Protesta all’ospedale di Polistena. “Giallo” e scambio d’accuse sull’arrivo di medici cubani - Tempostretto

Protesta all’ospedale di Polistena. “Giallo” e scambio d’accuse sull’arrivo di medici cubani

mario meliado

Protesta all’ospedale di Polistena. “Giallo” e scambio d’accuse sull’arrivo di medici cubani

venerdì 01 Luglio 2022 - 17:00

Questa mattina la manifestazione del movimento “Noi no!” davanti al nosocomio territoriale, presenti cittadini e vari amministratori della Tirrenica reggina

POLISTENA – Alcune decine di persone, tra cittadini e amministratori di vari centri della Tirrenica reggina, hanno manifestato per una Sanità più decente nella Piana di Gioia Tauro, questa mattina, davanti all’ospedale “Santa Maria degli Ungheresi” di Polistena.

Il movimento Noi no! torna a pungere per una Sanità migliore

Un momento della protesta all'ospedale di Polistena (1.7.2022)

Si tratta di un nuovo atto della serie d’iniziative del movimento “Noi no!”, nato proprio per provare a smuovere la situazione rispetto alle enormi difficoltà in cui si trova l’ospedale territoriale polistenese ma, attenzione, soprattutto l’intera cittadinanza della Tirrenica reggina che proprio a Polistena – in attesa del famigerato Ospedale unico della Piana – trova in atto l’unica risposta, in atto assolutamente inadeguata, alle proprie domande di prestazioni sanitarie.

Serrata: neanche un medico di base operativo…

Il sindaco di Serrata Angelo D'Angelis
Il sindaco di Serrata, Angelo D’Angelis

Fra i vari primi cittadini intervenuti ovviamente il “padrone di casa”, il sindaco di Polistena Michele Tripodi, e i colleghi Aldo Alessio (Gioia Tauro), Angelo D’Angelis (Serrata), Alessandro De Marzo (Anoia), Francesco Nicolaci (Melicucco). E gli amministratori, anche dialogando coi media, hanno evidenziato le maggiori criticità, dal Pronto soccorso al “118” che viaggia con pochissimi mezzi e senza medici a bordo. Solo per citarne una paradossale, nella pur piccola Serrata non è operativo neppure un medico di base: come fanno gli abitanti di un piccolo centro interno a non riversarsi tutti sull’ospedalità territoriale, in condizioni simili?

Sviscerate pure le possibili contromisure. «Urge avere un’adeguata capacità di programmare, ma anche le giuste capacità economiche – ha fatto notare, ad esempio, Alessio –. Importante anche attrezzarsi diversamente sotto il profilo logistico, visto che i pazienti soffrono gravi problemi pure di viabilità quando devono spostarsi nei centri di cura più opportuni e che, comunque, il Gom non può in ogni caso assorbire le esigenze di salute dell’intero territorio metropolitano».

L’Asp e il “giallo”-farsa dei medici cubani

La bandiera di Cuba
La bandiera di Cuba piazzata all’ingresso dell’ospedale

Proprio Tripodi, oltre al gonfalone del Comune polistenese, ha fatto trovare ai manifestanti anche un bandierone di Cuba. Che non richiamava però l’appartenenza politica comunista dello stesso Tripodi, ma l’indiscrezione – che da giorni circolava con insistenza in vari ambienti della Sanità calabrese – secondo la quale tra i 70 e i 90 medici sarebbero giunti dal Paese caraibico e da altri Paesi stranieri per operare nel Reggino, come già accaduto in epoca di pandemia non solo qui, ma in tanti angoli del Paese.

Le stesse fonti avrebbero informalmente reso noto agli amministratori pianigiani che 25  di questi sanitari sarebbero stati assegnati al “Santa Maria degli Ungheresi”, particolarmente sguarnito in termini d’organico.

Il sindaco di Polistena Michele Tripodi
La “diretta” Fb del sindaco di Polistena Michele Tripodi

Un’ipotesi alla quale lo stesso Tripodi ha certamente tributato grande consistenza, considerato l’iconico dispiegamento del vessillo dell’isola castrista e l’esplicita, enfatica menzione nel corso di una diretta Facebook giusto al termine dell’iniziativa di questa mattina (che nelle sue fasi conclusive ha visto una delegazione incontrare il responsabile del nosocomio Francesco Nasso e il rinnovato appuntamento del movimento “Noi no!” fissato per martedì 12 luglio).

Fake news …o improvvisazione dell’Asp?

La singolarità di tutto questo è che un paio d’ore dopo l’ufficio stampa della Regione ha diramato una nota del neocommissario dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria Lucia Di Furia, pronta ad affermare che «la notizia, riportata da alcune testate, secondo la quale 84 medici cubani starebbero per arrivare in alcuni ospedali di Reggio Calabria è destituita d’ogni fondamento. In queste settimane – ha precisato la manager dell’Asp reggina – è stata fatta una semplice ricognizione dei fabbisogni del personale medico e sanitario, anche in considerazione delle carenze in organico, ma nulla di più. Dispiace se qualche dirigente o dipendente dell’Asp, non comprendendo evidentemente bene la ratio di ciò che stiamo facendo, ha diffuso fake news».

Gli amministratori pianigiani al termine della protesta

Immediata l’ “inevitabile” piccata replica di Michele Tripodi, che ha sottolineato d’aver letto «con grande stupore e costernazione» la smentita operata dalla Di Furia. Ma non si trattava certo di fake news campate in aria, è il senso ultimo delle dichiarazioni dell’amministratore polistenese: la notizia, vien precisato, è stata fornita «ai sindaci, cittadini e giornalisti presenti durante l’incontro avvenuto presso la Direzione sanitaria dell’ospedale con particolari tecnici, operativi e organizzativi».

E allora il primo cittadino mette i puntini sulle “i”: «Mai era successo che a distanza di poco tempo un commissario dell’Asp apostrofasse per fake una notizia che avevamo salutato tutti come una buona notizia». Di qui, la richiesta di una possibile indagine interna allo stesso Presidente della Regione (e commissario governativo alla Sanità) Roberto Occhiuto, per comprendere cosa sia accaduto veramente: «Non si possono prendere in giro amministratori locali, sindaci, cittadini, associazioni, organi di stampa su questioni che riguardano la salute e la pelle delle persone».

E lo sgomento cresce visto che, al di là di questa smentita, in simultanea è giunta pure la gravissima notizia del«blocco dei ricoveri al reparto di Rianimazione» al “Santa Maria degli Ungheresi”. Amministratori della Tirrenica reggina e cittadinanza ne rivendicano la riattivazione immediata.

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