Navarra: "Non ho mai dominato il Pd di Messina e questo non è più il partito di Renzi" - Tempostretto

Navarra: “Non ho mai dominato il Pd di Messina e questo non è più il partito di Renzi”

Redazione

Navarra: “Non ho mai dominato il Pd di Messina e questo non è più il partito di Renzi”

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lunedì 12 Settembre 2022 - 17:00

Il parlamentare risponde all'intervento dell'editore di Tempostretto e rivendica, da liberale, la sua coerenza politica

La risposta di Pietro Navarra

Nel suo editoriale apparso ieri su Tempostretto, il dottor Pippo Trimarchi fa un’affermazione che condivido pienamente e molte altre sulle quali dissento profondamente. Tuttavia, diversamente da quanto fatto nel suo pezzo, cercherò di essere più concreto sostenendo le mie argomentazioni con circostanze precise, evitando considerazioni prive di evidenza fattuale. Esporrò fatti e non vuote parole di un tifoso che – non ne abbia a male dott. Trimarchi – ha scambiato il suo giornale in organo di disinformazione di partito.

“Non sempre ho condiviso linee e scelte politiche dei vertici del Pd”

Innanzitutto va chiarito con lapalissiana evidenza che non ho mai “dominato” il Partito Democratico (PD), così come Pippo Trimarchi erroneamente afferma nel suo editoriale. Per sua conoscenza, il Pd nella provincia di Messina è guidato dal Segretario provinciale, Nino Bartolotta, che ne condivide le responsabilità politiche con il Presidente dell’Assemblea provinciale, Antonio Saitta. Questi sono i vertici del Pd messinese, e non altri. Entrambi sono espressione di componenti del Pd diverse dalla mia con le quali non sempre ho condiviso linea e scelte politiche, nell’ottica di una normale dialettica di partito.

“D’accordo sui fallimenti del Pd nella provincia di Messina ma dissento sulle responsabilità, non facevo parte dei vertici”

Non ho mai usato i giornali per dichiararlo perché, a differenza di un mal costume diffuso nel PD, ritengo che i panni sporchi si debbano lavare in famiglia. Pertanto, sono pienamente d’accordo con l’Editore di Tempostretto sui diversi e indiscutibili fallimenti del Partito Democratico nella provincia di Messina, ma dissento sulle responsabilità che, inevitabilmente, risiedono nelle scelte dei suoi vertici provinciali di cui io, con ogni evidenza, non facevo parte.

“La mia linea sulle amministrative era diversa: ero contrario a un’alleanza schiacciata a sinistra”

Nelle ultime elezioni amministrative, ad esempio, ha prevalso una scelta diversa da quella che secondo me sarebbe stata vincente. Quando il dott. Trimarchi attribuisce responsabilità politiche su chi ha vinto e chi ha perso le elezioni all’interno del PD, non si accorge o non ricorda bene il risultato elettorale: chi ha “perso di schianto le elezioni amministrative”, per usare una sua espressione, è stato chi ha voluto un’alleanza tutta schiacciata a sinistra, diversa dalla coalizione larga, sulla scia dell’esperienza di governo nazionale, che invece il sottoscritto auspicava.

A questo proposito ricordo chi affermava quanto sarebbe stata utile un’alleanza siffatta sostenendo l’importanza del valore aggiunto che avrebbe potuto rappresentare per la coalizione del centro-sinistra l’11% ottenuto dalle liste che nelle elezioni del 2018 avevano sostenuto Renato Accorinti. Io ero molto scettico e i risultati mi hanno dato ampiamente ragione. Di quei consensi, infatti, forse l’1% è rimasto nella coalizione a sostegno di Franco De Domenico. Un indiscutibile fallimento di cui sono responsabili i sopra menzionati vertici del PD e non, certamente, il sottoscritto.

“Il successo delle liste e il disimpegno della Federazione provinciale del Pd”

Il vero successo, invece, sono state le due liste espressione del Partito Democratico – “PD” e “De Domenico Sindaco” – che insieme hanno ottenuto quasi il 16% dei voti, percentuale superiore a quella raggiunta dalle tre liste espressione del PD nelle precedenti elezioni amministrative. Ha ragione il dott. Trimarchi quando afferma che la composizione delle liste è stata in massima parte decisa da me e dall’On. Franco De Domenico. Tuttavia, omette di affermare – ma forse nessuno glielo ha detto e sarebbe bene che si informasse meglio la prossima volta per evitare gaffe – che ciò è accaduto per il totale disimpegno delle altre componenti della Federazione provinciale del PD di Messina che sono state capaci di proporre solo il 20% dei candidati nelle due liste (i quali, tra l’altro, hanno ottenuto a loro favore solo il 25% circa dei voti).

