Carcere di Gazzi al collasso. Il 30 novembre assemblea del personale per fissare il “calendario delle proteste”

Carcere di Gazzi al collasso. Il 30 novembre assemblea del personale per fissare il “calendario delle proteste”

Carcere di Gazzi al collasso. Il 30 novembre assemblea del personale per fissare il “calendario delle proteste”

mercoledì 24 Novembre 2010 - 10:15

Sindacati e agenti di polizia penitenziaria vanno avanti e si preparano ad organizzare le manifestazioni già annunciate. Il Sappe precisa: «L’incontro del 4 novembre era già stato programmato, non è una conseguenza della nota inviata qualche giorno fa»

«I turni di lavoro sfiorano ormai le 9/12 ore, rispetto alle 6 che invece dovrebbero essere coperte. Non possiamo più sostenere questa situazione, ne risenta anche la nostra sfera privata e familiare». Questa la situazione vissuta dal personale carcerario della casa circondariale di Gazzi, un sistema penitenziario sull’orlo de collasso. Lo hanno fatto ben capire i rappresentanti sindacali di Sappe, Osapp, Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Capp nella nota inoltrata qualche giorno ai rappresentanti del governo centrale, regionale e locale, chiedendo di poter avviare immediatamente un confronto con le parti che permetta di individuare delle soluzioni concrete, ma soprattutto invitando il Ministro della Giustizia Angelino Alfano a verificare personalmente le condizioni di sottodimensionamento dell’organico. In caso contrario sarà protesta.

Per fare il punto della situazione, il prossimo 30 novembre all’interno della Casa Circondariale è stata convocata un’assemblea che coinvolgerà l’intero personale della struttura, per dare contezza delle iniziative che si intendono portare avanti e stabilire il “calendario” delle manifestazioni che verranno organizzate in caso di perdurante silenzio istituzionale. Esse, lo ricordiamo prevedono sit-in di fronte il Palazzo di Giustizia, rifiuto a prolungare i turni di lavoro senza preavviso e senza giustificata motivazione, autoconsegna in caserma del personale di polizia penitenziaria e sciopero della fame. Uno scenario certamente non rassicurante, ma rispetto al quale i dipendenti, che finora, ribadiscono i sindacati, non hanno mai fatto mancare il proprio supporto mantenendo inalterati gli standard di sicurezza della struttura, non intendono fare un passo indietro.

Per i rappresentanti sindacali, la disparità fra il numero di unità presenti (305) e quelle che invece sarebbero necessarie, determina un condizioni di notevole pericolo per l’incolumità dei poliziotti che rimangono ad operare dentro il carcere. Molti di essi sono spesso impegnati in attività di piantonamento al fine di favorire la presenza dei detenuti nelle aule di giustizia, sempre comunque sotto scorta. In altri casi ancora, invece, gli operatori vengono -dirottati- nel servizio del nuovo reparto detentivo dell’Ospedale Papardo di Pace. Impegno quest’ultimo, di cui gli agenti non sono stati preventivamente informati. A tal proposito, il sindacato Sappe precisa: «L’incontro fissato per il 4 dicembre con il direttore, è programmato già dallo scorso 2 novembre proprio per lamentare il fatto di non essere stati messi a conoscenza in anticipo dell’inizio della nuovo servizio a Papardo. Non è escluso che nell’occasione si parlerà anche delle proteste che intendiamo mettere in atto, ma era stato organizzato a tale scopo». Improbabile dunque che dall’incontro possano venire fuori soluzioni che scongiurino l’inizio delle proteste, che peraltro non è escluso vengano avviate anche prima di giorno 4.

Il livello di sopportazione degli agenti di polizia penitenziari, è giunto al limite. Anche perchè come spiegato anche dal rappresentante dell’Osapp Salvatore Chillemi non mancano anche le ripercussioni a livello personale, «non abbiamo più una vita».

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