Quali effetti nel Centro-Sud, in Sicilia e nel Messinese? Massima attenzione alle conseguenze del riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico
El Niño rappresenta la fase positiva dell’Enso (El Niño-Southern Oscillation). Si manifesta con un anomalo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centro-orientale (regione Niño 3.4 e settori adiacenti), accompagnato da un riassetto della circolazione atmosferica tropicale.
Un indebolimento o inversione degli alisei, spostamento verso est della zona di intensa convezione e rilascio di enormi quantità di calore latente nell’atmosfera. Da questo cambio di circolazione nascono, grandi onde di aria calda nell’alta troposfera, note come onde di Rossby atmosferiche, che si propagano verso le medie e alte latitudini, alterando la posizione e l’intensità del getto polare e delle alte e basse pressioni. Il tempo alle nostre latitudini viene governato da loro.
Sulle Americhe l’impatto è relativamente diretto e statisticamente più robusto, con eventi di siccità in Australia e Indonesia, piogge più intense sul Perù e sull’Ecuador, squilibri termici e pluviometrici sul Nord America.
Il segnale non rimane sempre significativo sulla circolazione alle nostre latitudini e, soprattutto, non esiste una correlazione diretta e robusta tra gli anni di El Niño e le precipitazioni sull’Italia.
Sull’Europa e sul Mediterraneo il percorso è molto più lungo e filtrato. Il segnale deve attraversare l’intero settore Nord Atlantico, interagire con il vortice polare, e con altri indici climatici, del Nord Atlantico. Quindi nessun effetto diretto, ma solo riflessi indiretti sul nostro clima.

Quando questi indici sono dominanti, possono amplificare, attenuare o addirittura cancellare il contributo di El Niño. In molti casi storici il segnale ENSO sull’Europa risulta debole, intermittente o statisticamente non significativo.
I veri registi del clima europeo
La North Atlantic Oscillation misura il gradiente di pressione tra l’anticiclone delle Azzorre e la depressione d’Islanda. Nella sua fase positiva aumenta le probabilità di avere flussi zonali occidentali miti e umidi sul Nord e Centro Europa, con condizioni più stabili e spesso più secche sul Mediterraneo, alle nostre latitudini.
Nella fase negativa rende più probabili blocchi anticiclonici alle alte latitudini e scambi meridiani che possono portare irruzioni di aria più fredda o più instabile verso sud. L’Arctic Oscillation regola in modo analogo la forza del vortice polare troposferico. Quando si trova in fase positiva confina l’aria fredda alle alte latitudini, mentre valori negativi ne favoriscono la discesa verso sud.
Quali sono i veri effetti sull’Europa
Sull’Europa e sul Mediterraneo il percorso è molto più lungo e filtrato. Il segnale deve attraversare l’intero settore Nord Atlantico, interagire con il vortice polare stratosferico, e con le anomalie di temperatura della superficie del mare nell’Atlantico e, soprattutto, con lo stato della NAO e dell’AO.
Sull’Europa e sul Mediterraneo il percorso è molto più lungo e filtrato. Il segnale deve attraversare l’intero settore Nord Atlantico, interagire con il vortice polare stratosferico, con le anomalie di temperatura della superficie del mare nell’Atlantico e, soprattutto, con lo stato della NAO e dell’AO.

Questi indici hanno un’influenza diretta e statisticamente più forte sulla circolazione europea rispetto a El Niño. A essi si aggiungono altri fattori, fra cui lo stato del vortice polare stratosferico (che può favorire o ostacolare eventi di warming stratosferico e successivi impatti troposferici), le anomalie di temperatura del Mediterraneo stesso (che oggi è eccezionalmente caldo e aumenta il contenuto di umidità disponibile), e la variabilità interna locale.
Due eventi di El Niño di intensità simile possono produrre risposte molto diverse sull’Europa a seconda della configurazione preesistenti nell’area.
L’analisi delle serie storiche e degli studi compositi mostra chiaramente che non esiste una correlazione diretta, lineare e robusta tra la fase di El Niño e le precipitazioni sull’Italia.
Gli studi basati su rianalisi (ERA5 e precedenti) e su composite di eventi Enso evidenziano che la risposta pluviometrica europea è caratterizzata da ampia variabilità interna. In alcuni autunni e inverni di El Niño si osservano anomalie positive di precipitazione su porzioni del Mediterraneo occidentale o centrale. In altri anni lo stesso segnale era di verso opposto.
Quali sono i veri rischi per il prossimo autunno?
Il problema principale non è tanto la quantità totale di pioggia, quanto la sua distribuzione. In un contesto di Mediterraneo caldo e di atmosfera più energetica, le precipitazioni tendono a concentrarsi in eventi intensi, di breve durata e su aree ristrette, producendo accumuli elevati in poche ore su bacini limitati, mentre vasti territori restano a secco.

Questo tipo di pioggia, concentrata nello spazio e nel tempo, è scarsamente efficace per la ricarica delle falde. Pertanto non è una buona notizia per le falde acquifere e le risorse idriche, specialmente del Centro-Sud. Le piogge intense e concentrate favoriscono il deflusso superficiale e il rischio di allagamenti localizzati, ma infiltrano poco nel sottosuolo rispetto a precipitazioni moderate e prolungate, come le piogge da nembostrato (le uniche che combattono realmente la siccità).
In poche parole nell’estate del 2027, dopo un inverno mite e con piogge mal distribuite nel tempo e nello spazio, ci saranno sicuramente gravi problemi nell’erogazione idrica, se non si adottano le dovute cautele nella stagione invernale, e non si mette appunto un piano che possa migliorare la gestione dell’acqua, iniziando a intervenire sulla gravi perdite, ma anche sulle tante captazioni abusive a monte.

