Oltre la vertenza: a rischio le esenzioni per le fasce deboli, pagheranno tutti - Tempo Stretto

Oltre la vertenza: a rischio le esenzioni per le fasce deboli, pagheranno tutti

Francesca Stornante

Oltre la vertenza: a rischio le esenzioni per le fasce deboli, pagheranno tutti

mercoledì 15 Marzo 2017 - 11:50
Oltre la vertenza: a rischio le esenzioni per le fasce deboli, pagheranno tutti

Oggi una nuova protesta dei lavoratori delle mense a Palazzo Zanca, ma la questione rischia di essere letta solo come una battaglia di lavoro mentre oscilla tra problemi finanziari di Palazzo Zanca e la tutela delle fasce di popolazione a reddito zero. Ecco le questioni da affrontare

Una nuova protesta, ancora in sit-in a Palazzo Zanca per manifestare contro il nulla di fatto per le mense scolastiche. Oggi i lavoratori sono tornati a farsi sentire, hanno contestato l’operato dell’amministrazione Accorinti che aveva promesso soluzioni per sbloccare la questione mense e invece non ha prodotto nulla. Serviva un atto di indirizzo che sbloccasse le risorse necessarie per coprire l’avvio del nuovo bando di gara per l’affidamento ma nulla. Per questo sono tornati a farsi sentire insieme alla Filcams Cgil, in ballo ci sono 80 posti di lavoro. Una battaglia per un servizio che riguarda decine di scuole, centinaia di famiglie e migliaia di alunni, ma che di fatto si è trasformata in una vertenza occupazionale. A protestare infatti ci sono solo i lavoratori e sembra che la questione non tocchi più scuole e famiglie. I disagi in questi mesi sono stati tanti, poi però gli istituti si sono dovuti rimboccare le maniche e organizzare servizi alternativi tramite catering privati o lasciare ai genitori l’incombenza di provvedere per il pasto dei propri figli. Quindi riattivare il servizio mense del Comune sarebbe una soluzione positiva per tutti. C’è però un aspetto che di certo non farà mancare le polemiche: appena il servizio ripartirà dovranno essere riviste tutte le tariffe per le famiglie. Come da prassi, verranno rimodulati gli importi per ogni fascia di reddito, quel che forse in questo momento non tutti sanno è che sarà impossibile mantenere le esenzioni. Quindi pagheranno tutti. Anche chi ha reddito zero. Il Comune è infatti obbligato ad avere un rientro di almeno il 36% delle spese destinate ai servizi come quello della refezione scolastica. Dunque, considerato che circa la metà delle famiglie che usufruiscono delle mense dichiarano reddito Isee zero ad oggi è impossibile pensare di mantenere la possibilità di esenzione totale per le fasce deboli.

Il neo assessore Federico Alagna, subito travolto dalla questione mense, oggi ci ha spiegato che sta già lavorando anche su questo fronte: «Mi sto confrontando con il Dirigente De Francesco e stiamo facendo anche un ragionamento in giunta sull’obbligo del 36% che non è relativo ad ogni singolo servizio ma al complesso dei servizi a domanda individuale. Sto lavorando per provare a garantire le esenzioni alle fasce deboli perché mi sembra fondamentale che abbiano l’esenzione totale». Quindi il fronte è aperto e al momento non vi sono garanzie. Con la rimodulazione delle tariffe ci si potrebbe trovare di fronte ad un minimo di 2 euro a pasto per le fasce con il reddito più basso fino ad un massimo di 6 euro per chi invece rientra nelle fasce alte. E a questo punto la domanda è lecita: le famiglie saranno disposte a pagare queste cifre? Il rischio è che il Comune appalti un servizio che poi non porterà in cassa le entrate necessarie. Impossibile dimenticare anche le fortissime polemiche che tre anni fa travolsero l’ex assessore Patrizia Panarello che si trovò costretta, per gli stessi motivi, ad abolire le esenzioni, polemiche che arrivarono anche dal suo stesso movimento. All’epoca le fasce a reddito zero si trovano con una tariffa di 0,80 centesimi, oggi questa fascia potrebbe ritrovarsi a pagare non meno di 2 euro. Tra l’altro c’è anche una sentenza del Tribunale di Torino che la scorsa estate ha stabilito che, a prescindere dai servizi comunali, i bambini a scuola possono mangiare in mensa anche i pasti portati da casa. Il Ministero all’Istruzione ha presentato ricorso in Cassazione e si aspetta ancora la sentenza finale.

Un problema quindi delicato anche a livello nazionale e che qui oscilla tra la vertenza occupazionale, le questioni finanziarie di Palazzo Zanca e la tutela delle fasce deboli della popolazione.

Francesca Stornante

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