Ultimo sbarco: cinque scafisti inchiodati dalle testimonianze dei migranti (FOTO) - Tempo Stretto - Ultime notizie da Messina e Reggio Calabria

Ultimo sbarco: cinque scafisti inchiodati dalle testimonianze dei migranti (FOTO)

Veronica Crocitti

Ultimo sbarco: cinque scafisti inchiodati dalle testimonianze dei migranti (FOTO)

martedì 02 Febbraio 2016 - 12:22
Ultimo sbarco: cinque scafisti inchiodati dalle testimonianze dei migranti (FOTO)

Per tutta la giornata di ieri, i migranti sono stati soccorsi ed ascoltati a lungo dagli investigatori della Squadra Mobile che hanno velocemente chiuso il cerchio sugli scafisti.

Sono in tutto cinque gli scafisti individuati ed arrestati poiché accusati di aver trasportato, su gommoni di fortuna, i quasi 400 migranti sbarcati ieri mattina al Molo Marconi. Si tratta di Boubakar Camara, 22 anni del Gambia, Jim Camara, 21 anni del Gambia, Tjian Bah, 27 anni del Gambia, Souleman Fatty, 17 anni del Gambia, e Ibrahim Yankine, 26 anni Burkina Faso.

Tutti i profughi erano stati salvati in tre distinte operazioni della Guardia Costiera e di una nave tedesca. Li avevano salvati nel bel mezzo del Canale di Sicilia, all’alba di domenica, su gommoni alla deriva. E poi li avevano fatti salire sulla nave Dattilo in direzione Messina.

Per tutta la giornata di ieri, i migranti sono stati soccorsi ed ascoltati a lungo dagli investigatori della Squadra Mobile. Hanno raccontato di provenire tutti dal continente africano, principalmente da Gambia, Senegal, Mali, Ciad e Camerun. Ognuno di loro ha narrato agli investigatori la propria storia fatta di viaggi durati anni prima di raggiungere la costa libica ed imbarcarsi alla cieca verso l’Europa.

Ecco la testimonianza di un ragazzo del Senegal: “Il 14 aprile 2015 partivo dal mio paese per recarmi in Libia, dove avevo intenzione di imbarcarmi per raggiungere l’Italia. Arrivavo in Libia il 15 settembre. Qui venivo imprigionato da una banda di criminali che per liberarmi volevano del danaro che io non avevo. Dopo dieci giorni mi liberavano e grazie ad un mio amico che mi prestava dei soldi, riuscivo a giungere a Tripoli con un taxi. Il mio amico mi prestava poi anche dei soldi per il viaggio in barca. Tra quelli che avevo io e quelli che mi prestava il mio amico, pagavo in tutto 700 dinari libici. Il mio amico mi forniva anche un contatto con una persona del Mali, che mi faceva portare in un capannone dove vi erano altre persone, più di duecento. Rimanevo qui tre mesi circa…dal capannone non potevo uscire perché altrimenti mi arrestavano… Una settimana fa circa, ci caricavano su un camion frigo, eravamo 86 persone. Ci portavano quindi chiusi nel container fino ad una spiaggia. A piedi ci portavano dopo dodici chilometri vicino ad un'altra spiaggia, dove c’erano tante altre persone in attesa. Qui restavamo otto giorni, venivamo caricati poi il 30 gennaio, di notte su un gommone in 136…quando sono salito sul gommone, alla guida c’era un uomo di colore che potevo vedere durante tutto il viaggio. Ha guidato sempre lui e poi c’era un’altra persona che lo aiutava, che aveva una bussola ed un telefono. E’ stato quest’ultimo che con il telefono chiamava i soccorsi…quando sono giunti i soccorsi quest’uomo gettava la bussola ed il telefono in mare… Inoltre sia lui che quello che guidava si spostavano dai loro posti, mischiandosi a tutti noi per non farsi individuare…quando ci imbarcavamo non ci davano né salvagente né da mangiare o da bere, salvo alcuni che lo compravano pagando….

Il suo racconto, così come quello degli altri migranti, ha così reso possibile alla Squadra Mobile di Messina ed ai militari della Guardia Costiera di individuare ed arrestare i cinque scafisti. Sono stati tutti portati a Gazzi con l’accusa di immigrazione clandestina. (Veronica Crocitti)

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