Un mutuo da pagare, una casa da affittare, un futuro incerto: «Qualcuno mi dica cosa fare»
Tante le storie “riunite” questa mattina in piazza Maurolico che permettono di analizzare le diverse angolature, e non solo quelle “ufficiali”, di un ritorno alla normalità che a dispetto dei traguardi raggiunti e giustamente “festeggiati” (vedi la riapertura della scuola, la ripresa di alcune attività commerciali, il rientro a casa di numerose famiglie), è fatto anche di punti ancora da chiarire, di problemi che esistono e di cui la gente ora vuole parlare. Più volte infatti nelle ultime settimane abbiamo ascoltato le “confessioni” di chi ha voluto farci capire che le cose non stavano andando bene come all’ “esterno” venivano percepite, che la situazione era più complicata del previsto. Persone che tuttavia anzichè parlare a -viso aperto- hanno preferito aspettare, sperando magari che qualche risposta e certezza in più potesse arrivare.
Questa mattina però il tempo è scaduto e tutti coloro che si sono ritrovati in piazza pronti per sfilare lungo le strade della città, una volta compreso che il corteo non sarebbe più partito, hanno comunque deciso di dare un senso alla loro “presenza”, raccontando la propria esperienza e punto di vista, senza filtri. Tutti d’accordo nel riconoscere la grande accoglienza ed umanità con cui in questi mesi sono stati tratti nelle strutture alberghiere, sia da parte del personale degli hotel che da parte degli assistenti sociali; altrettanto compatti però nel sostenere che dal giorno delle firme alle prime ordinanze di rientro, notificate sulla base della suddivisione in zone verdi, gialle, rosse e viola, qualcosa è cambiato. Perché la sensazione chiaramente avvertita da coloro che gli ultimi quattro mesi di vita li hanno trascorsi in albergo, è stata quella di non essere più ascoltati dai componenti di quegli uffici a cui ci si rivolgeva per avere chiarimenti.
Tra le tante voci ascoltate questa mattina, riportiamo quella di Antonino Ielitro, abitante di Giampilieri Superiore, contrada Natale, che ci racconta: «Da due settimane sono tornato in albergo, ma precedentemente mi era stato detto che poteva rientrare a casa perché la zona era sicura. Così ho fatto, ma dopo poco mi è stato comunicato di ritornare in hotel perché la mia abitazione, aldilà del torrente, diversamente da quanto sostenuto prima, non era sicura. Così ho rifatto le valigie e via di nuovo da Giampilieri. Adesso la notizia che entro il 28 dobbiamo lasciare le strutture: ma io dove posso andare? Al momento sto sostenendo il pagamento del mutuo, 600 euro al mese, (mutuo dunque non sospeso), perché la casa l’avevo acquistata da poco, e non posso certo sostenere l’ulteriore spesa di un casa in affitto. Non so che dire e soprattutto non so che fare».