Ciò detto, naturalmente, è evidente che ho comunque sostenuto lealmente la candidatura di Franco De Domenico, pur non condividendo la linea politica della complessiva proposta elettorale. L’ho fatto spinto ovviamente dai rapporti personali che da anni mi legano a De Domenico, ma soprattutto nel pieno rispetto delle indicazioni pervenute dai vertici nazionali e regionali, secondo i quali – stando tra l’altro ad alcuni sondaggi a loro disposizione – il nome di Franco De Domenico, insieme al mio, era quello più competitivo rispetto a tutti gli altri papabili candidati.

Per dare elementi di fatto – strumentali – alle sue teoriche argomentazioni, poi, l’Editore di Tempostretto menziona la scelta di una candidata eletta nella lista “De Domenico Sindaco” che nel giorno dell’insediamento ha scelto di accasarsi con Cateno De Luca. Vorrei ricordare al dott. Trimarchi che può succedere, così come era successo nelle elezioni amministrative del 2018 al più votato nella lista “Saitta Sindaco”, Antonino Summa, transitato anch’esso alla corte del neo-eletto Sindaco De Luca. La differenza tra i due casi è che mentre la lista “Saitta Sindaco” non ha raggiunto il 5% e, quindi, non ha eletto alcun consigliere comunale, quella di “De Domenico Sindaco” è andata molto meglio, superando l’8% ed eleggendo due consiglieri comunali.

“Io coerente con una visione liberale e riformista”

L’editore di Tempostretto, poi, parla di mie “pulsioni politiche verso il centrodestra, già emerse nel corso delle amministrative” che sarebbero ‘tornate a galla’ dopo la mancata candidatura alle politiche. Vorrei rasserenare il dott. Trimarchi sul fatto che le mie idee e le mie scelte non sono frutto di pulsioni, ma di una visione della politica e della società dalla quale si può anche dissentire, ma verso la quale ritengo si debba nutrire il dovuto rispetto, così come lo si deve riservare a qualsiasi pensiero diverso dal proprio. Le varrà difficile forse comprenderlo, ma io ho un pensiero che guida le mie scelte in politica, a differenza di altri che eseguono acriticamente ordini o si vendono l’anima per bieco opportunismo e/o necessità.

Sono uno scienziato sociale liberale e riformista il cui pensiero è frutto dell’insegnamento ricevuto dai miei maestri, maturato dallo studio tra i banchi delle università di mezzo mondo e rafforzato dalle ricerche che ho svolto negli ultimi 30 anni. Come tale, in politica, da sinistra guardo alle forze moderate del centro e del centro-destra per i valori che esprimono, per gli elettori che rappresentano e per le scelte di politica economica che sostengono. Questa stessa posizione, che era propria del Partito Democratico di Matteo Renzi, non ha più casa nel Partito Democratico di Enrico Letta, un leader debole quest’ultimo che ha assecondato una deriva radicale e massimalista per me inattesa e distruttiva. Non è questa un’affermazione vuota, ma un dato di fatto testimoniato dall’esclusione sistematica dalle liste del Partito Democratico di molti parlamentari uscenti di orientamento liberale e riformista e/o dalla loro candidatura in collegi improbabili e senza speranza di successo.

Il dott. Trimarchi afferma, inoltre, che “nessuno degli osservatori ha avuto modo di apprezzare spunti di una sua (mia) battaglia politica contro l’orientamento strategico assunto dal suo (mio) partito” ed anche che “nessuno si è accorto del suo (mio) disagio”.

“Il mio sostegno al Ponte sullo Stretto, avversato da una parte del Pd”

Per quanto riguarda il primo aspetto, mi sorprende come un Editore di un giornale cittadino, che dovrebbe essere un osservatore attento, non si sia accorto o non ricordi di alcune mie prese di posizione che attengono alla “battaglia politica contro l’orientamento strategico” del PD su temi che riguardano il territorio di Messina. Solo per fare un esempio, ne citerò una di queste mie prese di posizione di cui tutta la città è a conoscenza: il Ponte sullo Stretto. Tutti sanno, e anche lei dovrebbe saperlo caro dott. Trimarchi, della mia posizione a sostegno del Ponte sullo Stretto. Tutti sanno anche dell’esistenza di un’ampia area di avversione alla realizzazione dell’infrastruttura all’interno del Partito Democratico guidata da politici come Giuseppe Provenzano (Vice Segretario del PD) e Chiara Braga (parlamentare e responsabile segreteria nazionale PD per l’ambiente). Tuttavia, insieme a diversi colleghi e in modo trasversale ho fatto una battaglia perché in una risoluzione tra gli obiettivi da dare al Governo per l’attuazione del PNRR si votasse la realizzazione di una “infrastruttura stabile per l’attraversamento veloce dello Stretto”, in una parola la realizzazione del Ponte. La risoluzione, in quella parte è stata scritta di mio pugno ed è stata votata a larghissima maggioranza. Oggi essa rappresenta uno degli elementi su cui fondare il finanziamento per la realizzazione dell’opera.

