Erogazione idrica, si torna alla normalità. E arriva il momento del j’accuse

Erogazione idrica, si torna alla normalità. E arriva il momento del j’accuse

Erogazione idrica, si torna alla normalità. E arriva il momento del j’accuse

sabato 12 Marzo 2011 - 09:40

L’Amam nel mirino di Cgil, Cisl e Uil ma anche del Pd. I sindacati: «Società gestita con inerzia e in modo unilaterale». I consiglieri comunali di centrosinistra: nessuna scusa può giustificare questo operato

L’emergenza idrica, se così vogliamo definirla, è alle spalle. In realtà i disagi sono stati più limitati rispetto a quelli patiti dalla cittadinanza una settimana fa, ma proprio la vicinanza tra i due eventi fa scattare, nel “day after”, l’atto d’accusa nei confronti dell’Amam, che si ritrova periodicamente a dover fare i conti con i guasti alle tubazioni dell’acquedotto causate da frane e crolli. A puntare il dito contro i vertici della società sono, intanto, Cgil, Cisl e Uil, con i segretari Tanino Morabito (Filctem), Stefano Trimboli (Femca) e Carlo Caruso (Uilcem). I tre, in una nota, entrano nel merito dell’attività svolta dai dirigenti e dal consiglio di amministrazione dell’Amam, contestando «l’inerzia che sta portando la città sempre più spesso alla crisi idrica». Secondo Morabito, Trimboli e Caruso «è assurdo che in una città di più di duecentocinquantamila abitanti si faccia riferimento solo alla condotta Fiumefreddo. Una condotta “colabrodo”, collegata ad impianti fatiscenti, che per sua natura, poiché collocata quasi interamente in montagna, risente dei disastrosi effetti del dissesto del territorio. E’ necessario trovare una soluzione alternativa per dare respiro alla città nei momenti di emergenza Ma non solo, se si considera che Messina è una città in cui l’acqua non viene erogata 24 ore su 24. Una buona alternativa – suggeriscono Morabito, Trimboli e Caruso – potrebbe essere la condotta dell’Alcantara, dismessa ormai da quasi tre anni per l’esosità dei costi. Costi che potrebbero essere contenuti attraverso specifici accordi».

«E’ fondamentale – proseguono i segretari provinciali Filctem, Femca e Uilcem – che l’azienda presenti un Piano Industriale, richiesto dalle organizzazioni sindacali già nel dicembre 2009, ormai obbligatorio e mai ricevuto, per comprendere se e quali investimenti l’Amam ha intenzione di portare avanti, visto soprattutto lo stato delle reti che andrebbero quasi totalmente sostituite e non più rattoppate con interventi tampone. Non solo, è necessario, inoltre che venga ripristinata la giusta relazione industriale e che le parti sociali vengano immediatamente convocate dall’azienda, che finora ha ignorato tutte le nostre richieste d’incontro,affinché si decida una volta per tutte sulla pianta organica e quindi sui metodi e sui criteri da adottare in vista delle prossime assunzioni. L’azienda ha infatti approvato il 28 ottobre del 2010, a fronte di un percorso iniziato l’anno precedente e volto alla valorizzazione delle risorse umane, una pianta organica che prevede 146 unità a fronte di 70 addetti e con in vista 5 pensionamenti. Ma ad oggi le organizzazioni sindacali non sono ancora state convocate per valutare i percorsi da seguire per l’integrazione di nuovo personale, 76 unità circa, il che comporta carichi di lavoro enormi e produce una organizzazione del lavoro poco razionale quando non del tutto fuori controllo. Un ritardo assurdo e non giustificabile in una città come la nostra affamata di posti di lavoro».

«Messina attende risposte da chi ha la responsabilità di decidere e non lo fa – concludono Morabito, Trimboli e Caruso – chiediamo quindi un immediato incontro all’azienda perché si affrontino con concretezza e responsabilità le tematiche di cui sopra. E’ assurdo che un ente di tale importanza per la cittadinanza continui ad essere gestito in maniera unilaterale senza alcun confronto con le parti sociali». Il j’accuse arriva anche dal Partito Democratico: dopo la nota di ieri del segretario cittadino Giuseppe Grioli, a parlare sono i consiglieri comunali Felice Calabrò, Gaetano Gennaro, Nicola Barbalace ed Elio Sauta. In questo caso i quattro si rivolgono al presidente del consiglio comunale Pippo Previti, chiedendogli di «convocare i vertici dell’Amam ad una seduta, appositamente dedicata, della conferenza dei capigruppo consiliari, affinché gli stessi riferiscano in merito alle cause dei disservizi e, soprattutto, in merito agli interventi strutturali da porre in essere, atteso che la costanza e periodicità dell’evento sono tali da declassarlo da imprevedibile a prevedibile, con la conseguenza che nessuna scusa può essere più addotta a giustificazione dell’operato della società».

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