Assemblea cittadina del partito di Casini per tirare le somme di questi due anni di amministrazione e programmare le linee guida dell’imminente futuro
La temperatura nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, che ha ospitato questo sabato mattina l’assemblea programmatica dell’Udc – voluta dal senatore Gianpiero D’Alia e dal deputato Pippo Naro, entrambi presenti – , era rovente. Cause principali: il cattivo funzionamento dell’impianto di condizionamento ed alcuni temi di attualità particolarmente scottanti, destinati ad infuocare anche il dibattito in aula consiliare.
A 26 mesi dall’insediamento dell’amministrazione Buzzanca, il partito di Casini – che fa parte della coalizione di maggioranza a Palazzo Zanca insieme al Pdl e all’Mpa, quest’ultimo in rotta di collisione con il sindaco – si è ritrovato in un’assemblea pubblica per tirare le somme di questi due anni di governo, ma anche per guardare al futuro, sia nel rapporto con la città che con l’attuale giunta.
Ad introdurre i lavori è il puntualissimo deputato nazionale Pippo Naro, che ha riassunto in 4 punti il perché dell’incontro in questa calda ed afosa giornata di fine luglio, storica, ma non certo per l’assemblea dell’Udc quanto per l’attesissimo concerto di Ligabue che si terrà al San Filippo: fare il punto sulla situazione di Messina ; chiarire il rapporto dell’Udc con la città e l’attuale amministrazione; discutere sul futuro del partito; presentare l’intera classe dirigente.
Concluso l’intervento di Naro, la parola e è passata al deputato regionale, ex vice-sindaco, recentemente sostituito dall’assessore al patrimonio Franco Mondello, ed ex assessore alla cultura, Giovanni Ardizzone, che sul ruolo dell’Udc subito puntualizza: “ Non accetto la definizione spesso attribuitaci dalla stampa di partito ambiguo; siamo un gruppo con una forte identità , che facciamo valere all’interno della coalizione, così com’è giusto che sia”.
E’lo stesso Ardizzone a presentare la scaletta degli interventi, tassativamente scanditi – almeno nelle intenzioni iniziali – da una clessidra di un minuto capovolta cinque volte per ogni intervento programmato.
I capigruppo Mario Rizzo (corrente Naro) e Bruno Cilento (Centro con d’Alia) avviano i lavori. Rizzo fa un breve excursus sull’attività svolta dal partito in questi due anni ed invoca soluzioni sia per “l’universo delle partecipate, che andrebbe modificato” sia per una questione che sta particolarmente a cuore ai residenti dei villaggi nord della città: il pedaggio autostradale di Villafranca, ricordando di essere stato promotore di un’interrogazione al sindaco che chiedeva l’abolizione del pedaggio solo per i residenti, con la concessione di un telepass gratuito.
A Cilento, il primo ma non l’unico a sforare i 5 minuti concessi, tocca il solito ruolo di pacificatore perché non sia mai che da fuori vengano percepite fratture all’interno del partito o della colazione di maggioranza. La prima sviolinata cilentiana è al collega Mario Rizzo, “da cui mi sento rappresentato pienamente” ha detto l’esponente de “Il Centro con D’Alia”. Noi siamo un unico partito e c’è piena sintonia”. Quanto al rapporto con l’amministrazione, riprende il filo di Ardizzone ed afferma: “ Non abbiamo un ruolo ambiguo con Buzzanca ; non abbiamo mai fatto ostruzionismo, ma a volte dobbiamo essere critici perché in assenza del Pd , un partito che non esiste, ci tocca fare anche da opposizione”.
Ma se Cilento ha provato a scaricare i problemi di questa consiliatura taragata Buzzanca sul centro –sinistra, oggettivamente a volte inconsistente, ci hanno pensato i presidenti della commissioni consiliari ad aprire il fuoco contro l’attuale amministrazione, su questioni di grande interesse per la città: le politiche territoriali e la situazione economico-finanziaria dell’Ente.
Perché se sulla cultura e sullo sport, come sottolineato del presidente della relativa Commissione Tanino Caliò, le note positive non mancano , anche grazie all’opera di Ardizzone, sulle casse del Comune e sulle opere urbanistiche c’è poco da scherzare. Ne sono convinti il presidente della Commissione urbanistica Mimmo Guerrera ed il presidente della Commissione sulle Politiche finanziarie Giuseppe Melazzo.
Guerrera si concentra soprattutto sul Prg, adottato nel 1998 ed approvato nel 2002, e ricorda che ”il Piano regolatore generale è stato inizialmente dimensionato per un incremento demografico fino a 270 mila abitanti e senza aver eseguito un censimento degli abusi edilizi, ma poi appesantito da osservazioni ed emendamenti con una previsione di aumento demografico stimabile in 350 mila abitanti”. Quanto alle linee guida del nuovo Prg proposte dall’assessore all’urbanistica Pippo Corvaia dice: “Ci sono solo buoni proposti che non tengono conto però della realizzazione del Ponte sullo stretto, del Piau e di tutte le atre opere che ha in cantiere l’attuale amministrazione comunale, che se realizzate stravolgeranno l’assetto e l’aspetto della città, con ripercussioni devastanti sulla situazione idro-geologica di Messina ”.
Non meno allarmato l’intervento del presidente della Commissione bilancio Melazzo , che come ha già fatto anche in Consiglio comunale, è tornato ad esprimere forti perplessità sui debiti fuori bilancio presentati da questa amministrazione e sulle responsabilità che dovrà assumersi il Civico Consesso, ma anche sulle criticità evidenti del bilancio consuntivo 2009 e del bilancio previsionale, che dovranno presto arrivare in aula. Le criticità di cui parla Melazzo hanno un nome ed un cognome: società partecipate, aziende speciali, residui attivi perenti e prodotti derivati . “Questo Comune- ha detto Melazzo – dovrebbe dichiarare dissesto finanziario. Lo dicono i conti e non perché i soldi non ci siano ma perché il rapporto perverso con le partecipate ed i debiti accumulati in questi anni rischiano di far sprofondare nel baratro l’ente”.
Debiti fuori bilancio, consuntivo e previsionale sono il futuro immediato di questa amministrazione, con la discussione già aperta e piena di contraddizioni – proprio dell’Udc, che prima li vota e poi ne chiede la revoca – sui debiti e quella che si aprirà a breve sui documenti economico-finanziari.
Ascoltata la disamina di Melazzo, né i debiti né i bilanci andrebbero approvati. D’Alia applaude, ma la resa dei conti è dietro l’angolo e saranno i fatti ed i numeri a dire se l’Udc è un partito ambiguo o coerente.
