Le organizzazioni sindacali che tutelano gli addetti alla sicurezza nella casa circondariale di Gazzi, scrivono al Ministro Alfano, agli amministratori locali e regionale chiedendo di individuare al più presto una soluzione contro il sottodimensionamento di organico della struttura. I sindacati: “Immobilismo del governo centrale. Pronti allo sciopero della fame”
Una realtà al limite della vivibilità e della decenza: sia per i detenuti che per il personale della Polizia Penitenziaria. La condizione a cui si fa riferimento è ovviamente quella della Casa Circondariale di Gazzi, dove le condizioni di sicurezza e di igiene sembrano diventate un’eccezione. Una denuncia pesante quella lanciata dalle sigle sindacali di categoria Osapp e Sappe, che condannano “l’inerzia finora dimostrata dal Governo centrale nel risolvere le problematiche riguardanti il carcere di Messina che stanno ormai riducendo al collasso l’intero sistema penitenziario”.
Altrettanto dure sono le decisioni assunte dai rappresentanti sindacali, non certo più disposti a stare in silenzio di fronte all’indifferenza finora mostrata dagli organi preposti. I sindacati hanno infatti proclamato lo stato di agitazione dando via ad una protesta destinata a crescere nel caso in cui, da subito, non ci convochi un tavolo tecnico per analizzare a fondo la questione.
Per i sindacati la disparità fra il numero di unità presenti (305) e quelle che invece sarebbero necessarie, determina un condizioni di notevole pericolo per l’incolumità dei poliziotti che rimangono ad operare dentro la struttura di viale Gazzi. Molti di essi sono spesso impegnati in attività di piantonamento al fine di favorire la presenza dei detenuti nelle aule di giustizia, sempre comunque sotto scorta. In altri casi ancora, invece, gli operatori vengono -dirottati- nel servizio del nuovo reparto detentivo dell’Ospedale Papardo di Pace.
Tasselli che compongono un puzzle di crescente intolleranza da parte degli operatori di settore, che rischia di -materializzarsi- in una manifestazione dinanzi la struttura penitenziaria, un sit-in al Palazzo di Giustizia che potrebbe potrarsi, se necessario, anche per tutta la settimana. Ma le intenzioni di Sapp e Osapp vanno oltre. Come detto, infatti “qualora la citate forme di dissenso non dovessero produrre risultati”, si legge nella nota, si proseguirà con l’autoconsegna in caserma del personale di polizia penitenziaria dopo lo svolgimento del servizio programmato, con il rifiuto del prolungamento del turno ordinario se non comunicato e motivato preventivamente. Ma per far capire quanto determinate siano le intenzioni, tra le forme di protesta contemplate dai sindacati anche lo sciopero della fame. Un ultimo step a cui è necessario fare il possibile per non arrivare.
