Ampia partecipazione stamattina su invito dell'artista Lelio Bonaccorso. "Mi appello ai politici: le regole vanno cambiate e il Museo valorizzato"
MESSINA – “Ringrazio tutti coloro che oggi sono venuti al Museo regionale Accascina per dimostrare il proprio amore e attaccamento al patrimonio storico messinese, in un momento complesso e difficile per la nostra città. Una cosa che ho evidenziato, e che credo vada rivista, sono le regole regionali che a mio avviso non garantiscono una adeguata valorizzazione e tutela del nostro Museo. La cosa più drammatica dopo il furto di Antonello da Messina, è che questo nostro Museo, che ricordo è tra i primi in Sud Italia per estensione, non sia conosciuto oltre i confini locali, e questo dipende dai regolamenti. Messina è prigioniera di norme e regole regionali, sottomessa a logiche che non permettono uno sviluppo adeguato delle nostre potenzialità. Questa cosa va cambiata e il mio appello va direttamente ai nostri rappresentanti politici. A buon intenditor poche parole”. Così l’artista Lelio Bonaccorso, promotore dell’animata iniziativa di stamattina al Museo.

“Presenti in forze per difendere la nostra storia”: così si è riassunta la partecipazione di stamattina: “Domenica tutti al museo. Visitiamo “in massa” il Museo regionale Accascina“. La naturale prosecuzione di quell’attività di difesa del patrimonio culturale partita con un sit-in all’indomani del clamoroso furto delle quattro tavole di Antonello da Messina. Tre delle cinque del Polittico di San Gregorio e la bifronte con la Madonna col Bambino e un francescano orante, sul recto, e il Cristo in pietà sul verso.
“Il momento di difendere la storia culturale di Messina”
Mette in evidenza sempre Bonaccorso: “Talvolta la storia ci spinge ad affrontare prove ardue e quando arrivano questi momenti difficili una comunità, una famiglia, deve essere unita. Questo è il momento di stringerci intorno alla nostra storia culturale, a ciò che siamo e al nostro museo. Ci sono cose da cambiare radicalmente ma in questo momento è importante dare un segnale a tutti. Soprattutto a chi guarda al nostro patrimonio storico-culturale in maniera rapace. Dobbiamo far capire loro che noi ci siamo, che il museo non è sguarnito”.

