Presa di posizione di Rifondazione comunista, dopo la morte di un giovane sudanese, "contro la politica Ue dei porti chiusi"
SICILIA – “Nel corso di un’ennesima, drammatica traversata del Mediterraneo centrale, si è consumata una nuova tragedia. Un giovane migrante sudanese, di soli 25 anni, ha perso la vita dopo essere caduto in mare dal gommone su cui viaggiava. L’incidente, avvenuto circa due ore dopo la partenza, ha avuto un esito fatale nonostante l’immediato allarme lanciato dagli altri passeggeri: il conduttore dell’imbarcazione, infatti, non si è fermato per tentare alcuna operazione di soccorso. La notizia è giunta attraverso la testimonianza di tre connazionali della vittima, tra cui due parenti, sbarcati a Lampedusa a bordo di una motovedetta della Guardia costiera italiana per ricevere cure mediche urgenti. Due di loro presentavano significative ustioni, verosimilmente provocate dal contatto con una miscela di carburante e acqua salata, ed è stato necessario il loro trasferimento presso l’ambulatorio locale. Gli sbarchi sull’isola, si sottolinea, proseguono incessantemente nonostante le attuali e proibitive condizioni meteorologiche e marine”. A renderlo noto il Partito della Rifondazione comunista della Sicilia,
“Le operazioni di salvataggio in mare sono state coordinate dalla nave dell’organizzazione non governativa Solidaire, che, dopo aver assicurato le prime necessarie assistenze, ha proseguito la propria rotta verso la Liguria con destinazione il porto di La Spezia, come assegnato dalle autorità competenti”. Alla luce di questo tragico ennesimo episodio, la segretaria regionale del Prc, Tania Poguisch, ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Le Ong, Organizzazioni non governative, devono tornare a salvare vite umane. Unico spiraglio di sicurezza per chi è costretto ad affrontare un viaggio simile per raggiungere l’Europa. La protezione della vita umana in mare non può essere un’opzione, la solidarietà non è reato e bisogna fermare le politiche della morte attuate dall’Unione europea, soprattutto in un momento in cui le guerre nel cuore di una parte del Mediterraneo non molto lontano dalle coste europee aumentano. E i popoli coinvolti sono costretti a lasciare le loro case e le terre”.
“Apriamo subito i porti e accogliamo chi non ce la fa più a sopravvivere”
Continua Poguisch: “Apriamo subito i porti e accogliamo chi non ce la fa più a sopravvivere ai conflitti, ai danni creati dai cambiamenti climatici e da un lavoro sempre più povero. Contro politiche neocoloniali e di sfruttamento dobbiamo urlare sempre più forte anche per capovolgere lo stato delle cose. L’episodio riaccende i riflettori sulle pericolose rotte migratorie e sulla costante emergenza umanitaria nel Mediterraneo, sottolineando il ruolo cruciale della società civile e delle organizzazioni di soccorso”.
L’immagine è di repertorio.
