Nomi e condanne richieste al processo sulle truffe agricole dei Nebrodi. Il blitz nel febbraio 2024
49 condanne, 4 assoluzioni (altre parziali) e 5 sanzioni pecuniarie. Sono queste le richieste che la Direzione distrettuale antimafia di Messina avanza alla fine del processo Nebrodi 2 su una lunga serie di truffe in agricoltura. I pubblici ministeri Francesco Massara e Marco Accolla hanno ripercorso in una corposa memoria depositata – oltre 200 pagine – la genesi dell’inchiesta e i perché delle loro richieste. Il processo, secondo i magistrati, ha confermato le ipotesi accusatorie che avevano portato allo storico blitz del 6 febbraio 2024. Il tribunale di Patti (presidente Monica Marino) ha fissato le udienze successive per dare la parola ai difensori e alle parti civili poi, se il calendario sarà rispettato, a metà luglio entrerà in camera di consiglio per uscirne con la sentenza.
Processo Nebrodi 2, nomi e condanne richieste

Ecco le richieste che l’accusa ha sollecitato al Tribunale di Patti per i 58 imputati. Dove non diversamente indicato, si intendono residenti a Tortorici, 15 anni per Giuseppe Bontempo e Salvatore Parlagreco; 22 anni per Carmelo Bontempo Scavo, Sebastiano Galati Giordano (Adrano); 6 anni per: Rosario Bontempo Scavo, Gaetano Faranda, Sebastiano Craxi, Salvatore Gulino (Caltagirone), Antonino Maurizio Liuzzo Scorpo, Salvatore Antonino Basile Gigante, Saverio Marcinnò (Caltagirone); 23 anni per Salvatore Bontempo Scavo, inteso “avvocato”; 25 anni per Sebastiano Bontempo Scavo “piricoco”, 24 anni per Sebastiano Bontempo Scavo “spacchiusu”. Ancora: 7 anni per Davide Brugaletta (Romania) e Alfio Pillera, (Randazzo); 6 anni e mezzo per Antonina Merilin Calà Lesina (Messina); 16 anni e 8 mesi per Antonino Calabrese (San Fratello) e Salvatore Giglia; 20 anni per Alfio Cammareri (Frazzanò) e Carmelo Galati Massaro (Biancavilla); 18 anni per Paolo Cancelliere (Alcara Li Fusi), Signorino Conti Taguali (Biancavilla) e Vincenzo Galati Giordano “Lupin”. L’Accusa ha sollecitato poi le condanne: 12 anni per Cesare Costanzo Zammataro (Centuripe); 3 anni per: Giuseppe Costanzo Zammataro (classe 1989) Renis Haka, Giuseppa Messina, (Monterosso Almo), Antonino Puliafito (Tripi), Giuseppe Silvestro (Tripi). 4 anni per Rosario Attilio Lucio Crascì, Filippo Nicholas Faranda, Salvatore Giallanza (Caltagirone), Daniele Monastra Ciarello (Caltagirone). 6 anni e 10 mesi per Maria Destro Mignino, 6 anni e 8 mesi per Salvatore Aurelio Faranda, 11 anni per Daniele Antonino Faranda (Caltagirone), 9 anni per Giuseppe Massimo Faranda, 7 anni e mezzo per Giuseppe Furnari (Montalbano Elicona), 3 anni e 8 mesi per Placido Galvagno (Biancavilla), 5 anni e 4 mesi per Luisa Germanà; 14 anni per Rosario Iuculano e Basilio Lionetto (Capri Leone). 4 anni e mezzo per Marika Messina (Lentini), Andrea Pizzino (Sant’Agata Militello); 4 anni e 4 mesi per Francesco Princiotta; 5 anni per Carmela Puglisi e Carmelino Zingales (Rocca di Capri Leone).
Truffe agricole, chi non c’entra

Per le società agricole Rinascita società cooperativa agricola di Tortorici, Società agricola Tirrenia di Caltagirone, Le Colline società agricola semplice di Tortorici, Campi Verdi società agricola di Tortorici, Agribovini società agricola di Caltagirone la Procura di Messina invoca sanzioni da 150 mila e 240 mila euro. Ma ci sono anche cinque imputati che il dibattimento ha dimostrato essere estranei agli episodi contestati, secondo l’accusa, che ne ha sollecitato l’assoluzione per non aver commesso il fatto: Giuseppe Bontempo Scavo, Giuseppe Costanzo Zammataro “pitrinu”, Leone Faranda (Messina), Carmelo Vitale (Castel di Iudica), Nunzio Zaiti (Alcara Li Fusi).
Nebrodi 2, il clan controlla anche l’acqua e i titoli Agea tossici
Il blitz di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza con 23 arresti risale al 6 febbraio 2024. La Dda di Messina chiese ed ottenne anche il sequestro di oltre 300 titoli Agea, definiti dagli investigatori titoli tossici perché frutto delle truffe all’Agea e commercializzati più volte. L’inchiesta segue il maxi blitz del 2020 e ricostruisce gli affari più recenti del clan, dalle estorsioni sugli esercizi commerciali della zona al controllo dell’acqua per i terreni agricoli, grazie anche alle rivelazioni del pentito barcellonese Salvatore Micale.
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