Anche il gasolio subirà un aumento.
Per un pieno di benzina di un’auto di media cilindrata, dunque, ci vogliono adesso quasi 66 euro, una cifra che mette in allarme i consumatori: secondo il Codacons l’isterismo dei listini solo in parte è giustificabile con i rincari avvenuti nelle quotazioni internazionali del petrolio, e allo stato attuale determina un maggior esborso pari a 3,3 euro per un pieno di benzina e a 3,15 euro per un pieno di gasolio.
I nuovi rincari di verde e gasolio testimoniano come, ancora una volta, si presenti l’odioso fenomeno della doppia velocità dei prezzi alla pompa: il prezzo dei carburanti sale quando il costo del greggio è in salita, al contrario è immobile quando il petrolio cala di prezzo. Sul prezzo finale dei carburanti gravano anche, per oltre il 50%, le tasse, accise e Iva.
L’ondata di rincari per la benzina, che torna, quindi, sopra quota 1,3 euro al litro. Gli aumenti, determinati dalla galoppata del petrolio che ha superato per la prima volta in un anno gli 80 dollari, innescano le proteste dei consumatori. Ma l’Unione petrolifera risponde: gli incrementi sul mercato internazionale dei carburanti sono superiori a quelli industriali e, in molti casi, anche a quelli in vigore sulle strade.
L’Adoc chiede con vigore il taglio di 20 centesimi dai prezzi, «10 dalle tasse e 10 dal prezzo del prodotto industriale ad opera dei petrolieri».
