Politica

Reddito di cittadinanza, 4 mila senza a Messina. Allarme della Cgil

MESSINA – Con lo stop al reddito di cittadinanza torna l’allarme povertà, in particolare nelle città del sud. Quasi 4 mila sospensioni del reddito di cittadinanza a Messina da questo mese di agosto, a dicembre 2023 terminerà per tutti e serve il rafforzamento immediato dei servizi territoriali.

Il disagio sociale rischia di esplodere

E’ l’analisi della Cgil Messina che lancia l’allarme su un disagio sociale che rischia di esplodere anche nel territorio messinese. In 3.937 nella provincia di Messina – fa presente la Cgil Messina – hanno ricevuto l’sms dell’Inps con il quale venivano informati che non avrebbero più percepito il reddito di cittadinanza da agosto. Persone tra i 18 ed i 59 anni, che non hanno un componente minore, disabile o over 60 all’interno del nucleo familiare e che nonostante le condizioni di fragilità e povertà assoluta sono considerate occupabili, e quindi non meritevoli di un sussidio.

Colpevolizzare i poveri

“Se non distinguiamo le politiche di contrasto alla povertà dalle politiche per il lavoro – dichiarano il segretario generale della Cgil Messina Pietro Patti e la segretaria confederale con delega al welfare Stefania Radici – rischiamo di colpevolizzare i poveri e punirli per la loro condizione di disagio. Ci sono tanti lavoratori poveri, precari e part-time che rischiano di essere esclusi da ogni forma di sostegno e presa in carico. Ci sono tanti ultra-cinquantenni espulsi dal mercato del lavoro, che faticano a
rientrarci. Ci sono tante persone tra i 19 ed i 59 anni, con bisogni sociali, sanitari o educativi a cui non basta un semplice corso di formazione per trovare lavoro e uscire dal tunnel della povertà”.

24 mila famiglie supportate dal Rdc

A Messina – prosegue l’analisi della Cgil Messina – i nuclei familiari che al 31 dicembre 2022 percepivano il reddito di cittadinanza erano 24.445, per un totale di 53.258 persone. Non si può privare queste persone di un sussidio di dignità, senza che si potenzi la rete dei servizi territoriali, dai servizi sociali ai servizi per il lavoro, in grado di prenderli in carico ed accompagnarli verso percorsi di autonomia. Né si può pensare che i servizi sociali o i centri per l’impiego facciano miracoli in un contesto segnato da desertificazione
produttiva e mancanza di opportunità lavorative. Il sindacato, a poche ore dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni del reddito di cittadinanza, punta i riflettori sulla gestione di questo disagio sociale e su chi è chiamato ad affrontarlo in prima persona in una realtà dove i servizi territoriali sono allo stremo con poco personale e precario.

L’anno zero dei servizi sociali

“Gli assistenti sociali operanti nei comuni degli 8 Distretti socio-sanitari della provincia di Messina – evidenziano i segretari della Cgil Messina Patti e Radici con il segretario generale della Fp-Cgil Francesco Fucile – sono pochi e insufficienti a far fronte alla mole di lavoro che viene scaricata su di loro. Per assicurare i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, introdotti dalla Legge di Bilancio 2022, servirebbero almeno 120 assistenti sociali, invece i dipendenti a tempo indeterminato non sono neanche la metà”. “Servirebbe – aggiungono – stabilizzare gli attuali assistenti sociali a tempo determinato e potenziare l’organico con nuove assunzioni, a partire da coloro che operano con collaborazioni di vario tipo, con le risorse a disposizione a valere sul Fondo Povertà. Anche i Centri per l’Impiego vanno rafforzati a partire dall’immediata presa in servizio dei vincitori del concorso regionale, che sono in attesa da oltre un anno”. Si scarica sui Comuni la risposta ai bisogni senza dotarli dei mezzi necessari, questa la denuncia lanciata dalla Cgil insieme alla considerazione che il risultato sarà la creazione di nuove sacche di povertà e disagio sociale pronte a esplodere in un territorio già
caratterizzato da alti tassi di disoccupazione e precarietà.