Il tutto all’interno di un casotto abusivo costruito sul rivelino Santo Stefano. Ennesimo esempio di come quell’area sia ancora terra di nessuno. Le immagini
Qualche giorno fa avevamo scritto dell’inceneritore di San Raineri definendolo “terra di nessuno”. Erano evidenti, infatti, i segni di un’occupazione ovviamente abusiva dello stesso, con tanto di camera da letto e panni stesi, nonostante la spesa da parte del Comune di 17 mila euro per la chiusura di ogni accesso a quello che rimane un monumento al degrado della città di Messina. Oggi proponiamo, con tanto di immagini, un altro esempio dello scempio che si continua a perpetrare in quella che dovrebbe essere, anzi, ha ogni titolo e requisito per esserlo, una delle aree più pregiate della città, la zona falcata.
Un’area intrisa di storia, piena di testimonianze di un passato glorioso che oggi pare essere stato seppellito per scomparire del tutto dalla memoria dei messinesi. Le fortificazioni della Real Cittadella erano così imponenti da risultare imprendibili per qualunque nemico che cercasse di attaccare la nobile città di Messina. Le truppe borboniche, nel 1860, resistettero per mesi e mesi protetti da quelle solide mura, volute tre secoli prima dall’imperatore Carlo V d’Asburgo. E chissà cosa avrebbe pensato, l’imperatore, se gli avessero predetto il futuro e gli avessero detto che nel ventesimo secolo quel mastodontico manufatto sarebbe stato smontato pezzo a pezzo dagli stessi messinesi divenendo preda di chiunque, senza nessun controllo.
L’ultima scoperta: un casotto, ovviamente abusivo, costruito sulle mura di cinta della fortificazione, esattamente sopra il rivelino Santo Stefano, a pochi passi dall’inceneritore e dal bastione omonimo, è stato trasformato in un vero e proprio deposito, con tanto di tetto rigorosamente in eternit, di prodotti per l’agricoltura quali concimi e disserbanti, veleni e antiparassitari. Tutto materiale tossico, che prevede una diluizione molto alta. E che non dovrebbe stare lì, nel cuore della storia violentata della nostra città.
(FOTO DINO STURIALE – In fotogallery altre immagini)
