Sentenza per un 35enne messinese a processo per maltrattamenti. Sullo sfondo, una famiglia in difficoltà nell'area di risanamento
MESSINA – C’è una complessa storia di disagio in famiglia dietro la sentenza decisa dal Tribunale (presidente Sciglio) che ha assolto dall’accusa di maltrattamenti un 35enne messinese.
L’accusa di molestie e l’assoluzione
Alla fine del processo, infatti, i sospetti si sono rivelatI infondatI, come ha fatto rivelare l’accusa che aveva chiesto l’assoluzione. Al dibattimento infatti è emersa una versione diversa dai fatti descritti in denuncia e l’avvocato Francesco Ponzio, difensore dell’imputato, ha ottenuto il verdetto che ha scagionato del tutto il suo cliente. “E’ la fine di un calvario giudiziario che però poteva costargli il carcere”, commenta il difensore.
Una storia da incubo
Il procedimento ha preso il via dalla denuncia della ex moglie, oggi 31enne, che dopo l’ennesimo litigio col marito lo ha accusato di maltrattamenti. Schiaffi, a casa e in strada, pugni, minacci e insulti andavano avanti da anni, ha raccontato la donna – al processo assistita dall’avvocato Antonino Giacobello. In qualche occasione, ha sostenuto lei, lui ha anche usato un coltello minacciando di tagliarsi la gola, se lei se ne fosse andata di casa. Tutto sotto gli occhi dei sei figli.
Una famiglia in difficoltà
I due abitavano in una dei quartieri al centro dei progetti di risanamento. Oggi sono separati e i bambini sono stati affidati a comunità per minori. La coppia infatti non ha più la potestà genitoriale, che il Tribunale dei minori ha tolto a entrambi perché lasciavano i figli in stato di abbandono.