Non voglio dilungarmi su altre iniziative che smentiscono quanto il dott. Trimarchi scrive nel suo editoriale. Tuttavia, per chiarire le sue idee un po’ confuse lo invito a leggere il mio libro, pubblicato quest’anno e scritto in collaborazione con l’On. Beatrice Lorenzin, dal titolo “Investire nella persona. Un progetto politico per il rilancio dell’Italia”. Sono certo che troverà molti spunti per cambiare idea, visto che il messaggio politico che emerge dal volume è quello di una alleanza liberale e riformista contro ogni radicalismo di destra e sinistra. Un’alleanza sostenuta da una visione politica e culturale che purtroppo è stata totalmente disattesa dall’indirizzo sbagliato e perdente che il Segretario Letta ha scelto per il suo partito nelle elezioni nazionali. Per sua informazione, caro dottor Trimarchi, i contenuti del volume sono stati presentati i diversi incontri-dibattito e Feste dell’Unità in giro nel Paese.

Per quanto attiene al secondo aspetto, vorrei dire che “nessuno si è accorto del mio disagio” perché sono stato sempre leale al Partito Democratico anche quando i suoi esponenti di primo piano non sono stati leali con me e soprattutto – cosa ben più grave – con il territorio che ho avuto l’onore di rappresentare. Se da un lato ho cercato di difenderli dagli attacchi che meritavano, dall’altro li incalzavo nell’interesse di Messina e dei messinesi. Cito un episodio che da solo basta e avanza per comprendere il mio disagio e la mia disistima per alcuni esponenti politici del mio ex-partito che farebbero bene a stare lontano da Messina per averla ingannata senza alcuna vergogna, con il colpevole silenzio e talvolta con la inqualificabile complicità di alcuni dei vertici del partito locale.

“L’azione incisiva della ministra Carfagna per il risanamento”

Ho sempre sostenuto, e continuerò a farlo, che il finanziamento per mettere fine all’inciviltà delle baracche nella città di Messina è soprattutto merito di tre deputati messinesi: Navarra, Siracusano e D’Uva. Quando il Senato ha approvato l’emendamento del governo che finanziava con 100 milioni di euro la gestione commissariale del risanamento, ho anche affermato che la Ministra Carfagna in pochi mesi aveva fatto ciò che qualche altro era stato incapace di fare in oltre un anno. Con quell’espressione mi riferivo, senza mai citarlo, al Ministro Provenzano che, tergiversando, evitava di promuovere e sostenere ogni intervento per risanare le aree degradate della città di Messina. Contro le mie continue richieste Provenzano si rifugiava prima dietro, a mio avviso, inconsistenti motivazioni di carattere giuridico e poi dietro presunte mancanze di risorse economiche. Il tutto per ostacolare un intervento sociale sacrosanto per restituire dignità a circa diecimila cittadini messinesi costretti a vivere nel degrado e nell’indigenza più assoluta da diversi decenni. Caduto il Governo Conte II e sostituito il Ministro Provenzano (“Le baracche sono una vergogna nazionale da rimuovere. La strada da seguire non è detto però che sia quella della legge speciale”, aveva sostenuto l’ex ministro Provenzano e come Tempostretto siamo pronti a ospitare la sua versione dei fatti, n.d.r.) , con la Ministra Carfagna, improvvisamente le difficoltà giuridiche sono scomparse, si è trovata la copertura economica e in soli due mesi è stata avviata la gestione commissariale del risanamento.

“Mai tradito gli elettori”

In conclusione, desidero fare un’ultima considerazione a chi afferma in modo del tutto gratuito e senza senso che io avrei tradito gli elettori. Non ho tradito proprio nessuno per la semplice ragione che sono stato eletto nel 2018 per svolgere un mandato nella legislatura che è appena terminata. Tra l’altro, nel collegio dove sono stato candidato il PD ha ottenuto quasi il 40% in più della media dei voti presi negli altri collegi in Sicilia (cioè per ogni elettore del PD che ha votato per me – e tra questi molti erano di fede Renziana che oggi guardano altrove –, c’è stato quasi quasi un altro elettore che ha votato il PD perché ero io il candidato). Una volta eletto, ho svolto quel mandato nel gruppo parlamentare del PD al quale ho garantito sempre lealtà e rispetto (si veda per esempio i rarissimi casi in cui ho votato in dissenso rispetto alle indicazioni di partito).

