonee nelle giornate di afa estrema”.
La logica delle emergenze e gli eterni problemi strutturali: dalla scuola alla sanità
Poi in inverno ci saranno altri problemi. Ma, in generale, che cosa rivelano questi dati? Che a livello regionale, e possiamo aggiungere in ambito nazionale, viviamo sempre di emergenza in emergenza senza un progetto e un piano strutturale a breve, media e lunga distanza. Ma fino a quando non si affronterà il nodo della giustizia sociale e dell’equità sul piano economico, chiedendo a chi ha di più un “sacrificio” per l’interesse generale, e soprattutto diminuendo nettamente l’evasione fiscale, staremo sempre qui inchiodati al presente. E si tratti di scuola, sanità, casa e lavoro, beni culturali, dissesto idrogeologico e surriscaldamento globale, si continuerà a cercare di rimediare a limiti strutturali e permanenti. Altro che emergenze.

