cronaca

Omicidio Alfano, Procura di Messina insiste: non ci sono nuove piste

MESSINA – Sembrava aver trovato una “apertura”, il nuovo approfondimento tentato dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina sull’omicidio di Beppe Alfano. Invece le dichiarazioni dei nuovi collaboranti non hanno trovato ulteriori riscontri. Così oggi al procuratore aggiunto Vito Di Giorgio non è rimasto altro che tornare a chiedere l’archiviazione dell’ennesimo spunto investigativo sul delitto del giornalista di Barcellona Pozzo di Gotto. Il giudice per le indagini preliminari Claudia Misale si è riservata la decisione, che potrebbe arrivare tra qualche settimana.

In questo fascicolo c’era un indagato, il pregiudicato Stefano “Stefanino” Genovese, difeso dall’avvocato Diego Lanza, il cui presunto coinvolgimento è venuto fuori negli anni recenti, caratterizzati dalle dichiarazioni dell’ex boss pentito Carmelo D’Amico e dal “geometra” Biagio Grasso. Grasso in particolare ha raccontato di aver raccolto le confidenze di quello che ad oggi è l’unico condannato come esecutore del delitto, il camionista Antonino Merlino, che si sarebbe discolpato. A chiedere la riapertura dell’inchiesta è stata la famiglia Alfano, storicamente assistita dall’avvocato Fabio Repici.

Quando i magistrati messinesi hanno chiesto riscontro a Merlino stesso, però, lui si è chiuso in un silenzio che lascia molti dubbi ma nessuno spazio ad un fascicolo penale che ha grosse possibilità di offrire ulteriori spunti concreti: “Ringrazio per la vostra presenza a livello umano, voglio solo dire che sono un carcerato innocente ma, sul resto, come anticipato e come consentitomi dalle norme vigenti, chiedo di poter non rispondere. Per favore, non mettetemi in difficoltà”‘.

Insieme a Merlino, è stato condannato per il delitto, come mandante, il boss Giuseppe Gullotti. Condanna definitiva, dopo il no alla richiesta di revisione del processo da parte della Corte d’Appello di Reggio Calabria avanzata dal suo difensore, l’avvocato Tommaso Autru Ryolo.