Ho concluso la mia esperienza ringraziando il Segretario del Partito Democratico che mi ha offerto il posto in lista per l’opportunità ricevuta e tutto il PD per l’esperienza maturata in Parlamento. Tuttavia, ancora una volta diversi esponenti del PD locale non hanno esitato a utilizzare la polemica politica contro il sottoscritto come unico strumento per dare rilevanza alla propria campagna elettorale.

On. Pietro Navarra

Come Tempostretto apprezziamo che l’onorevole Navarra abbia scelto di confrontarsi con la nostra testata e lo rassicuriamo su un aspetto: questo giornale non è stato, non è e non sarà mai “organo di disinformazione di partito”, di nessun partito, né mai proporrà idee confuse o frutto di preconcetti. Al contrario, sarà sempre strumento di confronto e dialettica democratica, nel segno del pluralismo e del dibattito delle idee. Lo stesso vale per chi viene criticato dallo stesso deputato: se i vertici del Pd messinese, o il ministro Provenzano, vorranno esporre le loro ragioni, noi saremo pronti ad accogliere opinioni differenti. Sempre a favore di una pluralità di voci, con un’unica direzione: l’interesse di lettrici e lettori, n.d.r.

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9 commenti

  1. A ogni modo, il PD messinese ne esce a pezzi e gestito da persone EVIDENTEMENTE non all’altezza.
    Del PD qui sono rimaste solo le macerie.

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  2. Dalla descrizione sembra che l’on. Navarra sia stato vittima del partito democratico e non autore di primo piano. Leggo esterrefatto la dichiarazione che lo stesso non essendo nè segretario provinciale nè presidente di direzione non rappresentasse la classe dirigente dello stesso quando il medesimo, essendo deputato, era un componente di diritto di tutti gli organi. Lasciare la comunità politica di cui si faceva parte 24 ore prima della scadenza di presentazione delle liste per le regionali è sicuramente un gesto che chi ha memoria non scorderà facilmente. Auguri per il nuovo lido elettorale.

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  3. Veramente, dalle dichiarazioni più o meno esplicite dei vertici del Pd messinese non emerge tutta questa persecuzione che il nostro ex deputato lamenta in questa sua difesa di ufficio, ma piuttosto un esterrefatto stupore per questa sua repentina, fulminea e spietata mossa del cavallo. La sua empatia renziana è un’ulteriore aggravante nei confronti di chi crede di votare centrosinistra.

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  4. Da lettrice, la sua difesa mi lascia esterefatta. Si poteva risparmiare di consigliare al “nostro” editore di leggere il suo libro… Lei dice di non avere tradito i suoi elettori. Però, quando si abbandona qualcosa o qualcuno nel momento di difficoltà, ecco che lì si rivela veramente l’appartenenza, l’amore verso quel qualcosa e quel qualcuno.. Più che rispondere a una riflessione giusta, facendola passare per sbagliata, avrebbe fatto meglio a fare un passo indietro perché nell’articolo che l’ha urtata le parole usate erano non fraintendibili, men che mai fuorvianti, a differenza delle sue che non mi sono piaciute. Specie quando fa passare un articolo di informazione per disinformazione ….. Mi sa che deve leggere lei chi è Tempostretto, che non è “variabile” quando scrive ma sereno. Cosa che non traspare quando scrive lei.

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  5. Navarra ridammi indietro il voto che ti ho dato l’ultima volta. Preferire poi Schifani alla Chinnici…..

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  6. Contiunua a raccontare BARZELLETTE, che vergogna,,,,,,,io non riesco a capire: perché non si e candidato con RENZI ?????? Forse perche veramente di voti ne avrà pochini o no…..che squallore.

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  7. Ma perché tutta questa vetrina a un personaggio che si definisce con i suoi comportamenti e non con le chiacchiere da salotto intavolate su questa testata?
    Censurate anche questa…

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  8. Navarra ha tradito il voto degli elettori. Se si fosse comportato come Bartolotta e Saitta, il Pd sarebbe stato il primo partito in tutta la provincia.

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  9. Libro scritto con la Lorenzin…..ottimo esempio……
    Una guida per il futuro.
    Dall’esperienza politica …si poteva tornare a lavorare con impegno e serietà, abbandonando quella che era stata un’esperienza utile e interessante, ma certo non saltando il fosso……….,
    Il silenzio è oro.

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