Rosamaria Macaluso e Caterina Isaia, musiciste appena diciottenni, danno prova di grande maturità
Due giovanissime e molto promettenti artiste siciliane si sono esibite domenica u.s. al Palacultura, per la Stagione musicale dell’Accademia Filarmonica.
Si tratta della pianista Rosamaria Macaluso e della violoncellista Caterina Isaia, entrambe diciottenni, che hanno proposto un programma che le ha viste suonare ora singolarmente, ora insieme in duo.
Da evidenziare come il programma eseguito dalle due musiciste richieda non solo una notevole padronanza tecnica degli strumenti, ma anche una maturità di interpretazione, che le due giovani hanno dimostrato di possedere, in particolare per quanto riguarda i brani di Brahms, di cui poi diremo, fra le ultime composizioni del musicista tedesco.
Ha iniziato Caterina Isaia, con la Suite n.3 per violoncello solo BWV1009 di Johann Sebastian Bach.
Le sei suite per violoncello solo di Bach hanno l’enorme importanza storica di aver elevato questo strumento a livelli elevatissimi, in un’epoca in cui lo stesso era offuscato dalla viola da gamba.
Si tratta di composizioni in sei movimenti, un Preludio, al quale seguono delle danze di origine francese, e costituiscono la bibbia per ogni violoncellista, imprescindibili nello studio di questo meraviglioso strumento.
La suite n. 3 si compone, oltre al Preludio, di un’Allemanda, una Corrente, una Sarabanda, una Bourrèe I e II e una Giga. Ottima performance della violoncellista, sicura ma nello stesso tempo molto sentita, perfettamente immedesimata nella difficile e severa partitura di Bach.
Le due artiste hanno poi eseguito una trascrizione per violoncello e pianoforte dei primi due dei “Vier Ernste Gesange” (Quattro canti seri) Op. 121, di Johannes Brahms.
Scritti per voce e pianoforte, un anno prima della sua morte, rappresentano la penultima composizione di Brahms, e nella trascrizione il violoncello assume le funzioni della voce (di solito un basso). Sono brani, come si ricava dal titolo, di carattere serio, grave e a volte mesto, tratti dalla Bibbia di Lutero, nei quali si avverte un certo presentimento di morte dell’autore, oltre una profonda tristezza (in quei giorni era scomparsa la sua amata Clara Schumann). Essenziali e profondissimi, racchiudono “in uno spazio minimo il massimo contenuto” (Geiringer), e le due giovani musiciste hanno saputo cogliere quel senso di profonda mestizia che caratterizza questi piccoli capolavori.
Nella seconda parte del concerto si è prima esibita da sola la pianista Rosamaria Macaluso, affrontando la celebre “Grande polacca brillante, preceduta da un Andante spianato”. Scritta da Chopin per pianoforte e orchestra (l’Andante spianato per piano solo), ma spesso eseguita solo al pianoforte, essendo il ruolo dell’orchestra abbastanza marginale, è un brano impegnativo, ove allo splendido e ispirato Andante segue una Polacca dal carattere virtuosistico e brillante, di notevole lunghezza e difficoltà esecutiva. Difficoltà superate con sicurezza e disinvoltura dalla giovane pianista, che probabilmente deve ancora migliorarsi nell’esecuzione del forte o fortissimo (ma ne ha tutto il tempo).
Di nuovo in duo, le musiciste hanno eseguito un brano novecentesco, “Nenia e recitativo” di Eliodoro Sollima, dall’atmosfera rarefatta e misteriosa, in particolare nella “Nenia”.
Infine “Le Grand Tango”di Astor Piazzolla, autore molto frequentato quest’anno, ricorrendone il centenario dalla nascita. Si tratta di un brano complesso, in tre movimenti, eseguiti senza soluzione di continuità, che Piazzolla non ha composto, come invece quasi tutti i suoi brani, per il bandoneon, ma per il magico violoncello di Rostropovich. In questo capolavoro è racchiusa tutta la sua poetica musicale: il ritmo (di tango) trascinante, presente nei movimenti estremi, e il lirismo, nostalgico e malinconico, tipicamente sudamericano, che contraddistingue il movimento centrale.
Eccellente l’esecuzione delle due musiciste, sicuramente sentiremo parlare molto di loro in futuro.

Grandiose!